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Scrittura Creativa, Tutorial [07] – il punto di vista in Prima Persona
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Chi parla? Di chi sono gli occhi che mi fanno vedere questo mondo? Con quali orecchie ascolto? Di chi è questo cuore che vibra?
Nei precedenti tutorial di scrittura creativa ho toccato tanti argomenti. Alcuni li ho solo accennati, altri li ho appena sfiorati.
In questo tutorial di scrittura creativa partiremo dall’uso del punto di vista in prima persona singolare per arrivare a definire gli archetipi narrativi.

Sai cos’è la voce del narratore (o voce narrante)?
Se ti chiedessi cosa bisogna trasmettere con la scrittura creativa, mi sapresti rispondere con una sola parola?
Pensaci un istante: qual’è la differenza tra Autore, Narratore e Attore?

Nei precedenti tutorial di Scrittura Creativa

La voce narrante non è altro che il tuo stile: parole, figure retoriche, voli pindarici, toni e ritmo della novella. O, per meglio dire, la voce del narratore è sinonimo della “firma” del narratore.
Sai di cosa parlo, vero?

Con la scrittura creativa bisogna trasmettere (o imparare a trasmettere) emozioni. La parola era: emozioni.
Avevi risposto bene?

L’autore è colui che immagina e dirige la novella. Costruisce mondi, attori, eventi, narratori, scene e dice a tutti cosa fare, quando farlo e perché dovrebbero volerlo fare.
Il narratore è l’interfaccia tra la storia e il lettore. Ovvero quel personaggio, o quella voce fuori campo, che descrive l’incedere dei fatti e degli eventi.

E l’attore? Chi è l’attore?
Semplice. L’attore è colui che agisce.

Un ripasso di scrittura creativa

In questo tutorial di scrittura creativa mi appresto ad approfondire l’argomento del “punto di vista” narrativo. Pertanto, se hai dei dubbi o ci sono delle questioni ancora sospese sugli altri argomenti trattati, ti invito a ripassare le precedenti trattazioni.

Riparti dall’inizio e leggi i sei precedenti tutorial di scrittura creativa tutti d’un fiato. Non ci vuole più di mezz’ora, e un ripasso fa bene a tutti. Non credi?

Ora, accetta il mio suggerimento e riparti da qui:
Tutorial di scrittura creativa 01. Introduzione

Quando tornerai a questo capitolo continua pure a leggere dal prossimo paragrafo.

Il Punto di Vista in Prima Persona Singolare

Ripassato tutto? Sicuro?
Va bene.
Iniziamo a vedere questa Prima Persona Singolare.
O, con molta fantasia: PPS.

Sai, gli scrittori sono persone creative e fantasiose. Hanno molto estro e sono spesso indisciplinati. La parte più difficile dello scrivere un tutorial di scrittura creativa (perdona il gioco di parole) è farsi dare retta.

Credo, in altre parole, che sia più facile convincere un lettore dell’esistenza dei draghi piuttosto che convincere uno scrittore a ripassare qualcosa.
E la parola chiave è: convincere.

Se non sei “convinto” della storia che vuoi raccontare, non puoi nemmeno sperare di convincere i lettori.
Ma spesso succede questo: io sono convinto che il ripasso faccia bene, ma perché non sono riuscito a convincere te?

La voce narrante e la convinzione

Non sono riuscito a convincere te, perché non ne sono convinto nemmeno io.
Io “SO” che il ripasso fa bene. Ma di fatto non ripasso mai nulla, e quindi lo “SO” per sentito dire, ma non ne sono poi così convinto.
Che vuoi farci? sono indisciplinato quanto te.

Ma la Non-Convinzione è un errore imperdonabile nella stesura di un romanzo. E diventa ancor più imperdonabile se il narratore stesso non è convinto dei fatti o degli eventi che descrive.

E se vuoi peggiorare la situazione usa vocaboli incerti.
Scrivi “credo”, come ho fatto io qui sopra.
Usa il “forse”, il “probabilmente”, il “più o meno” e il peggiore di tutti: “abbastanza”.
E usa tutti i verbi al condizionale.

Questo è ciò che devi fare se vuoi scrivere una storia incerta. Una storia che nessun lettore prenderà sul serio.
Se poi aggiungi anche un pizzico di noia attraverso l’assidua ripetizione dei concetti (magari con parole diverse, giusto per cambiare) e un’abbondante farcitura di avverbi, scriverai sicuramente il libro che non vorrai mai leggere.

Come si diventa un Autore

Oppure, se vuoi che il lettore creda al tuo romanzo e si diverta nel leggerlo, fa il contrario di quello che ho scritto sopra.
Ecco come si diventa un autore.

Autore vuol dire autorevole, autoritario e autorizzato. E anche tutti gli altri derivati che ti vengono in mente.
In altre parole, se vuoi essere un autore devi sentirti autorizzato a essere autorevole e autoritario.

Per scrivere con ferma certezza occorre immaginare con fede assoluta.
Se Jack è biondo, scrivi che Jack è biondo. Non cercare di sfumare i suoi capelli tra il dorato e il colore del sole in una pallida alba. Sei uno scrittore o un poeta post-moderno?
Jack è biondo. Punto.

Trasmettere certezza con le parole

Soggetto, verbo, complemento oggetto.
E’ questa la formula della certezza assoluta. Il cielo è sereno. Il vento spira forte. Paul è stanco. Hitler era un despota. Mario studia latino. Francesca mangia una mela.
Certezze. Solo certezze.

Nell’incerto costante dell’esistenza, voglio solo certezze. Almeno nella mia fantasia.
La certezza, come dice la parola stessa, è certa. Attiva. Propositiva e positiva.
“Pippo ignora il latino” è più determinato di “Pippo non studia latino”.
Dimentica il “non”, dimentica il “troppo”, “poco”, “abbastanza” e “forse”.

Quindi non è vero che Pippo studia troppo, ma è vero che “Pippo è un secchione”.
Quel “troppo” non è quantificabile e non vuol dire niente.
A meno di non avere dei parametri di riferimento.

Tutto è solo un problema di dimensioni

Perché, in questo caso, le dimensioni contano.
Ovvero: ti autorizzo a usare il “troppo” se puoi quantificarlo. In altre parole, seppur vero che “Pippo studia troppo” rimane una preposizione incerta, “Pippo studia 16 ore al giorno, ed è troppo” diventa una preposizione certa.

Perché?
Semplice, perché hai spiegato cosa significa “studiare troppo”. Hai quantificato quel “troppo”. E quel tuo “troppo” vale “16 ore al giorno”.
Quindi il lettore sa che quando userai il sintagma “studiare troppo” ti riferirai a qualcuno che studia dalle 16 ore al giorno in su.

Cos’è e come si crea un Narratore

Il Narratore è colui che narra l’incedere degli eventi. Può essere solo una voce o può essere una voce pensante. Può avere opinioni e può non averle.
Ha la facoltà di trascrivere le sue opinioni e farne parte al lettore, oppure … indovina?
Esatto: può tenerle per sé.

E il Narratore è l’alter ego dell’autore. Sarà quindi l’autore a dettare il testo che il narratore dovrà trasmettere al lettore.
In altre parole, il narratore è un autore mediato. Si pone tra autore e lettore per mediare un compromesso, una trattativa.

E di cosa si sta trattando? Semplice, tratta della comprensione degli eventi narrati.
L’autore è tale se crea, inventa e dirige il proprio mondo. Quindi ogni volta che dormi e sogni, diventi un autore.
Al risveglio, se vuoi raccontare il tuo sogno a qualcuno, devi far mediare la storia da un narratore. Ossia devi tradurre le sensazioni reflue della notte in parole comprensibili a chi ti ascolta.

Il narratore è il “window” dell’autore-microprocessore.

Per fare un paragone informatico, immagina l’autore come fosse il computer, e il narratore come fosse il sistema operativo.
Il narratore è l’interfaccia attraverso cui un qualsiasi operatore-lettore può utilizzare il computer-autore.

So bene che tu vedi ogni dettaglio della storia che hai in mente. E quando dico “vedi”, intendo esattamente “vedere”.
Pensa a una scena. Poi chiudi gli occhi e guarda la scena che vuoi descrivere. Osserva i dettagli: è giorno? è notte? c’è qualcuno? è all’aperto? è una stanza? nello spazio?
La vedi?
Ottimo.

Peccato che io non la possa vedere. Pur sforzandomi, non ci riesco. Potrei farmi venire un culo pieno di emorroidi, ma non riuscirò mai a vedere la tua scena se non me la racconti.
O se non la scrivi da qualche parte.

Mediazioni verbali di pensieri mentali

Ecco il punto.
Ci sto girando intorno per essere sicuro di colpire dove voglio colpire, ma ora ci arrivo. L’autore inventa, sogna e immagina.
Il narratore descrive quello che l’autore gli trasmette.

Eh sì: trasmette.
Perché in questo caso Autore e Narratore operano sempre sul piano della fantasia. Sono entrambi costrutti della tua mente.
In altre parole, sono la tua meta-narrazione.

Nello stesso modo in cui tu immagini la storia che vuoi raccontare, immagini anche il narratore che la deve raccontare.
Sia la storia che il narratore sono inventati, creati e diretti da te.
Il te-autore.

La prima “magia”

Voglio osare un azzardo.
Voglio postulare una legge narrativa, e lo voglio fare adesso. E qui.
Ascolta bene.

Se l’autore immagina la storia e immagina anche il narratore che la de-scriverà al lettore, allora deve per forza immaginare anche un tramite di trasmissione del pensiero tra autore e narratore.
Ovvero deve necessariamente introdurre (nel mondo della propria fantasia) un sistema, diverso dal dialogo verbale, per comunicare al narratore ciò che deve scrivere.

Il sistema più rapido e preciso è trasmettere l’immagine “immaginata”. E come si può trasmettere un’immagine “immaginata”? Con le e-mail? No.
Con i segnali di fumo? No.
Esatto: con la telepatia.

Qualsiasi storia inventerai (horror, giallo, romanzo, mainstream), sappi che dovrai inserirci almeno una “magia”: la telepatia.
Altrimenti non potrai comunicare col tu-narratore e nessuno riuscirà mai a trascrivere la storia che stai immaginando.

Come si diventa e cosa significa “Attore”

Atto-re. Concedimi questo virtuosismo ortografico. Atto-Re.
Il Re degli Atti.
E cosa sono gli “Atti”?

Lasciami estrarre i significati letterali di “atto” dal dizionario:
1. Azione, comportamento di un certo tipo.
2. Movimento, gesto, atteggiamento del corpo o espressione del viso.
3. Manifestazione concreta di un sentimento.
4. Azione che produce effetti giuridici.
5. Documento con o senza valore legale.
6. Relazione scritta, resoconto, verbale.
7. Ciascuna delle partizioni di un’opera teatrale.
8. Funzione pragmatica connessa a un enunciato linguistico, che può esprimere un comando, una promessa o un ringraziamento.

Un attore è colui che fa una o più di queste cose.
Un attore è anche tutte queste cose.
In fin dei conti, l’attore è l’intima essenza dell’agire.

Ogni Attore è un Personaggio

Beh, ci sono alcuni dettagli filosofici da approfondire, ma per il momento possiamo metterla in questo modo. (nota l’aria di incertezza della frase).
Per essere più precisi, un attore diventa “Personaggio” a seguito di una caratterizzazione.

Anche una comparsa di scena è un “attore”. E’ un attore che svolge atti collaterali all’intreccio. Non ha nessuna profondità e nessuna complessità.
Fa parte della “Trama” perché serve a qualcosa, ma nulla di più. Di fatto non gode di volontà o potere sugli eventi.

Il “Personaggio” invece ha un proprio carattere, ha delle opinioni e trasmette emozioni persistenti. Se un “Personaggio” è felice, allora anche il lettore è felice. Se un “Personaggio” soffre, allora anche il lettore deve soffrire.

Il narratore, narra personaggi inventati dall’autore

E questo è l’intimo nodo della vicenda.
In qualità di autore-scrittore devi immaginare il luogo dello svolgimento dei fatti, devi immaginare i partecipanti allo svolgimento dei fatti e devi immaginare anche i fatti.
Quindi, in qualità di autore-scrittore, immagina.

Poi trasmetti la tua immaginazione al narratore. Ma fallo usando la telepatia.
Perché proprio con la telepatia?
Perché è solo in questo modo che il narratore può avere tutti gli elementi necessari a trascrivere correttamente la storia.

Prova a descrivere una scena a un tuo amico.
Poi dì al tuo amico di trascrivere la scena che gli hai descritto (senza fare il dettato, naturalmente).
Leggi ciò che ha scritto il tuo amico e confrontalo con la scena immaginata.
Sono la stessa scena?

Certamente no.
Torneremo sull’argomento più avanti in altri tutorial di scrittura creativa. Per ora ti basti sapere che devi smetterla di “parlare” al narratore affinché descriva.
Parlare col narratore non serve a nulla.

Tu hai il dovere di trasmettergli tutti gli elementi necessari alla trascrizione della tua immaginazione. E quindi trasmettigli direttamente la tua immaginazione.
Fai prima e fai meglio.

Chi è il narratore in Prima Persona Singolare?

Arriviamo al cuore dell’argomento.
Come al solito ho divagato un po’, ma abbiamo avuto l’occasione di puntualizzare su alcuni argomenti cardine.
Quindi che ben venga un po’ di chiacchiera.

Oltretutto ti sarà molto più semplice comprendere quello che sto per dirti.
Ascolta bene.
Il Punto di vista narrativo in prima persona singolare avviene quando un Attore della storia narra la storia stessa.

Un bellissimo esempio di Narratore in Prima Persona Singolare è Nick Carraway.
Chi è Nick Carraway? Come “chi è Nick Carraway”?
Oh diavolo, vai subito a comprare il romanzo di Scott Fitzgerald, “Il Grande Gatsby” e leggilo. Immediatamente.

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Il narratore mediato

Nick Carraway non è Jay Gatsby. E questo mi sembra ovvio.
Sai perché Nick non è Jay?
Semplice, perché uno si chiama Nick e l’altro Jay.

Ovviamente, se un libro si intitola “Il Grande Gatsby” chi può mai essere il protagonista? Nick Carraway o Jay Gatsby?
Esatto, Jay Gatsby.

Ma chi è il narratore de “Il Grande Gatsby”?
1. L’autore: Scott Fitzgerald
2. Il protagonista: Jay Gatsby
3. Quel tizio di cui mi stai parlando: Nick Carraway

Scott Fitzgerald trasmette telepaticamente la propria immaginazione a Nick Carraway. E Nick trascrive ciò che vede e che vive in prima persona.
Esattamente ciò che vede e che vive. In prima persona.
Nick trascrive l’immaginazione di Ftizgerald come fosse il diario di un adolescente: prima si presenta, poi parla delle proprie impressioni e infine ci introduce nella storia. Narra avventure, inferisce legami e rapporti ed egli stesso si legherà e si rapporterà a tutti gli altri attori.

Nick avrà un’opinione di tutti gli attori presenti. E anche gli attori presenti avranno un’opinione di Nick.
Ma l’unica opinione attendibile e diretta, nella prima persona singolare, è quella del narratore. Perché?
Semplice, perché tutte le altre saranno opinioni comunque mediate dal narratore.

Il Grande Gatsby è una storia scritta grazie all’uso magistrale della Prima Persona Singolare, dove narratore e personaggio coincidono, introducendo il lettore nella storia immaginata da Fitzgerald.
In altre parole, ne “Il Grande Gatsby” Nick ti parla di Gatsby e delle avventure che vivono insieme.

Cosa può fare un “Nick”

Penso tu l’abbia capito, ma la risposta giusta alla domanda “chi è il narratore de il grande Gatsby” è la 3. Nick Carraway.
Ma cosa può descrivere Nick Carraway?
O meglio, di cosa può parlarci Nick Carraway?

Nick ci può parlare dei suoi pensieri e delle sue opinioni. Può divagare con dialoghi in prima e terza persona. E può descrivere dialoghi, azioni e fatti a cui egli stesso è presente. In alternativa potrebbe anche riportare fatti e notizie di cui gli hanno parlato, ma senza averne contezza.

Ci sono tante cose che Nick, invece, non può dire. E non gli sono vietate da un “segreto di stato”, ma gli sono vietate dal fatto che non può saperle.
Non può saperle perché sono avvenimenti che accadono in sua assenza. E se Nick non può saperlo, nemmeno il lettore potrà saperlo.

Nick infatti non può sapere cosa fa Gastby in sua assenza. Non può esser certo dei pensieri di un altro personaggio. Ha il potere di desumerli e di interpretarli, ma come ogni essere umano di questo mondo non sarà mai latore di nessuna verità.

A parte la propria, si intende.
Nick quindi è il personaggio di una storia, promosso a narrare la storia stessa.
In altre parole, dovrà mediare (saggiamente) tra l’essere personaggio e l’essere narratore.

Le verità mediate

Anche se la Prima Persona Singolare sembra il modo più semplice di scrivere una storia, di fatto non lo è. A dirla tutta, non ci sono modi “semplici” di scrivere una storia.
Ogni modo ha vantaggi e svantaggi, difficoltà e facilitazioni.

La Prima Persona Singolare rende facile l’immedesimazione tra narratore e lettore. Dopotutto il lettore vivrà la storia attraverso gli occhi del narratore-personaggio. Vedrà solo ciò che vede anche il narratore-personaggio. Proverà ciò che il narratore-personaggio prova. E con esso condividerà esperienze, emozioni e opinioni.

Se hai in mente una storia a forte matrice introspettiva, il narratore in Prima Persona Singolare è la scelta più pratica. Pensa al “Giovane Holden” di Salinger, pensi che possa rendere lo stesso effetto se scritto con un punto di vista differente?

Come hai già compreso, la “verità” della PPS è mediata da alcuni fattori. Non è verità assoluta, e probabilmente i fatti “puri” sono diversi.
Così come sono diverse le motivazioni e gli impulsi emotivi “puri” di tutti i personaggi attorno al narratore.

Tutti hanno un’opinione

Così come le tue opinioni possono differire da quelle di un’altra persona, anche le opinioni del narratore in PPS possono differire dalle opinioni degli altri attori. E possono (anzi, dovrebbero) differire dalle opinioni dell’autore.

Solo l’autore-Dio conosce la verità “pura” sui fatti della storia. E solamente l’autore conosce i motivi e gli impulsi emotivi di ogni altro personaggio attorno al narratore.
In altre parole, solo Fitzgerald conosce la vera identità di Jay Gatsby e di Nick Carraway.

Nemmeno Nick conosce la propria essenza e la propria identità allo stesso modo. Quindi Nick trascrive l’immaginazione di Fitzgerald mediando le “pure” verità della storia. Anche quelle che lo riguardano.

L’argomento è impervio e lo riprenderemo in altri tutorial futuri, ma per il momento ti basti sapere che esistono molti modi di narrare un “fatto”. C’è la telecronaca, ovvero i fatti nudi e crudi, così come accadono. Esiste la “giornalistica” (o giornaletteria, come son solito storpiare certi articoli) ovvero i fatti spogliati dalle matrici emotive. C’è il gossip, ovvero i fatti estremizzati secondo una matrice emotivamente negativa e scandalistica.

E c’è la scrittura creativa, ovvero l’arte di trasformare fantasie in verità mediate. Dopotutto se ti chiedessi di scrivere un tema dal titolo “chi sono io”, anche tu medieresti le verità su te stesso.
E’ normale ed è umano.

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Una prima persona singolare Normale e Umana

Partiamo da due presupposti: la storia si svolge nel mondo reale e il personaggio-narratore è un essere umano.

In questo caso, proprio in qualità di essere umano nel mondo reale, il narratore potrà fare solo ed esclusivamente ciò che può fare un uomo nel mondo reale.
Con l’unica eccezione della trasmissione telepatica del pensiero con l’autore.

Quindi, un narratore-personaggio può scrivere solo ciò che vede, sente, esperisce e conosce. Se decidi per la PPS, il narratore non può conoscere la verità su ciò che accade in sua assenza.

Può desumerlo o accettare la versione di un altro personaggio.
Non può comunque sapere se l’altro personaggio gli stia mentendo intenzionalmente, o stia tralasciando particolari per semplice sciatteria.

La Prima Persona Singolare e la Suspense

Identificare il narratore con un personaggio-poliziotto, ad esempio, permette al lettore di vivere l’indagine con gli occhi dell’investigatore. Diversamente, immedesimare il lettore in un narratore-assassino, offre un punto di vista atipico, ma nondimeno interessante.

La PPS è quello che, nel precedente tutorial di scrittura creativa, ho definito come zoom, o campo ristretto.
Vedere con i soli occhi di un personaggio esime il lettore dalla conoscenza simultanea di altri dettagli. E non conoscere tutti i dettagli di un evento induce curiosità.

La curiosità è ciò che fa leggere “ancora una pagina“. La banalità è ciò che fa riporre il libro sullo scaffale.
Come autore, La PPS ti offre l’onere e l’onore di mettere i paraocchi al lettore per poterne dirigere lo sguardo, le sensazioni e la conoscenza dei fatti.

Ma, a meno di non mettere il tuo narratore-attore su un elicottero, sarai vincolato nei cambi di scena e nelle transizioni.
Ad ogni modo, se vuoi imparare a gestire una PPS, immedesimati nell’attore-narratore e vivi la storia coi suoi soli occhi.
Se ti attieni a questo assunto, non cadrai mai in orrendi svarioni.

Esiste la possibilità del Punto di Vista multiplo che permette all’autore di servirsi di più narratori. Ognuno dei narratori scrive un frammento della stessa storia e il lettore, attraverso singoli racconti, si farà un’idea più precisa dei fatti “realmente” accaduti.
Ma il punto di vista multiplo sarà argomento di un approfondimento futuro.

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Con gli occhi dell’assassino o dell’eroe?

Solitamente si tende a identificare il narratore col protagonista della storia. Almeno per quanto riguarda l’uso della Prima Persona Singolare.
Questo piccolo trucco narrativo, come avrai già capito, aumenta l’effetto di immedesimazione del lettore.
Lo cala, cioè, “dentro” al protagonista.

Ed è proprio perché il lettore coincide col protagonista, il narratore deve essere oltremodo efficiente nel trasmettere:
1. immagini
2. suoni e rumori
3. sensazioni corporee
4. sensazioni emotive
5. odori e sapori

Nella PPS il narratore deve essere talmente minuzioso da non tralasciare nulla e altrettanto sintetico da non cadere ne “l’elenco delle cose”.
O, come la chiamo io, la “lista della spesa”.

Descrizioni essenziali ed esaustive

Descrivi solo ciò che conta, sii sintetico, ma descrivilo bene.
Se scrivessi:

Jack è in una stanza rettangolare di trenta metri quadrati con pareti color salmone. Al centro della stanza c’è un tavolo rotondo circondato da otto sedie. Accanto alla finestra c’è un mobile in stile liberty e sopra il mobile ci sono quattro candelabri in argento, un centrino dominato da un piccolo vaso di porcellana bianca con finiture oro, e uno svuota-tasche con dentro le chiavi della macchina, alcune monete, un fermaglio per capelli, due scontrini accartocciati e una penna biro a scatto con inchiostro rosso.

Confessa. Se scrivessi una cosa del genere, continueresti a guardarmi con gli stessi occhi? Ok. Credo tu abbia capito cosa intendo.
Evita lungaggini ignobili solo per descrivere una stanza. Piuttosto trasmetti l’essenziale attraverso le sensazioni emotive.

Jack è nella stanza.
Si guarda intorno, ma c’è così tanto ordine da farlo camminare in punta di piedi. Immerso in tanta ordinarietà, Jack non può fare altro che catalogare l’arredamento. Tavolo, sedie, divano, mobile, candele, ciotola e svuota-tasche.
Sì, l’unico elemento stonato: quello svuota-tasche riempito alla rinfusa.

Si può fare di meglio, ma per chiarire il concetto è sufficiente.
Velocità nella descrizione di molti elementi, per poi rallentare e inquadrarne uno solo. Ossia quello svuota-tasche dove sicuramente giace qualcosa capace di muovere la trama.

Cosa sono gli “archetipi”

L’archetipo è il contenuto di idee innate che, per semplicità cognitiva, tendiamo ad assumere dalla “Coscienza Collettiva” (concetto junghiano).
In narratologia, l’archetipo è la rappresentazione inconscia di un elemento della storia.
Vediamo di chiarire con un esempio.

L’archetipo dell’eroe è forte e virtuoso. Un cavaliere d’altri tempi o un uomo dotato di poteri inimmaginabili.
Ma un eroe è anche colui che si sacrifica per gli altri. Un eroe è chi vince una malattia dimostrando una tenacia invidiabile. L’eroe è che rischia la propria vita per compiere un’impresa.
L’eroe è colui che tende a un risultato, e una volta giunto alla meta si scopre trasformato, diverso. Se l’eroe dovesse giungere alla meta senza cambiare sé stesso, non sarebbe un eroe-archetipico.
Insomma l’eroe è così tante cose che devo dedicare un tutorial di scrittura creativa solo a questo argomento.

Superman ricalca l’archetipo dell’eroe. Ma anche Topolino ricalca lo stesso archetipo.
Ognuno a modo proprio vive avventure e risolve problemi.
Certamente Superman e Topolino sono due personaggi molto diversi. Eppure sono entrambi “eroi”. Com’è possibile?

L’eroe invincibile, l’eroe umano.

Se tu fossi Superman e la Cryptonite non esistesse, ti sentiresti un eroe nel salvare un bambino dalle mani di venti terroristi armati? Sì? Ok.
Ma se al posto di Superman ci fosse il padre del bambino? Non sarebbe più “eroe” di Superman?
E se il padre morisse portando a termine il salvataggio del figlio, non sarebbe ancor più eroico?

Infine ti chiedo: non sarebbe altrettanto “eroe” anche se morisse tentando e non riuscendo nell’impresa.
Quello che voglio trasmetterti (e non posso usare la telepatia, mi dispiace) è il concetto di “eroe umano”.
Se fossi invincibile, quale rischio correresti nel salvare tutte le persone del mondo?

Un miliardario che offre cento euro in dono a un poveraccio ti sembra caritatevole? Ma se un uomo offrisse il suo unico euro in dono a un indigente, sarebbe più encomiabile. Non trovi?

Ogni personaggio, a modo proprio, rispecchia l’archetipo dell’eroe. Ma il livello di eroismo di un personaggio è direttamente proporzionale al “costo” dell’impresa.
Il “costo” massimo di un’impresa è la vita, e quindi gli autori di Superman hanno dovuto inventare la Cryptonite.
Senza Cryptonite, Superman non sarebbe un eroe ma un “Dio”.

Dalla parte dell’anti-eroe

Ciò che rende “eroe” un eroe, è il suo antagonista.
L’archetipo dell’antagonista è egualmente fondamentale in una storia. Senza antagonista non ci sarebbe sfida, duello o tensione.
Come ti ho già detto, un eroe immortale rispecchia l’archetipo del “Dio”. In altre parole, un eroe deve poter morire. Deve rischiare di fallire. Deve avere un antitesi in grado di frapporsi tra lui e il successo dell’impresa.

Non è detto che l’antagonista debba essere per forza un altro personaggio. Talvolta gli “antagonisti” sono enigmi, difficoltà o incomprensioni.
Pensa alla storia di un marito e una moglie che cercano di salvare il loro matrimonio. Anche se uno dei due avesse tradito l’altro, non necessariamente rivestirebbe il ruolo di antagonista. Dopotutto se l’intento comune è ritrovare l’amore e la fiducia nella coppia, l’antagonista non può essere nessuno dei due.

Certo, l’antagonista potrebbe essere rappresentato dall’amante di lui, o di lei. Potrebbe essere un pretendente. Potrebbe essere l’amico o l’amica impicciona che offre i soliti consigli (non richiesti) e sbagliati.

Ma non solo. L’antagonista potrebbe essere anche una situazione da scongiurare, un evento da impedire, un sentimento da alienare, un ricordo da cancellare (ricordi Eternal Sunshine?) o un elemento inconscio da metabolizzare.

L’antagonista-ente

Quindi l’antagonista potrebbe anche essere un fantomatico “divorzio” che i coniugi vogliono scongiurare. E il “divorzio” non ha una volontà propria e non può agire deliberatamente o arbitrariamente.

Il “divorzio” come antagonista è in parte dentro l’uno e in parte dentro l’altro protagonista-eroe della novella.
Tanto nel marito, quanto nella moglie, possono coesistere sentimenti di vicinanza e affetto, e sentimenti di fastidio e indisposizione.

Marito e moglie sarebbero contemporaneamente alleati (altro archetipo), eroi e antagonisti della storia.
L’oggetto del contendere sarebbe il “restare insieme“. Ovvero una strenua lotta contro sentimenti oscuri come allontanamento, repulsione e acredine.

Quindi il marito sarà eroe nella parte in cui vuole riconciliarsi con la moglie, e sarà antieroe nella parte in cui vuole allontanarsene.
Ma sarà anche alleato della moglie quando accorrerà in suo soccorso.
Per la moglie valgono gli stessi ruoli.

Tieni a mente questi cardini:
1. Problema interno (lotta contro se stesso)
2. Problema esterno (lotta contro il divorzio)
3. Problema di relazione (lotta contro l’altro, alleanza verso l’altro)
Ecco cosa accade nel marito (e nella moglie) attraverso l’intreccio della storia: si chiama intreccio triangolare, o triangolo narrativo.
E presto ne parleremo diffusamente.

Nel prossimo tutorial di scrittura creativa

Perché adesso non provi a scrivere una storia? Usa quello sciocco spunto che ti ho dato parlando della coppia in crisi.
Due protagonisti alleati: marito e moglie.
Un antagonista assente: il divorzio.
Un eroe: l’unione, il matrimonio.

E se vuoi complicare un po’ le cose, allora prova a scriverlo con gli occhi dell’assassino. In altre parole, fai narrare la storia dal punto di vista del “divorzio”.
Esatto, come se il divorzio fosse una persona fisica e potesse narrare.
Dai, sei un autore: inventi, crei e disponi mondi. Cosa vuoi che sia personificare un divorzio?

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Nel prossimo tutorial di scrittura creativa ci occuperemo del punto di vista in terza persona. Approfondiremo i livelli di conoscenza del narratore (ignaro, assente od onnisciente) e giocheremo un po’ con le timeline incrociate. Ovvero con più storie convergenti in una sola trama.
Inizieremo a esplorare i concetti di Plot e Sub-Plot e vedremo come rendere interessante un intreccio col sistema delle relazioni triangolari.
E adesso, mi raccomando: scrivi qualcosa.

Poi prosegui con la lettura del prossimo tutorial di scrittura creativa, il numero 8.

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