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Scrittura Creativa, Tutorial [06] – dal punto di vista alla trama
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C’è attinenza? Sì, c’è attinenza.
In questo sesto tutorial di scrittura creativa andiamo a sviscerare uno dei temi più caldi della Scrittura Creativa: il Punto di Vista.

Poi ci concentreremo sulla Trama.
Ormai hai tutti gli strumenti teorici per raggiungere una definizione di Trama. E no, non la MIA definizione di Trama, ma la TUA.

Procediamo con ordine e facciamo il punto della situazione.
Sai che per scrivere un romanzo è più importante trasmettere emozioni che fatti. E sai che per descrivere una scena, dovrai aver “vissuto” o “immaginato” la situazione che vuoi descrivere.
Ovvero avrai trasmesso emozioni sincere.

Per esempio: non importa che la casa sia buia e sporca, ma importa che il protagonista viva una sensazione di disagio riguardo alla sporcizia e all’oscurità.
Sono certo che sarai bravissimo a trasmettere il turbamento dell’oscurità attraverso il sintomo della claustrofobia.
O del panico.

Nei precedenti tutorial di scrittura creativa

Come ti ripeterò all’infinito, se vogliamo capirci a vicenda, dobbiamo usare uno stesso codice linguistico. Pertanto ti esorto a leggere tutti i tutorial precedenti, prima di affrontare questo.

Lo so, magari google ti ha portato direttamente su questa pagina. O magari hai cliccato su qualche articolo random del blog. Non importa.
Ora ti elenco tutti i tutorial precedenti in modo che tu possa seguire un percorso formativo stabile, coerente e adeguato.

Clicca sui collegamenti proposti e segui l’intero percorso.
Dopo sarai pronto a discutere del Punto di Vista e della Trama.

Il Punto di Vista narrativo

Son certo che ne hai già sentito parlare, e so che avrai di certo letto qualcosa sull’argomento. Pertanto eviterò papiri di spiegazioni collaterali, e arriverò subito al cuore della questione.

Il Punto di Vista narrativo è la persona verbale che scegli per raccontare una storia. Fin qui è facile.
E non credo diventi mai “difficile“. Fantastico, non trovi?

In qualità di Scrittore, puoi fare tutto quello che vuoi. Sei il padrone di ogni scelta che riguarda il tuo libro. Sei il “Dio” della tua storia.
Scegli di cosa parlare, scegli chi far parlare, scegli quando farlo parlare e scegli il dove, il perché, le ambientazioni, le scene, i problemi e le soluzioni. Insomma, tu scegli ogni dettaglio contenuto nel tuo romanzo.

Ma non solo.
Oltre a scegliere i dettagli interni alla storia, scegli anche i dettagli esterni. Ovvero scegli il modo di raccontare, il modo di presentare e il modo di scrivere la tua storia.
Ovvero ciò che riguarda la “Meta-narrazione“.

Tante scelte, una sola storia

Ogni storia che scrivi racconta determinati ritagli di realtà o precisi frammenti di immaginazione. Ma una storia non è solo ciò che “racconta”. Una storia si differenzia da tutte le altre storie grazie anche al modo in cui decidi di raccontarla.

Quindi le storie sono:
1. ciò che racconti (la trama)
2. come lo racconti (lo stile)

L’uomo scrive fin dalla notte dei tempi. Ha ricoperto le pareti delle caverne con dipinti rupestri, ha intagliato tavole di pietra, di marmo e di cera. Ha scritto su papiri con ogni tipo di alfabeto.
Senza considerare tutte le leggende tramandate oralmente (lirici, musici, giullari e bardi).

E in tutto questo tempo sono state scritte storie su ogni argomento. Anche più di una storia su un solo argomento.
Ad esempio: Augias, Manfredi, Petrarca e Shakespeare hanno scritto di Gaio Giulio Cesare, l’imperatore romano.

Ognuno degli autori citati ha scritto una storia sullo stesso personaggio, sulle stesse vicende, sullo stesso periodo e con (più o meno) le medesime informazioni a riguardo.
Qualcuno di loro ha lavorato di fantasia, qualcuno di loro ha “romanzato” il personaggio e qualcun altro si è attenuto ai fatti.

E son tutte storie diverse

Se leggessi ogni biografia e ogni romanzo scritto su Giulio Cesare ti accorgeresti che non ce ne sono due uguali.
Eppure il protagonista è uno solo. La storia è una sola.

E allora perché così tanti libri?
Perché ogni autore ha visto nella figura di Giulio Cesare qualcosa che altri autori non hanno visto. Tra le varie biografie cambiano le opinioni e il modo di presentare i fatti.
Dopotutto:
1. Giulio Cesare ha invaso la Gallia.
2. Giulio Cesare ha conquistato la Gallia.
Sono due affermazioni semplici, ma molto differenti tra loro.

Ed ecco una prima e marginale distinzione del “Punto di vista”: uno stile narrativo per presentare i fatti.
Ora, se voglio dare l’immagine del Giulio Cesare tiranno, userò il verbo “invadere”. Se invece voglio proclamare il Giulio Cesare condottiero, userò il verbo “conquistare”.

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Qualche accortezza di stile narrativo

Ora, hai compreso quanto la scelta delle singole parole sia importante. Dopotutto le “parole” son l’unica vera e propria materia prima dello scrittore.
Lo scultore si esprime attraverso il marmo, il pittore si esprime attraverso la tela e lo scrittore si esprime attraverso le parole.

Ogni verbo, ogni sostantivo e ogni aggettivo ha un significato precipuo e specifico. Questo è il caso del significato puro del termine; ovvero la definizione nuda e cruda della parola. Quella che trovi su qualsiasi dizionario.

A lato del significato “puro”, abbiamo un significato “contestuale”, ovvero il senso della parola (che oramai potrei definire “significante”, vero?) all’interno della frase.
Un gatto è, in fin dei conti, un animale.
Ora, se ti dico che “il gatto è sul tavolo”, significa che sul tavolo c’è un felino mediamente peloso e molto curioso. Giusto?

Bene.
E se ti dico che “Romina si muove con la grazia di un gatto”, stravolgo il senso della parola “gatto” e richiamo una delle caratteristiche collaterali del termine.
Un rimando sensoriale e immaginifico all’essere “gatto”: la grazia dei movimenti.
Adesso, se chiudi gli occhi, vedi quant’è aggraziata Romina?

Ottimo. E se, infine, ti dico “Da quanto ficcava il naso, sembrava un gatto” posso intender molte cose.
1. l’attore guarda un animale che non conosce e ne studia il comportamento per inquadrarne specie e famiglia.
2. Un marito si confida con un amico (o una moglie con un’amica) raccontando un aneddoto.
3. Descrive il comportamento di un attore all’interno di una scena.
4. Potrebbe essere Watson che racconta di Sherlock Holmes?

Il Punto di Vista narrativo

Ora, prendi quell’ultima frase: Da quanto ficcava il naso, sembrava un gatto.
E contestualizziamo.

Non si era accorto di me. Pensava di poter fare ciò che voleva, e da quanto ficcava il naso, sembrava un gatto.

Pensava che la moglie fosse al lavoro, e finalmente poteva togliersi ogni dubbio. E di dubbi doveva averne molti: da quanto ficcava il naso, sembrava un gatto.

“E non ti aveva visto?” le chiese, stupita.
“No. Era così buio che …” rispose stringendosi nelle spalle. Ma l’amica non le fece nemmeno finire la frase e incalzò: “Dai, non posso crederci che ti spiava.”
“Oddio no, non mi spiava” puntualizzò “ma da quanto ficcava il naso, sembrava un gatto”.

Cosa cambia nella descrizione di queste tre scene?

Innanzitutto ho contestualizzato la frase “da quanto ficcava il naso, sembrava un gatto” in modo abbastanza simile. Nelle scene descritte si fa sempre riferimento a qualcuno che si impiccia di qualcosa.

Però pur mantenendo intatto il riferimento eidetico ed empirico (fenomenologia di Husserl, ne riparleremo in seguito) della frase, ho cambiato situazioni, contesti e descrizioni.
Eppure sto sempre raccontando di un “ficcanaso” colto con le mani nel sacco.

Ora, ti chiedo: chi è che lo coglie con le mani nel sacco? Voglio dire, chi è che racconta l’aneddoto in ognuna delle tre trasposizioni? E chi è che scopre il ficcanaso?

Autore e narratore: un soggetto, due personaggi.

Posso asserire di essere l’autore di tutti e tre i periodi (giallo, verde e azzurro) qui sopra? Sì? Ottimo. In effetti li ho scritti io.
E sempre “io” li ho immaginati, congegnati, stilizzati e romanzati.

L’autore, quindi, è sempre chi scrive, immagina, stilizza e romanza una scena. L’autore narrativo è la “mente” della narrazione. Il Deus Ex Machina dell’intero romanzo.

E allora chi è il “narratore”?
Beh, potrei dirti che narratore e autore sono sinonimi e omologhi.
Dopotutto se l’autore dispone la scena, le azioni, i fatti e i personaggi, il narratore li “racconta” ai lettori.
E siccome parliamo di un libro, solitamente chi immagina i fatti è anche colui che li descrive.

Ma gli “autori” hanno il potere divino di creare e distruggere, di contorcere, distorcere e sbrigliare. E tra i poteri dell’autore c’è anche il potere di creare un narratore diverso da se stesso.

Approfondiremo ogni singolo punto di vista narrativo nei prossimi tutorial, adesso mi interessa che tu ne comprenda solo il senso e la meccanica. Ovvero che tu sappia di cosa stiamo parlando.

Punto di vista narrativo: la prima persona

Il periodo scritto su sfondo giallo è un esempio di “Prima persona”. In questo caso l’autore e il narratore coincidono.
Ma c’è anche un terzo elemento che coincide con l’autore e il narratore.

“Non si era accorto di me. Pensava di poter fare ciò che voleva, e da quanto ficcava il naso, sembrava un gatto.”

– periodo “giallo”

Hai già capito, vero?
Esatto, l’attore.
Nel periodo giallo il narratore racconta un aneddoto in cui egli stesso è partecipe. Il narratore, oltre a raccontare, è anche nella scena.
E tutto ciò che è nella scena o è sfondo, o è elemento, o è attore.

In altre parole, tutto ciò che è nella scena deve essere descritto, identificato o semplicemente nominato. Dopotutto un lettore deve poter avere ogni elemento possibile per “vedere” ciò che vogliamo che veda.

D’altra parte è anche vero il contrario.
E a parte piccole e dovute sfumature di senso: tutto ciò che è nominato nell’arco di un testo letterario, è parte della scena.
Quindi, se scrivo in prima persona, allora sono parte della scena. Ci sono. Sono presente allo svolgimento dei fatti e degli eventi.
In altre parole sono autore, narratore e attore.

Ma in questa scena l’autore non c’è: c’è solo l’attore che è anche narratore.
O il narratore, che è anche attore.

Come piccola anticipazione, sappi che è possibile inserire in una scena sia l’autore, che il narratore che il personaggio.
Ma di questo parleremo in seguito.

Punto di vista narrativo: la terza persona

Nel periodo scritto su sfondo verde, ho usato quello che in gergo si chiama la “terza persona”. In questo caso, infatti, il narratore parla di un “terzo soggetto”: ovvero di un attore di scena.

“Pensava che la moglie fosse al lavoro, e finalmente poteva togliersi ogni dubbio. E di dubbi doveva averne molti: da quanto ficcava il naso, sembrava un gatto.”

– periodo “verde”

L’attore è nella scena e il narratore lo descrive.
O, per meglio dire, l’autore lo dispone, il narratore lo descrive e l’attore … agisce.
Nella scena, oltre a tutti gli elementi di sfondo e agli oggetti, c’è solo l’attore (o gli attori).

Il narratore non c’è perché non appare. Non viene nominato. Non viene descritto.
Egli si limita a descrivere i fatti e a raccontarli al lettore.
Il lettore, a sua volta, legge solo ciò che il narratore descrive.
E in questo caso descrive di un uomo che pensa di essere solo in casa e si mette a frugare in giro.

Terza persona: il narratore narra, ma non “appare”. L’autore dispone, e non “appare”. L’attore agisce, ma non “descrive”. Difatti l’attore viene “descritto”.

Punto di vista narrativo: il dialogo.

Nel periodo scritto in azzurro è una commistione dei due punti di vista principali che ho descritto qui sopra.
Si tratta di un passaggio molto semplice, ed è ciò che a un autore viene più naturale fare: il dialogo.
Ebbene sì, il dialogo può essere un punto di vista.

“E non ti aveva visto?” le chiese, stupita.
“No. Era così buio che …” rispose stringendosi nelle spalle. Ma l’amica non le fece nemmeno finire la frase e incalzò: “Dai, non posso crederci che ti spiava.”
“Oddio no, non mi spiava” puntualizzò “ma da quanto ficcava il naso, sembrava un gatto”.

– periodo “azzurro”

L’autore, come al solito, dispone. E non appare nella scena.
Il narratore, narra. Racconta di due amiche che chiacchierano di un fatto. Un’amica domanda, e l’altra risponde.

L’amica che risponde, di ogni risposta fornita, è narratrice. Narratrice in prima persona.
Riesci a capire la sfumatura? Facile, vero?

Il racconto di base, ovvero la scena principale, è in terza persona. Infatti se guardi i verbi fuori dalle virgolette dei dialoghi sono tutti in terza persona singolare.
Ma una delle due amiche racconta un fatto, ovvero racconta di “qualcuno” intento ad impicciarsi. E racconta questo “fatto” in prima persona. Lo racconta direttamente e quindi ne è narratrice e attrice.

In questo caso, il narratore appare

Ora, rimani sul periodo “azzurro”.
Qui puoi leggere due scene inclusive. Ovvero una scena principale dove due amiche parlano. E una scena inclusa o secondaria, che viene descritta da una delle due amiche.

Nella scena principale il narratore non appare, ma descrive solamente le due attrici. O meglio, descrive le azioni delle due attrici.
Per chiarezza, se dico che “qualcuno fa qualcosa” allora includo nella scena sia l’atto che l’agente.
E se nomino solo l’atto, includo comunque l’agente.

Mangia una mela“.
Nella scena includo il mangiare e la mela. Ma una mela non si mangia da sola, e quindi nella scena includo anche una bocca e dei denti che la mordono e masticano.
In altre parole nomino l’atto per far riferimento all’attore.

Torniamo al periodo “azzurro”. Il narratore della scena principale descrive le azioni di due amiche che parlano. Inoltre riporta le parole esatte del dialogo che sta avvenendo tra le due amiche.

Quindi il narratore principale, in ogni dialogo, trasforma una delle due amiche (quella che risponde) in un “narratore secondario”.
Questo narratore secondario è presente nella scena perché è descritto dal narratore principale, ed è anche attore dell’aneddoto che racconta.

Cos’è il Punto di Vista narrativo?

Lo so che ho complicato orribilmente le cose, ma se sei stato accorto nel seguire l’esposizione avrai di certo capito una cosa.
Hai capito che il punto di vista narrativo dipende dalla persona verbale con cui scelgo di raccontare una storia.

Se uso la prima persona singolare, allora sto usando il punto di vista narrativo in prima persona. Se uso la terza persona (singolare o plurale) sto narrando in terza persona.
E fin qui è tutto facile, vero?

Ma se usassi entrambe le persone verbali? O se usassi la seconda persona verbale, ovvero il “tu”?
E se scrivessi solo verbi all’infinito?

La chiave del punto di vista narrativo

Quello che voglio trasmetterti non è una semplice regoletta di scuola media, ma è un fondamento eziologico della narrativa, della narratologia e della letteratura in genere.
E solo quando avrai capito l’intimità del punto di vista, potrai finalmente scrivere qualcosa di “potente”.

Ma sono contento che, indipendentemente dal senso più profondo, tu sia riuscito a comprendere la prima delle tante regole che dominano la letteratura e la narrativa: autore, narratore e attore son tre soggetti profondamente diversi tra loro.

Sebbene sia il Narratore a fornire il punto di vista principale con cui scegli di scrivere il romanzo, l’attore ha il compito di diventare il romanzo e quindi di guidare l’immedesimazione del lettore.

Eh sì, perché per punto di vista intendo sia il tuo come autore/narratore, sia quello del lettore. Perché, come ti dicevo all’inizio, il punto di vista e la trama sono fortemente connessi.
E sarà proprio la Trama (con la T maiuscola) a reggere l’interesse del lettore.

In altre parole, se sbagli il punto di vista, puoi tranquillamente ricominciare a scrivere daccapo tutto il romanzo. Perché un punto di vista sbagliato, è un punto di vista che non riesce a far “vibrare” la trama.

La “Telecamera” e il Punto di vista

Ora cerco di semplificare le cose.
Immagina il punto di vista come fosse una telecamera. Dove metti questa telecamera? Cosa vuoi che riprenda? Preferisci uno zoom o una panoramica?

Ecco, questo è l’esempio più facile e attinente per descrivere il punto di vista.
Ti ricordi di “Blair witch project“? La telecamera era in mano alla protagonista, e inquadrava tutto ciò che la protagonista voleva che inquadrasse.

Ti ricorda niente?
Dove sono, quindi, autore, narratore e attore? Nella scena? Fuori dalla scena?
Non ha importanza, ma quello che impresse forza a una trama piuttosto debole e scontata, fu proprio l’intimo senso di identificazione tra spettatore e attore.
Lo spettatore vedeva solo ciò che l’attore voleva vedesse. Che, tra l’altro, era anche ciò che l’attore vedeva.

Ovvero, lo spettatore ERA il punto di vista dell’attore.
Quando inquadri un oggetto, stai facendo uno zoom. Restringi il campo di ripresa e concentri l’attenzione del lettore su una cosa specifica.
Quando invece allarghi il campo di ripresa, offri una panoramica d’insieme.

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Inquadrature strette

I paraocchi danno fastidio a tutti, non solo ai cavalli. Sei d’accordo come me, vero?
Ecco, quando concentri la descrizione su un oggetto specifico stai mettendo i paraocchi al lettore. In altre parole lo “costringi” a guardare quella cosa.

E i lettori sono intelligenti. Sanno benissimo che se concentri la loro attenzione su un dettaglio, si tratta di un dettaglio importante.

Inquadrature ampie

Diversamente, quando descrivi una scena aperta, nutrendola di tanti particolari prettamente estetici, i lettori intelligenti sanno che la narrazione è più “morbida”.
E se sei bravo a descrivere, allora si gusteranno il panorama.
Con tranquillità e serenità.

Aprendo l’inquadratura distogli l’attenzione e rilassi la tensione. Anche nel caso in cui tu stia descrivendo il castello di Dracula.
Se descrivi una scena ad ampio raggio, non sta succedendo nulla di così importante che richieda la massima attenzione. Il lettore lo sa (anche solo inconsciamente) e si godrà la descrizione, in attesa (sospensione, suspense) che accada qualcosa.

Quando accadrà qualcosa di importante, sarai bravo a restringere nuovamente il campo d’azione. E allora il docile lettore smetterà di guardare il panorama e si lascerà “costringere” l’attenzione sui fatti.

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Trama e Punto di Vista

Un punto di vista in prima persona ha un campo molto più ristretto di un punto di vista in terza persona. In altre parole, usando la prima persona è come se scegliessi di infilare una telecamera negli occhi dell’attore.

E usando la terza persona è come se lasciassi fluttuare la telecamera sopra un Dolly, o su un elicottero. O comunque facessi pedinare gli attori da un camera-men.
In questo caso la telecamera sarebbe più libera e il lettore soffrirebbe di meno l’effetto “paraocchi”.

Non esiste una regola per cui nelle trame horror sia bene usare il punto di vista in prima persona, e nelle trame romantiche sia necessario il punto di vista in terza persona. Tutto dipende dal come/cosa/perché vuoi raccontare una storia.

Qualche piccolo esempio di punto di vista.

Ne “la coscienza di Zeno”, Italo Svevo narra dei presunti disturbi psicologici di un ragazzo. Essendo un romanzo “introspettivo” scritto a modello di autobiografia decide di usare il punto di vista soggettivo. E fa bene, naturalmente.
Dopotutto, che piaccia o meno, è sempre Italo Svevo.

In “Dolores Claiborne” Stephen King fa la stessa scelta di Svevo. Ed è una scelta insolita, al di fuori del proprio stile. Ma rimane pur sempre una scelta azzeccata per descrivere i demoni interiori della povera Dolores.
Chi non conosce Stephen King, alzi la mano!

Ne “L’insostenibile leggerezza dell’essere” Milan Kundera opera una scelta molto diversa. Oserei dire: una scelta “distopica”.
Il romanzo è scritto in prima persona da un narratore che ricorda dei fatti a proposito di un certo Thomas, il protagonista dell’intreccio.
Ma in questo romanzo non appaiono solo Narratore e Protagonista, in questo romanzo appare anche l’Autore. E il punto di vista diviene molto complesso.

Il lettore, quindi, viene chiamato a filtrare il punto di vista di Thomas attraverso gli occhi di un narratore che, naturalmente, parla di Thomas in terza persona.
Il narratore, tuttavia, si interseca nella storia con digressioni e pensieri occasionali, riportati in prima persona.

L’autore, invece, appare con digressioni all’infinito. Quasi stesse enunciando le regole del mondo scritte dalla mano di Dio. Ma Kundera è maestro del genere, e riesce a dominare la narrazione con una fluidità invidiabile.

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E per concludere: la Trama

Mi son dilungato un po’, spero non me ne vorrai a male.
Ho cercato di essere il più tecnico possibile, ma anche il più chiaro possibile. E come ben saprai, le due cose non vanno a braccetto.

Spero tuttavia che ti rimangano bene impressi alcuni concetti chiave come:
1. il rapporto tra punto di vista e telecamera letteraria.
2. Che l’uso armonico di più punti di vista differenti rende la narrazione più frizzante.
3. E’ la trama a dipendere dal punto di vista, e non il contrario

Ed è su quest’ultimo punto che voglio concludere il sesto tutorial di scrittura creativa.
Se la “telecamera narrativa” è dentro gli occhi del protagonista, dovrai per forza far parlare il protagonista solo di ciò che conosce. Ad esempio, se decidi di usare la prima persona, non puoi scrivere un passaggio del genere: “E in quel momento Mary beveva un caffè”.
A meno che Mary non stia bevendo il caffè insieme al protagonista. Ma in questo caso Mary non beveva “un” caffè. Casomai sorseggiava “il” caffè.

Con la telecamera narrativa in terza persona potrebbe sembrare tutto più facile, ma credimi: non lo è.
La prima persona ti permette di scavare all’interno di un solo personaggio. Gli altri attori saranno “noti” attraverso gli occhi del narratore.

La terza persona ti consente di scavare dentro tutti i personaggi, ma attraverso gli occhi del “narratore assente”.

Il “narratore assente”, ovvero l’autore. Ma non sempre.

E il punto è tutto qui. Un ultimo sforzo, dai.
Il lettore imparerà a conoscere il protagonista, leggendone le gesta. E dopo aver conosciuto il protagonista, capirà se fidarsi o meno delle sue opinioni.
Da ragazzo avevo un amico, di nome Andrea. Questo Andrea era un tipo ondivago, superficiale e diretto. Due parole e gli stavi simpatico. Altre due e ti mandava a quel paese.

Ogni volta che Andrea mi parlava di qualcuno, prendevo le sue opinioni con le pinze. E per farmi un’idea più realistica, dovevo per forza conoscere direttamente la persona della quale stavamo parlando.
In altre parole, non mi fidavo delle opinioni di Andrea.

Ecco, immagina di leggere una storia con “Andrea” come protagonista.
Sarà lui a filtrare tutte le impressioni sugli altri personaggi. E se la storia è scritta in prima persona, avrai grandi difficoltà a inquadrare gli altri attori.

Quindi è la Trama a dirigere il punto di vista, non il contrario come hai detto prima!

No, mi spiace.
Se ti ricordi, ti ho parlato della “firma” dell’autore. Ovvero di quel particolare stile narrativo attraverso cui riconoscere la “penna”.
In altre parole, ti troverai meglio a utilizzare uno stile e un punto di vista, piuttosto che un altro. La tua “voce” è unica, e solo quando userai la tua “voce” profonda e sincera sarai in grado di scrivere un romanzo importante.

Poc’anzi ti ho parlato di “Dolores Claiborne”. Stephen King usa sempre la terza persona, e ha uno stile che si addice proprio a questo punto di vista. E’ un maestro nell’uso della terza persona narrativa.
Con “Dolores Claiborne” ha provato a cambiare voce, e se ti piace il genere e ne hai l’occasione, prova a confrontare un libro come “L’ombra dello scorpione” con “Dolores Claiborne”.
Entrambi scritti da King, in anni e maturità differenti. Il primo più acerbo, il secondo più maturo. Ma il primo più coinvolgente e il secondo … beh, giudicalo da solo.

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Quindi, una volta che avrai inquadrato il tuo stile, sceglierai il tuo punto di vista preferito. Poi lo perfezionerai e ne confezionerai una “firma”.
Conoscerai i tuoi limiti e le tue virtù.
E se partirai da qui per intrecciare la Trama del libro che scriverai, sono sicuro che verrà fuori qualcosa di grandioso.

Nel prossimo tutorial di scrittura creativa

Analizzeremo il Punto di Vista in prima persona con maggiore dettaglio e profondità. Parleremo delle differenze tra “attore” e “protagonista”. Capiremo cos’è un protagonista mediato e un antagonista. Apriremo infine una parentesi sulle figure archetipiche della narratologia e della scrittura creativa.
Per domande od osservazioni, commenta questo articolo.
O scrivimi direttamente in privato (contatti), se preferisci.
A me farà comunque piacere.

Ah, e un’altra cosa: gli articoli sono scritti usando il punto di vista della seconda persona narrativa. Con autore mediato, narratore aperto e protagonista … beh, se uso la seconda persona narrativa, chi può mai essere il protagonista?

Ora, procedi con la lettura del settimo tutorial di scrittura creativa per approfondire il punto di vista in Prima Persona Singolare.

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