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Scrittura Creativa, Tutorial [05] – Verbi e sostantivi, tempo, ritmo e aggettivi.
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Dagli strumenti del mestiere, alla Trama narrativa

Ti chiedo: sei uno scrittore? O vuoi essere uno scrittore? Oppure studi per diventare uno scrittore?
Ma studi, leggi o impari? Oppure apprendi?
Speri che un tutorial di scrittura creativa ti possa insegnare a essere uno scrittore? Oppure stai solo cercando qualche informazione per approfondire la materia?
Qualsiasi cosa tu stia facendo qui sopra, stai pur certo che non farà di te uno scrittore. E siccome a nessuno piace perdere tempo (non è forse così?), allora voglio che tu faccia una cosa per me.
Voglio che al termine di questo quinto tutorial di scrittura creativa, tu scriva qualcosa.

Perché se scrivi, diventi uno scrittore. Se leggi, allora diventi un lettore. Se studi, diventi uno studente.
E se impari, beh … diventi erudito.
Potresti obiettare che un po’ di teoria fa sempre bene, e io sono d’accordo con te. La teoria aiuta e, diciamocela tutta, anche leggere aiuta.
Ma tra l’essere aiutati a diventare scrittori e diventare scrittori, c’è una bella differenza.
So bene che ti sei accorto che sto solo giocando con le parole. Ma giocare con le parole è ciò che fanno gli scrittori.
Scrivono, immaginano. E scrivono ancora.

Il tutorial di scrittura creativa

Siamo arrivati al quinto tutorial di scrittura creativa. Quel “quinto” dovrebbe suggerirti che prima di questo tutorial, ce ne sono altri quattro. Li hai letti?
Oddio, sta tranquillo che qui nessuno ti interroga o ti fa domande. Nessuno, a parte te stesso, ti costringe a leggere quello che scrivo. Dopotutto sei tu che vuoi diventare uno scrittore, non è forse così?

Ebbene, se non hai letto gli altri quattro tutorial, ti invito a farlo. Per comodità ti riporto un indice qui di seguito. Clicca sui link, leggi, e poi torna qui. E continua a leggere.
Al termine, fai pure tutte le domande che vuoi commentando sotto l’articolo.



Che cosa sappiamo di Scrittura Creativa

Facciamo un breve excursus degli argomenti trattati nei precedenti tutorial di scrittura creativa:
Innanzitutto ci siamo presentati, e fin qui nulla di complicato. Poi ti ho parlato del Soggetto e della Soggettività.
Dovresti aver compreso che scrivi le cose esattamente come le vedi. Scrivi un libro e regali al mondo il tuo punto di vista.
Questo TUO punto di vista viene filtrato dai “personaggi” che inventi, dalle situazioni che crei e dalle scene che dipingi.

Poi ci siamo occupati delle emozioni. Dopotutto non sei un giornalista e non devi attenerti scrupolosamente ai fatti.
Ammesso che ci sia ancora qualcuno che lo fa.
Devi trasmettere emozioni, devi far vibrare le parole. Devi incendiare ogni lettera impressa sulla carta con entusiasmo, o con paura. Con amore, o con dolore. Oppure con aspettativa e curiosità.

Se combini gli elementi giusti, sono certo che puoi trasmettere l’emozione che desideri. In fondo è così bello essere compresi, non è vero?
In altre parole, se la scena, le azioni e i personaggi (come appaiono, ciò che fanno e ciò che dicono) sono coerenti tra loro, il messaggio derivato sarà esplosivo.
Bum. E quanto i lettori fanno “Bum”, è una gran bella soddisfazione. Non sei d’accordo?

Infine, nell’articolo scorso, ti ho parlato (brevemente) degli schemi narrativi. Approfondiremo ancora il concetto, ma per ora dovresti aver compreso che l’ordine in cui viene presentata la sequenza delle scene è tutt’altro che casuale.
Segue, per così dire, una TimeLine specifica.
E, come ultima cosa, devi anche immergerti nella situazione tanto da crederla vera. Solo scrivendo la “verità” potrai convincere un lettore qualsiasi dell’esistenza di un alieno cattivo. O di un mostro leggendario.
O di quel che ti pare.

        

Gli attrezzi della scrittura creativa

Veniamo all’argomento centrale di questo quinto tutorial di scrittura creativa: gli attrezzi, ovvero gli strumenti del mestiere.
In altre parole: le parole.
Se il falegname usa sega, martello, legno e chiodi per costruire una sedia, lo scrittore usa verbi, sostantivi e aggettivi per scrivere un libro.
Facile, vero?

Tu conosci tanti verbi, sai come si chiamano quasi tutte le cose che conosci e puoi esperirne talune caratteristiche che sei perfettamente in grado di descrivere.
“Brandisce un’ascia scivolosa”. Ti ho detto cosa fa: “Brandisce”. Ti ho detto cosa ha: “un’ascia”. E ti ho detto com’è quest’ascia: “Scivolosa”.
Riesci a immaginarti l’ascia scivolosa che brandisce?

Chiudi gli occhi e guarda questo “Brandisce un’ascia scivolosa”.
Qualcuno vede un braccio esile e una mano diafana che stringe un’ascia tremula.
Altri vedono un eroe sporco di sangue, circondato da cadaveri, col manico dell’ascia insanguinato.
E altri ancora, vedono altro ancora.

Ma il concetto chiave che voglio ti si imprima nel cervello è che un verbo, un sostantivo e un aggettivo sono perfettamente in grado di dipingere una scena.

Il predicato verbale

O Verbo, che dir si voglia.
Il verbo è il cuore dell’azione: ti dice cosa sta succedendo. Maggiore è l’attinenza del verbo e maggiore sarà l’impatto descrittivo.
Tom corre” è diverso di “Tom arranca” che è ancora diverso da “Tom sfreccia“.
Ora, ti sorge una domanda: cosa diavolo sta facendo Tom?

Colpa mia. Non sono stato bravo nel descriverti il movimento di Tom.
Tom corre affaticato. Ora puoi immaginare meglio il movimento di Tom. Ma anche la frase “Tom arranca” ti fa immaginare un movimento ben preciso di Tom.

Tom corre rapidamente. Ora vedi Tom che corre come il Beep-Beep davanti a Wile E. Coyote. “Tom sfreccia” ti fa vedere, più o meno la stessa cosa.
Ma che differenza c’è?

Tieni a mente che poter gestire il numero di parole necessarie a dipingere una scena è il fondamento dell’arte che stai imparando.
Per leggere una parola ci vuole, diciamo, un secondo. Per leggerne due, ci vogliono due secondi. E così via.
L’azione inizia qui […] e si conclude qui. I puntini di sospensione sono il tempo che intercorre tra l’innesco e l’esito di una scena.

Sospensione = suspense.
Se adesso ti dico che … ma poi non te lo dico. O forse è meglio che te lo dica. Ma no, forse no. Eppure dovresti sapere che …
Dovresti sapere che: maggiore è la distanza tra l’innesco (ovvero il momento iniziale) e l’epilogo (ovvero il risultato dell’azione) e maggiore sarà l’impatto emotivo della scena. Riprenderemo l’argomento quando ti parlerò del Ritmo.

Il sostantivo e l’aggettivo sostantivante

Ovviamente non è possibile usare solo verbi per comporre una frase.
Piove, sbatte e schizza” può essere una scena, un virtuosismo. Ma non una frase, nonostante abbozzi un’immagine.

Per far funzionare una frase è necessario usare dei sostantivi. Le “cose” hanno un nome e quindi usalo. Ci sono scrittori che usano nomi talmente specifici da rendere i loro scritti virtuosi, sontuosi, pomposi o barocchi.
Ci sono scrittori talmente sciatti da rendere i loro libri dei perfetti “Bukowski“.
Tutto dipende dal risultato che vuoi ottenere.

La “sedia coi cuscini” potrebbe essere anche una “poltrona“. Il “drappo” è solo una “tenda“. L’effigie è un ritratto e lo “scritto sulla lapide” si chiama “epitaffio“.
Il “complimento” è un “elogio” e l’elogio è un complimento.
Ora, se usi i sostantivi più rispondenti al tuo modo di parlare, saprai padroneggiare la descrizione di ogni scena. Se, invece, cerchi di essere ciò che non sei, allora non stai facendo tesoro della regola aurea del tutorial precedente: la sincerità.

Al mondo esistono gli scritti di “Dante”, di “Umberto Eco”, di “Stephen King”, di “Charles Bukowski”, di “Daniel Pennac” e di “Michel Houellebecq”. Ognuno usa il proprio stile.

Lo stile della scrittura creativa è nei verbi e nei sostantivi

Le parole formano le frasi. Le frasi formano i paragrafi. Tanti paragrafi diventano un capoverso. Alcuni capoversi sono capitoli, e i capitoli diventano libri.
Ma tutto, e dico tutto, nasce dalle singole parole che userai.

Sono come mattoni. Se i mattoni sono tutti egualmente resistenti, la casa rimarrà in piedi. Se tra i mattoni resistenti ce ne sono alcuni fallati, allora la casa traballerà. Ma resterà comunque in piedi.
Se i mattoni deboli son più di quelli forti, allora preparati a raccogliere le macerie.

Ecco l’importanza delle parole.
Pensa, rifletti, piangi o ridi ogni volta che dovrai decidere quale parola usare. Spreca tutto il tuo tempo per incastonare la parola più adatta alla scena che vuoi descrivere. Perdici anche un’intera giornata. Non importa. Ma quella parola che stai scrivendo con superficiale sciatteria, rischia di demolire il tuo romanzo.

Al contrario, una parola specifica e forte sarà il leitmotiv dell’intera narrazione. L’ascia, la mannaia, la falce. Son tutti strumenti atti a offendere, o lavorare.
E se il boscaiolo abbatte il tronco con l’ascia, l’esploratore trancia gli sterpi con la mannaia.
Il contadino miete il grano con la falce.

Allo stesso modo il guerriero abbatte nemici con fendenti d’ascia (o di spada). Il folle invasato trancia gli arti delle vittime con una mannaia, e la morte miete anime con la falce.
E così la falce miete, la mannaia trancia e l’ascia abbatte.

Ogni sostantivo ha un verbo specifico. Ogni verbo descrive un’azione precisa.
Una maggiore precisione di verbi e sostantivi riduce la necessità di usare aggettivi e avverbi. Con meno aggettivi e avverbi in giro per i paragrafi, la narrazione è più lineare, pulita e veloce.

Gli aggettivi e gli avverbi. Nemici del ritmo

Evitate entrambi, se potete.
Potrei concludere qui, ma so che siete curiosi di sapere perché.
Per gestire il ritmo della narrazione è necessario saper dosare il numero di parole. Meno parole, più velocità. Più parole, maggiore lentezza.

“Il truce assassino, pronto a calare il colpo mortale, alzò la mannaia lucente”. Oppure potremmo spogliare la frase degli aggettivi, senza cambiarne senso, impatto o tensione “l’assassino, pronto a calare il fendente, alzò la mannaia”.
In molti casi (molti molti molti casi) la frase funziona anche senza gli aggettivi. Anzi, ti dirò di più: la frase funziona meglio senza aggettivi.

Fanno eccezione le descrizioni.
In alcune descrizioni (e ricorda che le descrizioni rallentano l’esposizione dei fatti) gli aggettivi son ottimi corollari per maggiorare l’impatto emotivo. “Il petalo di rosa” e “il vellutato petalo di rosa rossa” son due immagini molto diverse tra loro.

“L’assassino” e il “truce assassino”, no.
O conosci un assassino che non sia anche truce?
“Senta, mi scusi, la posso uccidere?” – “prego, faccia pure”. Ma dai, non scherziamo!

E guai agli avverbi

Gli avverbi, infine, sono i nemici numero uno di ogni scrittore.
Se c’è la necessità di un avverbio, nel 99% dei casi hai sbagliato il verbo. L’avverbio serve a rafforzare il verbo, ma sono sicuro che nella lingua italiana esistono così tanti verbi che ne troverai uno più adatto.
“Tom corre svogliatamente” è come dire “Tom arranca”. E sulla questione non accetto “se” o “ma”. Come in tutte le cose della vita, esistono eccezioni, ma ti assicuro che sono poche. O sono veramente poche? O sono rarissime?

Per ricordarmi di controllare sempre gli avverbi (che in prima stesura possono sempre scappare), tengo a mente una frase: “E’ severamente vietato”.
Sai, per caso, spiegarmi la differenza tra “Vietato” e “Severamente vietato”? Non si tratta sempre di qualcosa che non puoi, non vuoi o non devi fare?
E così, ricordandomi che è severamente vietato usare avverbi, evito di usarli.

Un po’ di ritmo, per cortesia

Phil camminava per strada. Il marciapiede era umido. Aveva appena piovuto. I passanti avevano l’ombrello. Ma tutti lo tenevano chiuso. C’era qualche spurio raggio di sole. Ma faceva molto freddo. Più che altro era questione di umidità.

Soggetto, verbo, oggetto. Soggetto, verbo, oggetto. Ecc …
Se impari a gestire verbi potenti, sostantivi attinenti e aggettivi all’occorrenza, non rischi di incappare in periodi noiosi come quello che ho scritto qui sopra.
E’ importante variare la lunghezza e la composizione delle frasi per non costruire periodi mono-ritmo.
A meno che tu non voglia trasmettere una condizione di noia o desolazione.

Phil camminava per strada. Aveva appena piovuto e il marciapiede era bagnato. Di tanto in tanto incontrava qualche passante, e tutti avevano un ombrello in mano. Ma lo tenevano chiuso. Il sole faceva capolino da dietro le nuvole e quei pochi raggi spuri, non bastavano a riscaldare l’aria. Eppure l’aria non era così fredda, ma era molto umida.

Sebbene tu abbia a disposizione solo tre elementi di base per assemblare una frase, variarne la cadenza non è poi un’impresa così difficile. Oltre a verbi, sostantivi e aggettivi, puoi usare congiunzioni, punteggiatura e parole di transizione.

La punteggiatura

La punteggiatura sta alla scrittura creativa come le pause stanno allo spartito musicale. E’ la punteggiatura a determinare il tono e l’intonazione di una frase. Approfondiremo l’argomento a breve.

Dopotutto ti ho chiesto di scrivere qualcosa al termine di questo quinto tutorial di scrittura creativa, pertanto voglio darti un’infarinatura su tutto ciò che ti serve.

La punteggiatura determina la lunghezza delle frasi. Usa frasi brevi per dipingere azioni veloci e concitate. Usa frasi lunghe per adagiarti in descrizioni minuziose.
Se ti stai chiedendo cosa intendo per frasi lunghe e frasi brevi, te lo spiego subito.

Le frasi brevi sono composte da due o tre sostantivi, uno o due verbi e al massimo un aggettivo. Le frasi lunghe sono due o più frasi brevi collegate da segni di punteggiatura come virgole, due punti o punto e virgola.

Il ritmo e la punteggiatura: la lunghezza delle frasi

Jack s’affaccia dall’angolo del palazzo. Sbuca con occhi e fronte per un istante. Poi si nasconde di nuovo. Se scorge un movimento sospetto, spara.

Jack è nascosto dietro l’angolo del palazzo, ogni tanto s’affaccia per un istante a controllare che non ci sia nessuno a tiro, e se vede qualcuno allora gli spara.

Prova a leggere la scena scritta su sfondo giallo e quella su sfondo blu, rispettando i segni di punteggiatura. Otterrai un effetto diverso.
La prima è indicata per descrizioni più attive e incalzanti, dove occorre trasmettere tensione o pericolo. La seconda è più morbida e lineare.

Il ritmo della “scena gialla” è retto più dalla brevità delle frasi che dal contenuto. Il ritmo della “scena blu” è retto dalle parole, dai verbi e dalle descrizioni.
Immagina il punto come il momento in cui devi riprendere fiato. Vedi un punto e inspiri. Leggi la frase ed espiri.
Nella “scena gialla” ti induco un respiro molto corto: espirazioni brevi e quindi anche inspirazioni brevi. Nella “scena blu”, invece, ti esorto a fare un bel respiro all’inizio della frase e mano mano che procedi nella lettura, espirerai l’aria. Quando arrivi all’ultima virgola, dovresti aver la necessità di inspirare leggendo.
Il tono salirà e quando il tono di lettura cresce, cresce anche il senso dell’attesa.

Quando si dice: leggere d’un fiato

Sarà l’argomento centrale di un prossimo tutorial di scrittura creativa, ma per il momento voglio farti una breve introduzione sulla questione della “respirazione”.
Prova a fare dieci respiri brevi: dentro l’aria, fuori l’aria, dentro l’aria, fuori l’aria …

Adesso prova a fare cinque respiri profondi: dentro l’aria. Ancora, ancora, e ancora. Poi fuori lentamente, molto lentamente, ancora lentamente. E ripeti.

Nel primo caso simulerai un affanno. E’ ciò che ti succede quando scappi da un pericolo o quando sei eccitato: il respiro si accorcia per ossigenare più sangue possibile.
Nel secondo caso simulerai la degustazione di un momento. Immagina di essere in cima alle Alpi, immerso nel profumo di resina, erba e fiori. Ti guardi intorno e ti godi il momento, senza dimenticarti di sospirare.
Sospirerai nella speranza che quel momento non finisca mai, sospirerai pensando che la tua vita non è sempre così idilliaca. Respirerai lentamente per trattenere quell’aria nei polmoni come vorresti trattenere quelle stesse sensazioni dentro l’anima: il più a lungo possibile.

Calibrando la lunghezza delle frasi e adeguando la punteggiatura, otterrai lo stesso risultato nel tuo lettore.
I polmoni contengono circa 5/6 litri di aria (a parte i miei che son polmoni di fumatore). Sei litri d’aria si espirano nel tempo di 6/7 secondi.
Sette secondi è il tempo medio in cui è possibile leggere un paio di frasi brevi.

La respirazione e le emozioni

Quando siamo emozionati, respiriamo più velocemente. Quando siamo meravigliati, riflessivi o assorti, respiriamo più lentamente. Almeno così funziona la fisiologia della maggior parte degli uomini.

Se l’emozione controlla la respirazione, allora è anche vero che la respirazione controlla l’emozione. E’ un concetto cognitivo, nulla di più.
Ora, voglio che tu sia un maestro nel saper calibrare la respirazione del tuo pubblico mentre legge ciò che hai scritto. E’ questo il veicolo più potente che ti permetterà di ottenere due risultati importantissimi:

  1. l’immedesimazione del lettore nell’emotività della scena
  2. l’immedesimazione del lettore nel protagonista

Le parole sono elementi “ipnotici”. Pensaci, io dico “albero” e tu immagini un bel fusto con tante foglie verdi. Oppure un virgulto spoglio … non so. Dipende dallo stato emotivo in cui ti trovi.

La respirazione è lo specchio delle emozioni. Veloce nella concitazione, lenta nella meditazione.

Unisci questi due elementi e avrai scritto qualcosa di potente. Qualcosa che raggiunge l’anima, che oltrepassa l’incredulità del lettore e che riesce a immedesimarlo nella scena, nel protagonista e nella situazione.
O, in altre parole, nella trama.

La trama.

Ecco cosa abbiamo appreso fin qui: il concetto di trama.
Le parole della lingua italiana lasciano un ampio spazio all’interpretazione. Sono, per così dire, ambigue. Attraverso il contesto della frase, poi, riescono ad avere una connotazione più precisa e un significato precipuo.

Ora hai compreso la struttura di un testo narrativo: l’uso di verbi, sostantivi e aggettivi per assemblare una frase capace di trasmettere un’emozione.
Inoltre sai che l’emozione trasmessa deve essere sincera. In altre parole devi sapere con esattezza di cosa stai parlando. Devi aver visto il mondo con gli occhi del tuo protagonista, devi aver vissuto la scena descritta e devi aver immaginato di essere tu stesso nella medesima situazione in cui hai infilato i tuoi attori.

Infine sai anche che dovrai scrivere usando la tua voce, il tuo ritmo, il tuo pensiero, il tuo punto di vista, la tua soggettività e le tue opinioni. Dovrai, per meglio dire, essere uno scrittore invadente, petulante e chiacchierone.
Se io iniziassi ora a leggere un tuo libro, non potrei sapere cosa vuoi dirmi fino a quando non l’avrei finito. Ma tu, mentre scrivi, sai già dove vuoi arrivare.

Devi fornirmi indizi, devi disseminare rivelazioni, confidenze e digressioni in modo che, giunto alla fine, io possa dire “ah ecco, che stupido. Ma come ho fatto a non capirlo prima?
Tutto questo si chiama: Trama Narrativa.

La definizione di Trama nella lingua italiana

Perché ho definito tutto quello che ti ho riassunto qui sopra come Trama Narrativa e non solamente “Trama”?
Perché, come ti dicevo prima, le parole della lingua italiana sono ambigue. O, più nello specifico, la parola Trama vuol dire tante cose diverse.
E adesso ti riporto alcune definizioni della parola Trama nella lingua italiana:

  1. Nell’industria tessile, il filo che costituisce la parte trasversale del tessuto.
  2. Nel linguaggio sportivo, l’insieme coordinato di azioni di gioco compiute da una squadra
  3. Attività tortuosa e coperta, volta al conseguimento di fini poco chiari.
  4. In istologia, sottile struttura nella compagine di un organo.
  5. Sintesi dello svolgimento di un’opera narrativa o drammatica, sul piano del contenuto.

E se stai pensando che a noi, come aspiranti scrittori, ci serva solamente la definizione numero 5 allora stai sbagliando di grosso. In realtà ciò su cui vorrei tu puntasti il dito è la definizione numero 3.
Ovvero quell’attività tortuosa, volta al conseguimento di fini poco chiari. Ecco cos’è la Trama Narrativa.

L’attività tortuosa sei tu che immagini, elabori e inventi. Il conseguimento dei fini poco chiari è la sensazione che deve avere il lettore per tutta la durata del libro.

        

E come si può riuscire a scrivere una Trama Narrativa fatta bene?

Semplice.
Ti basta scegliere i verbi e i sostantivi più adatti, limitare l’uso degli aggettivi, cancellare tutti gli avverbi, calibrare il ritmo attraverso la punteggiatura e descrivere scene che hai già vissuto nella tua mente. O nella tua vita.

Scrivi come se stessi parlando, ma controlla quello che hai scritto come se fossi il tuo professore di italiano alle scuole medie. Prendi l’abitudine di scrivere, correggere e riscrivere daccapo.
Non pensare che una semplice correzione dei paragrafi sia una “Ri-Scrittura”. Una Ri-Scrittura sei tu che:

  1. Salvi il file appena scritto
  2. Correggi gli orrori ortografici che di certo avrai commesso
  3. Apri un nuovo file (una bella pagina bianca)
  4. E riscrivi daccapo tutto quanto

E adesso, per favore, fallo. Perché se non scrivi mai niente, non sarai mai uno scrittore. E tu vuoi essere uno scrittore, non è vero?
Allora scrivi. Scrivi per ispirazione. Scrivi a comando. Comandati di scrivere e lascia che io ti comandi di scrivere. Tu pensa a scrivere qualcosa.
Qualsiasi cosa.

Ma se non ti viene in mente niente da scrivere, allora prendi un personaggio, dagli un nome, creagli un bisogno, crea un ostacolo che gli impedisca di soddisfare il suo bisogno e decidi come andrà a finire.
Corrobora il tutto di descrizioni adeguate. Scegli verbi e sostantivi ben precisi. Calibra il ritmo delle tue frasi, e poi tienilo da parte.
Qualsiasi cosa tu abbia scritto, la riprenderemo in seguito. La riprenderemo in modo che tu possa vedere coi tuoi occhi quant’è veloce evolvere lo stile di scrittura e la padronanza narrativa del linguaggio, della trama e del soggetto.

Nel prossimo tutorial di scrittura creativa

Ci occuperemo del punto di vista (P.D.V.), ovvero del chi, del quando e del come narra la storia che hai in mente. E poi approfondiremo i tempi verbali: quando scrivere al presente, quando scrivere al passato e quando scrivere anticipazioni del futuro.
Inoltre cercheremo di inquadrare meglio in concetto di coerenza narrativa: ogni azione deve essere sottesa da uno scopo e da un motivo ben preciso.

Ora, se hai domande od osservazioni, commenta pure l’articolo di seguito. Mi farà piacere. E mi farà altrettanto piacere se vorrai scrivermi in privato, qui c’è la pagina dei contatti.

Se invece è tutto chiaro e vuoi proseguire col sesto tutorial di scrittura creativa sugli argomenti descritti qui sopra, clicca pure sul collegamento proposto.

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