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Scrittura Creativa, Tutorial [08] – il narratore in terza persona
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Il passato, il presente e il futuro del tuo romanzo. Un narratore in terza persona deve conoscere ogni cosa, ma può scegliere ciò di cui vuol parlare.

Devo ammettere che il punto di vista narrativo in terza persona è il mio preferito. Mentre il punto di vista in prima persona singolare ha un sapore di “Diario”, il narratore in terza persona è più affine all’onniscenza di Dio.

So bene che questo fa di me un megalomane, ma credo che ogni scrittore debba essere un po’ megalomane. Megalomane nel senso di “saper pensare in grande”. Ovvero ragionare su larga scala.
Ampie vedute.
Sconfinati panorami.
E via, dicendo.

Come abbiamo visto nella guida precedente, il narratore in prima persona è vincolato a un campo d’azione molto ristretto. Può vedere coi soli occhi del narratore, e il narratore è (solitamente) un personaggio/protagonista della vicenda.

Pur rimanendo una scelta interessante, trovo che per scrivere un romanzo in prima persona singolare debba esserci un motivo molto valido.
Una di quelle che son solito chiamare: scelte di di stile.

Il Narratore in Terza Persona

Il narratore in terza persona, invece, permette di giocare con le “inquadrature” di scena come se, invece che uno scrittore, tu fossi un abile regista.
Seppur vero che hai l’arduo compito di bilanciare Descrizioni, Considerazioni, Azioni e Fatti, è anche vero che hai una libertà totale sul “cosa dire” e sul “come dirlo”.

Mi spiego meglio.
Poniamo il caso di un narratore in prima persona coincidente con un bambino di dieci anni. Con una scelta del genere dovrai narrare i fatti attraverso gli occhi, i pensieri, le azioni, le possibilità e la voce di un bambino di dieci anni.

Se hai usi un linguaggio troppo forbito, se descrivi il sapore di un bicchiere di whisky bevuto in uno strip club o se filosofeggi scomodando Immanuel Kant, andrai totalmente fuori dal tema del tuo romanzo.

In altre parole: come diavolo fa, un bimbo di dieci anni, a entrare in uno strip club, filosofeggiare di Ragion Pura e Immanenza, e conoscere il significato di “idiosincrasia”?

Magari il whisky lo può anche sorseggiare. O meglio, trangugiare. Ma ti sarà molto difficile dare una descrizione compiuta e affine.

Libertà, libertà, libertà.

La bella che è prigioniera
tralalà tralalà tralalà la la la 
ha un nome che fa paura 
Libertà Libertà Libertà

– I Carbonari.

Quindi, usando un narratore il prima persona hai, come unico “dovere”, la caratterizzazione compiuta e minuziosa del personaggio narrante. Una volta che ne hai delineato le caratteristiche ti basterà attenerti al protocollo.

Crei quello che in gergo si chiama “cliché”. Il cliché del bambino di dieci anni, ad esempio.
E quindi sai già cosa deve dire, come deve dirlo, come parla, come pensa e tutti gli altri corollari che ti servono per iniziare la tua prima stesura.

Hai, in altre parole, una gamma abbastanza limitata di possibilità tra le quali scegliere.

Usando un narratore in terza persona questo non avviene. Non puoi creare un cliché a cui associare le scelte stilistiche della narrazione.
Perché non puoi?
Beh, perché il narratore in terza persona sei tu. E quando narri una storia, vesti i panni di Dio. O meglio, di un Dio.

Il tuo Dio personale della tua personale storia.

Il Narratore in terza persona ha un “nome che fa paura”.

Ora ti elenco le principali caratteristiche del narratore in terza persona. Son cose che sai già, ma è importante metterle a fuoco.
Inquadrarle nel modo giusto.

  1. Il narratore in terza persona vede a 360°. Può descrivere le cose che ha davanti agli occhi e anche le cose che ha dietro gli occhi. Sa perfettamente cosa avviene dentro una stanza chiusa e sa cosa avviene a 500 Km di distanza da quella stanza.
  2. Se usi il narratore in terza persona non hai vincoli di tempo. Conosci il presente, il passato e il futuro.
  3. Ogni narratore in terza persona sa perfettamente ciò che pensa ogni personaggio e può inquadrare, di volta in volta, un attore o un altro attore e raccontarne le gesta.
  4. Il narratore in terza persona conosce il “se solo avesse saputo che”. Ovvero conosce non solo i fatti che avvengono, ma anche i fatti che sarebbero potuti avvenire se le cose fossero andate diversamente.
  5. Quando ti immedesimi nel narratore in terza persona puoi esprimere opinioni, o puoi desistere dal farlo. Puoi concordare o dissentire dalle scelte dei personaggi. In altre parole puoi essere una presenza attiva nello svolgimento di una scena, oppure puoi nasconderti dietro ai fatti.
  6. Il narratore in terza persona può cambiare linguaggio, stile e forma durante la stesura del medesimo romanzo. Può cambiare opinione, oppure può far cambiare opinione ai personaggi.
  7. Avendo lo stesso potere di Dio, il narratore in terza persona può creare o distruggere tutto quello che gli passa per la testa.

Chi è il Narratore in Terza persona?

Un personaggio del tuo romanzo può rivestire il ruolo di narratore in terza persona. Ovvero può essere il nonno che racconta dei fatti noti al nipotino.

Chiaramente, se affidi il ruolo di narratore in terza persona a un attore del tuo romanzo, la descrizione dei fatti non avrà quella veritiera certezza che avrebbe se la storia la raccontassi tu.
Tu, in qualità di autore.

L’alternativa è mantenere il ruolo nelle tue dita.
Non delegare nessun personaggio a narrare la storia, significa essere un Dio presente. Apparire, intromettersi e prendersi la responsabilità delle proprie scelte.

In alternativa, lasciare il potere narrativo a un personaggio (dentro o fuori campo) significa essere un Dio assente. Avrai sempre la responsabilità delle scelte narrative operate, ma non apparirai e non avrai alcuna ingerenza nella storia.

Cos’è la responsabilità narrativa?

Per responsabilità narrativa intendo molti aspetti diversi di un romanzo. E ognuno di questi aspetti si riversa sulla soddisfazione del lettore.
Potrei sintetizzare il concetto di responsabilità narrativa adducendo meriti e colpe all’autore nel caso in cui il lettore:

  1. Legga il libro d’un fiato e pretenda un sequel.
  2. Legga il libro fino alla fine e continui a seguire gli scritti del medesimo autore.
  3. Riponga il libro sullo scaffale e si dimentichi della storia letta e dell’autore.
  4. Non finisca il libro, ma si fermi alle prime pagine.

Per ognuno di questi eventi, la responsabilità è dell’autore. O del narratore.
Può accadere che un libro abbia una trama coinvolgente e un plot perfetto, ma sia narrato male. Oppure può accadere che nonostante una narrazione perfetta, il libro sia piatto e scialbo.

Se autore e narratore coincidono, allora la responsabilità viene addotta a una sola persona. O meglio, a un solo aspetto del libro: la stesura del testo.

La responsabilità delle scelte narrative

Ovviamente si raggiunge uno dei quattro possibili finali elencati poc’anzi in base all’armonia delle diverse chiavi di lettura di un romanzo.
Sto parlando di Trama, Timeline, Plot, SubPlot, Linguaggio, Stile, Firma dell’autore, Caratterizzazione dei personaggi, dialoghi e un’altra infinità di aspetti.

Ognuno di questi aspetti contribuisce univocamente al risultato finale. Ovviamente non devono essere tutti quanti portati all’eccelsa maestria, ma riuscendo a mantenersi nel giusto-mezzo è possibile scrivere un’opera egregia.

Diversamente, nel caso in cui uno solo di questi aspetti sia orribilmente fallace o distorto, gli altri aspetti passerebbero in secondo piano.
E il libro verrebbe riposto nello scaffale ben prima della parola “fine”.

Medio, massimo e minimo: la dura legge del peggio.

Se il romanzo, sotto ogni aspetto letterario, raggiunge il massimo della perfezione stilistica, allora il libro sarà sicuramente un successo.
Sarà un ottimo romanzo anche nel caso in cui nessuno degli aspetti sia eccelso, ma tutti mantengano una sana “medietà” (non mi piaceva usare la parola “mediocrità”).

Ma sappi sin da ora che ti basta una sola mela marcia in un rigoglioso cesto di frutta, per ammuffire l’intera cornucopia.
Puoi scrivere il miglior libro della tua vita, ma se l’antagonista è fiacco o il linguaggio è dismesso, non riuscirai mai a far presa sul lettore.

E il libro finirà per prendere la polvere dello scaffale. Garantito.

Sta attento a tutto, ma non concentrarti su niente.

Ecco uno dei più antichi trucchi letterari. Specialmente se non hai un plotone di revisori, editor e correttori pronti a leggere il tuo manoscritto fino alla nausea.
Il mestiere dell’autore, specialmente all’inizio, è affine a un laborioso One Man Show.

A Roma direbbero: “Te la canti e te la sòni
E in qualità di unico ingranaggio, dovrai stare attento a così tanti aspetti da non avere né il tempo, né le risorse, per concentrarti su nulla.

Presto arriverò a dire che il libro si scrive “di getto”.
Ma prima di asserire questo importante concetto, è bene lavorare un po’ di suspense attraverso i cosiddetti preamboli.

Narriamo in Terza Persona

Mike avrebbe voluto fissare Jane negli occhi, ma non ce la faceva. Lo sguardo di Jane era furioso come quello dell’inquisitore davanti alla strega.
“C’è una cosa” le disse, asciutto. Poi lasciò quell’attimo di sospensione, come se s’aspettasse che Jane gli chiedesse qualcosa. Aveva bisogno di un invito per entrare nel vivo della conversazione.
Sai, ci son cose che si possono dire, e cose che è meglio farsi chiedere. Quello che Mike avrebbe voluto dire a Jane, non era né l’una e né l’altra cosa.
Semplicemente, era ciò che nessuno dovrebbe dire mai.

Vedi come un narratore in terza persona può giocare con il tempi e i ritmi della narrazione? Inserire una considerazione personale come quella riportata nel finale porta un lettore a chiedersi: dannazione, ma cosa le deve dire?

Ogni volta che il lettore si fa una domanda, cercherà una risposta continuando a leggere il tuo romanzo. E finché non troverà la risposta sarà in uno stato di “sospensione”. Suspense, appunto.

Approfondiremo in seguito questo aspetto (quando parleremo di Flash e Cliffhanger) ma per il momento posso anticiparti qualcosa.

Suspense e Timeline

La TimeLine, come oramai avrai capito, è l’ordine cronologico di narrazione dei fatti. Posso usare una Timeline lineare, ovvero che inizia dal principio e arriva fino alla fine della storia. Ovvero posso fare il contrario, con una Timeline “inversa“: ti descrivo il finale e poi parto dall’inizio della storia.

C’è anche la Timeline “sconnessa” o “sfalsata” che serve a raccontare i fatti in un ordine cronologico più bizzarro. Ma questo è uno stile più da “cinema” che da “libro”. Per un esempio di Timeline “sconnessa”, guarda il film “Le Iene” di Tarantino.

Lavorando sulla Timeline grazie ai “rallentamenti“, alle “anticipazioni“, alle “posticipazioni” e alle “accelerazioni“, puoi giocare con la suspense del lettore. Se rallenti la narrazione quando sei riuscito a incuriosire il lettore su un determinato fatto, allora prolungherai il senso della suspense.

Ma fa attenzione: la pazienza di ottenere una risposta è direttamente proporzionale all’importanza della domanda.
Se la domanda è “Chi è l’assassino?“, il lettore sarà ben felice di attendere la fine del libro.

Se la domanda è “Cosa mangerà Mike a cena?“, allora dovrai dipanare il dubbio entro qualche riga, altrimenti il lettore si frustrerà aspettando la risposta di una domanda per nulla attinente alla trama.

Il Plot, ovvero l’intreccio narrativo.

L’uso del narratore in terza persona è molto utile quando si vuole creare un intreccio narrativo interessante.
Ma cos’è l’intreccio narrativo?
Semplice: è il Plot.

Sì, d’accordo. Ma cos’è il Plot?
Lo so, se ora ti rispondo con: è l’intreccio narrativo, mi mandi a quel paese. Vero?

Schematizziamo la questione. C’è una situazione iniziale [A] e una situazione finale [B]. La storia è tutto ciò che avviene per trasformare la situazione [A] nella situazione [B]. Ma affinché avvenga una trasformazione durante lo svolgimento lineare della vicenda, devono intervenire dei fattori capaci di deviare il corso della storia.

Una situazione [A] resta una situazione [A], finché non avviene un fatto capace di trasformarla in una situazione [B].

Mike sbucciava la mela e avrebbe continuato a sbucciarla fino a quando non sarebbe finita la buccia.
Poi l’avrebbe mangiata.

In questo caso, la situazione [A] rimane comunque una situazione [A]. Micke sbuccia la mela per mangiarla.

L’avrebbe mangiata molto volentieri, se il telefono non avesse iniziato a squillare. Ora, sei mai riuscito a vincere quell’intrinseca curiosità umana che ti fa chiedere “chi diavolo è che rompe le palle”?
No? Bene. Nemmeno Mike.

Qui avviene un fatto estemporaneo che trasforma la situazione [A] in [B].
Mike mangia la mela, diventa Mike risponde al telefono.
Il fatto estemporaneo è il Plot. O meglio, è il punto centrale del Plot. In questa stupida storiella, è addirittura il cosiddetto “Spannung”.

E che diavolo è lo “spannung”?

Lo spannung è il punto centrale dove due vicende si intrecciano per alterare indelebilmente il corso di una vicenda lineare.
Ti basta come spiegazione?

Spero di sì, perché per parlare di “Spannung” ci serviranno almeno due o tre articoli. Per il momento sappi che quando avviene lo Spannung, la storia si modifica a tal punto che se solo il protagonista avesse continuato a fare ciò che stava facendo, sarebbe morto.

“Pronto?” Chiese Mike al telefono.
Dopo un attimo di silenzio, Mike ripeté la domanda. Dall’altra parte c’era solo un respiro pesante. Forse un maniaco, o forse un asmatico.
Poi una parola “Veleno”. Veleno? Ripeté Mike.
“Veleno, sì” confermò la voce. E riappese.

Ecco, se Mike avesse mangiato la mela, sarebbe morto avvelenato.
Quest’ultimo pezzo, nella narratologia di Truby, si chiama “Rivelazione“. Ovvero abbiamo capitò perché la situazione [A] si trasforma in situazione [B].
Se fosse rimasta [A], Mike sarebbe morto e la storia sarebbe finita.

Il Narratore in Terza Persona e le Rivelazioni

Usare il narratore in terza persona aiuta a variare il tipo di rivelazioni che è possibile scrivere nell’arco di una storia.
L’autore/narratore può decidere di rivelare un dettaglio al lettore, ma tenerne il personaggio all’oscuro. Oppure può rivelare qualcosa solo al personaggio, e tenere il lettore nel dubbio (la domanda per cui si attende una risposta, ricordi?). Oppure può rivelare qualcosa a entrambi.

Se solo Mike avesse saputo che il misterioso salvatore era Abraham, un collaboratore di suo cognato, avrebbe saputo dare un volto al mandante di quella mela avvelenata.
Non che a Mike mancassero i nemici, ma ne aveva così tanti da non riuscire a decidere chi, tra tutti, lo volesse più morto che vivo.

In questo caso rivelo un dettaglio al lettore, lasciando Mike all’oscuro.
Anzi, ammetto che Mike non lo sa, usando il costrutto: Se solo Mike avesse saputo.

Mike rispose al telefono, e prima di riappendere iniziò a guardarsi intorno. Gli sembrava di essere osservato, e forse lo era.
Durante la telefonata disse solo “Pronto?”, e subito dopo aver riappeso la cornetta tornò in cucina e gettò via la mela sbucciata.

In questo caso, invece, rivelo qualcosa al personaggio e lo faccio agire in virtù della rivelazione ottenuta. Ma non dico nulla al lettore.
Mi concentro solo su Mike ed evidenzio le sue azioni. Lascio un liceo sospeso sulla natura della conversazione telefonica.

Invece, il Narratore in prima persona

Usando il Narratore in prima persona, invece, incontrerei maggiori difficoltà a rivelare qualcosa solo al lettore.
Perché?
Perché è il personaggio che parla al lettore e tutto ciò che conosce il lettore, è anche tutto ciò che conosce il personaggio.

Per contro avrei molti metodi in più per rivelare qualcosa al personaggio all’oscuro del lettore. O meglio, dovrei addurre meno collaterali e distrazioni nell’arco del flusso narrativo per giustificare il fatto di aver evitato di riportare una conversazione telefonica.
Ma sarebbe comunque scorretto.

Amo le mele, ma odio sbucciarle. Sarò pigro? D’altra parte ho fame, e una mela è quello che ci vuole. Una bella mela rossa.
Che poi, dopo averle tolto tutta la buccia, di rosso rimane ben poco.
Ad ogni modo, come sempre avviene nel momento sbagliato, a un solo istante dal primo morso, squilla il telefono. Rispondo.
Chiedo, pronto?
Chiedo, chi è?
Sento respirare. Forse ansimare.
E con un po’ di imbarazzo mi dicono solo una parola, che non comprendo. Chiedo di ripetere. La ripete.
Appendo la cornetta, torno in cucina e prendo la mela dal picciolo. La sollevo con due dita e la getto nel cestino.

Usare le rivelazioni singole (solo lettore o solo personaggio) con la narrazione in prima persona è più complicato.
Il lettore ha il diritto di sapere tutto ciò che sa il narratore. E se scopre che il narratore sa una cosa che non gli dice, allora storce il naso.

In questo caso, il lettore, sa che il personaggio conosce quella parola detta dall’interlocutore misterioso al telefono. E pretende di saperlo.
D’altra parte il “io lo so, ma non te lo dico” è piuttosto antipatico.

I Tipi di narratore in terza persona

Eh sì, non esiste un solo narratore in terza persona, ma ne esistono molti.
La discriminante tra i narratori in terza persona è il livello di ingerenza dell’autore.
Facciamo qualche esempio.

il narratore onnisciente.

Tra i narratori in terza persona più classici c’è il Narratore Onnisciente. Come dice la parola stessa, si tratta di un narratore che conosce ogni cosa. Dai fatti, ai luoghi, agli accadimenti presenti passati e futuri, fino ai più reconditi pensieri di ogni personaggio della vicenda.

Il narratore onnisciente può dire e fare tutto. Ha il massimo campo di libertà all’interno della vicenda. Pone questioni, offre soluzioni, partecipa alla vita del romanzo con commenti e digressioni.
Si tratta di un narratore importante, sempre presente, capace di usare un linguaggio univoco oppure di parlare per voce di qualche altro personaggio.

Per ovvi motivi, è improbabile avere un narratore onnisciente in prima persona. Non è tuttavia impossibile. Per avere un narratore onnisciente in prima persona devi immaginare un personaggio con poteri di chiaroveggenza o con poteri divini. Tra gli archetipi possibili, il narratore onnisciente in prima persona, rappresenta quello che nella narratologia di Truby si chiama “Guardiano di porta” o “Mastro di chiavi”.
Ma ne parleremo in seguito.

Il narratore partecipe.

Pur narrando in terza persona, è possibile includere il narratore come parte della storia. Ovvero come uno dei tanti personaggi della vicenda.
Certamente dovrai avere un’ottima giustificazione al fatto che egli sa tutto di tutti i personaggi che segue, e un altrettanto ottima motivazione del fatto che egli conosce i fatti e le vicende alle quali non assiste direttamente.

Potrebbe essere il caso di uno psicologo che si basa sui fatti narrati dai suoi pazienti, o magari un prete confessore che, attraverso congetture di vario tipo riesce a desumere la realtà.

Il narratore ingerente.

Un altro classico della narratologia è il narratore ingerente. Si tratta di un narratore in prima o terza persona che, sovente, ferma la trattazione dei fatti per esporre opinioni e digressioni.

Kundera è molto bravo nell’uso di questa particolare forma di narrazione.
Ovviamente le digressioni dovranno essere:

  1. preludio ai fatti che stanno per essere narrati.
  2. conseguenti ai fatti già descritti.

In ogni caso, tra eventi e digressioni, deve esserci un’attinenza logica. Ovvero i fatti narrati devono sostenere le tesi proposte dall’autore sottoforma di commenti o voci fuori campo.

Il narratore assente.

Precisiamo una cosa: il narratore assente non è un giornalista. Ma è semplicemente un narratore che si limita a descrivere i fatti senza esporre opinioni di sorta. Oltre ai fatti, il narratore assente deve coinvolgere l’emotività del lettore trasmettendo emozioni.

Il compito non è tra i più semplici del mondo, ma ci si può riuscire. E come in tutte le cose difficili, raggiungere un risultato eccellente basandoti sui meri fatti è un’impresa a dir poco soddisfacente.

Di fatto è questo il miglior modo di esaltare Trama e Plot, senza per questo ingerire nella vicenda rallentando l’esposizione dei fatti.
Un narratore assente è vantaggioso se il tuo romanzo ha bisogno di un ritmo sostenuto ed è pregno di SubPlot consistenti.

Nel prossimo tutorial di scrittura creativa

Il mio suggerimento è sempre lo stesso: scrivi.
Getta stesure, parole, immagini, dialoghi e descrizioni. Via via nel corso dei tutorial approfondiremo tutti i concetti necessari.

Al momento vorrei lasciarti un piccolo e veloce esercizio da svolgere. Prendi un racconto breve. Studialo a fondo cercando di individuare i punti chiave degli intrecci (situazione [A], avvenimento, situazione [B]).
Poi riscrivi la storia usando un punto di vista differente.
Se è in terza persona narrativa, usa la prima persona scegliendo l’uno o l’altro protagonista. E viceversa.

E’ il modo migliore per imparare ad utilizzare i punti di vista narrativi.

Cosa ci aspetta nel futuro

Nel futuro di questo tutorial, ovvero nel prossimo appuntamento, esploreremo l’estetica del romanzo, ovvero lo stile narrativo e lo sviluppo della trama. Parleremo ancora di Timeline (è un argomento tanto importante quanto vasto) e di Archetipi.
Vedremo infine un tipo particolare di discriminanti narrative: il narratore inattendibile e il narratore focalizzato.

L’obiettivo è arrivare alle forme più complesse della narratologia e della scrittura creativa contemporanea, attraverso cui esplorare la gnoseologia e la genesi di una storia.
Ci arriveremo, col giusto tempo e col giusto impegno.

Al solito, se hai questioni, dubbi o domande sull’argomento trattato, puoi commentare il blog qui di seguito, mi fa sempre piacere sostenere un dialogo elegante insieme ai co-interessati della materia.

E ora, procedi con il nono capitolo del Tutorial di Scrittura Creativa di UnGiornoPer.Com

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