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Scrittura Creativa, Tutorial [09]: Gli archetipi e l’estetica del romanzo
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Gli strutturalisti contro l'approccio organico

Eh sì, John Truby ha fatto proprio un bel casino.
Nel tentativo di esplorare la narratologia contemporanea ha cercato di schematizzare le strutture dei romanzi in 22 elementi meccanici.
In questo nono tutorial di scrittura creativa ci occupiamo di contrastare l’assunto di Truby, ovvero vogliamo capire se ha ragione lui, o se abbiamo ragione noi.

O se non ha ragione nessuno dei due.
Innanzitutto vediamo che cos’è l’estetica di un romanzo nella scrittura creativa. O, ancor meglio, che cos’è l’estetica in generale.

L’estetica nasce da una parola greca che suona più o meno così: “aisthetis“. E significa “sensazione“.
Quindi, rapportando il significato etimologico della parola “estetica” al romanzo, possiamo formulare un’ipotesi: il romanzo è la sensazione che trasmette.

L’estetica del romanzo

Tra l’altro è ciò che ti dico sin dall’inizio di questo tutorial di scrittura creativa: ti devi impegnare nel trasmettere più sensazioni e meno fatti. Più emozioni e meno azioni. Più emotività e meno ragionamenti.

Un libro è fatto di parole e le parole son veicoli di pura magia. Sono i mattoni della comunicazione umana. Con le parole affermano concetti e opinioni, condividono esperienze e idee, lanciano maledizioni e incantesimi.
Il tutto con una sequenza pre-ordinata di lettere: un codice.

Questo codice sta al romanzo come le tonalità cromatiche stanno al dipinto.
l’immagine oltrepassa i limiti spazio-temporali della tela, e ammalia l’inesperto osservatore così come incanta il critico più perito.

Lo incanta tanto nel bene, se è bella. Tanto nel male, se è brutta.
Un quadro ottiene questo risultato esclusivamente attraverso luci e ombre. O, per meglio dire, spettri di frequenza.

Le parole nella scrittura creativa

E così, mentre il bizzarro pittore adopera tinte e colori, l’indomabile scrittore mesce una bisaccia di lettere per estrarne parole e frasi.
Parole e frasi che andranno a esser componimento. E quel componimento non è altro che un banale codice linguistico capace di evadere dalla carta per generare sensazioni nel lettore.

Ovviamente, le sensazioni generate nel lettore devono essere le stesse emozioni vissute dal protagonista. O dal narratore.
Così hai la piena responsabilità della scelta estetica del tuo romanzo.
Ora non hai più giustificazioni.

Sei tu che mesci le parole e sei sempre tu che crei gli incantesimi. Il lettore dovrà semplicemente subire ed ammaliarsi della tua magia.

Le basi della magia estetica

Che sia buio come un desolato castello britannico, o risplenda come quella caleidoscopica palla appesa sul soffitto della discoteca, il tuo romanzo deve trasmettere qualcosa.
Qualsiasi cosa.

Un antico assunto della lirica, suggerisce al tenore di iniziare il canto a risparmio di voce e di terminarlo in uno sfavillante epico crescendo.
Solo così riceverà il giusto applauso.

Ora, smettiamola di prendere in prestito teorie dalle altre arti e occupiamoci della nostra.

Le figure retoriche della scrittura creativa

Diciamo che qualcosa è “bello”. Il che è molto diverso dall’affermare che qualcosa “piace” a un personaggio.
Per trasmettere la sensazione della “bellezza” e quindi dell’incanto, hai migliaia di possibilità.
Una di queste è ricorrere alla figura retorica più abusata della scrittura creativa: la Similitudine.

La Similitudine

Puoi scrivere che un vaso è un bel vaso, ma non è per questo che il lettore lo vedrà bello. Oppure puoi scrivere che Jack è stupido, ma il lettore non sentirà mai la stupidità di Jack.

E allora, come fai a trasmettere la bellezza del vaso o la stupidità di Jack?
Esatto. Con la similitudine.
Certamente hai molte altre strade, ma per ora vediamo di analizzare il percorso più battuto.

“Quando scartò il pacco, estrasse il più bel vaso che avesse mai visto”

In questo caso non abbiamo usato similitudini, ma abbiamo affermato una verità: ossia che il vaso piace al personaggio che scarta il pacco. Questa verità è ben diversa dallo scrivere che:

“il vaso contenuto nel pacco è il più bel vaso del mondo”

Nel primo assunto la bellezza viene trasmessa attraverso gli occhi dell’attore (colui che agisce, colui o colei che scarta il pacco). Nella seconda frase, invece, la bellezza è certificata dal solo gusto estetico dell’autore.
Il primo è più credibile del secondo.
Ci sono dubbi?

La certificazione universale di bellezza nella scrittura creativa

Il pacco è ancora incartato, e vuoi preparare il lettore alla sorpresa. Vuoi anticipare che il pacco contiene un vaso e che il vaso è bello.
Il vaso più bello del mondo.

In questo modo, quando Jack scarterà il pacco e resterà deluso del contenuto ci farà la figura dello stupido. Due piccioni con una fava.
Questo particolare stratagemma lo chiamo “conseguenza a contrasto”. Ovvero attraverso la conseguenza dell’azione nascerà un contrasto d’opinione.

Quale contrasto d’opinione?
Quello che deve sorgere tra il lettore e il personaggio. Il lettore deve adorare quel vaso. Lo deve amare. Deve stravedere.
Solo così, quando Jack resterà deluso potrà dedurne che Jack è uno scemo.

La similitudine all’opera

“Un vaso bello come il sole di primavera” è una similitudine molto semplice. E nemmeno troppo efficace, ma rende l’idea.
Per avere più spessore, il vaso deve essere decantato più a lungo. Con maggiore enfasi.

D’altra parte la scrittura creativa, attraverso il computer, ci mette a disposizione due strumenti incredibili: inchiostro e carta infiniti.
E’ come se avessimo una penna collegata a un barile di inchiostro e un rotolo di carta così grande che ci puoi incartare il mondo.

Oh, finalmente. Ecco due similitudini di spessore.
“E’ come se avessimo una penna …” è la prima, e “… rotolo di carta così grande che …” è la seconda.
Adesso so che hai immaginato la scena bizzarra di un foglio di carta gigante che incarta il mondo.

Ed è proprio questo che devi voler ottenere con le similitudini.
Far immaginare al lettore una scena bizzarra, originale, inaudita, iperbolica e inaspettata. Solo così farai breccia nelle sue emozioni, ed è solo così che la tua magia colpirà il bersaglio.

Un piccolo esercizio di scrittura creativa

Adesso provaci tu.
Prova a creare una similitudine che possa far apparire il vaso come fosse il più bel vaso del mondo.

Poi fai scartare il pacco a Jack e con una seconda similitudine, fallo apparire deluso come i rami di un salice piangente.
Infine, con un terzo passaggio a piacere, sottolinea la stupidità di Jack nel restare così tanto deluso davanti a un vaso così bello.

Perché ti chiedo di fare questo esercizio?
Semplice, perché è l’ardito più impervio della scrittura creativa: dimostrare qualcosa di assoluto anche a costo di sfrondare le opinioni dei personaggi.

E prova a farlo prima di leggere il paragrafo successivo!

E c’è un’opinione che non si può abbattere

Ed è l’opinione del lettore inerente a un concetto assoluto.
Che il vaso sia bello, non ci sono dubbi. Il vaso lo crei tu e lo disegni a tuo piacere.
Ma anche la delusione di Jack è un assoluto.

D’altra parte Jack può avere tutte le opinioni che vuole, quindi è perfettamente coerente che possa restar deluso davanti a un vaso che non gli piace.
E allora perché questa sua delusione dovrebbe renderlo “stupido”?

Uno dei tanti modi di uscirne è far sì che Jack abbia un vaso identico sul tavolo. E che, magari, la coppia dei due vasi gemelli sia una rarità d’antiquariato.
Insomma, attraverso le figure retoriche della scrittura creativa puoi costruire qualsiasi concetto. Ma non sei libero di distruggerli tutti.

E un costrutto indistruttibile è la sacralità delle opinioni e dei gusti.
Così Jack non può essere stupido per non apprezzare l’estetica del vaso, ma può essere stupido per cento altri motivi.

Ecco, con questa nozione in più, riprova a fare lo stesso esercizio di prima.

D’accordo, ma qual’è l’opinione che non si può abbattere?

Semplice, l’opinione del lettore.
Sia per quanto riguarda la vita quotidiana, sia per quanto riguarda l’estetica del tuo romanzo. Se il lettore ama la montagna, non subirà il fascino del “bello come un tramonto in riva al mare”.

E se il lettore odia i vasi, allora non c’è verso di indurlo a credere che un vaso sia bello. Ma qui entra in gioco il potere magico della similitudine.

Attraverso la similitudine sposterai l’attenzione del lettore dal vaso al paragone associato. E così il vaso non sarà più “un vaso“, ma un oggetto bello come …

La differenza tra similitudine e metafora

Spesso ci si può confondere, ma la similitudine e la metafora, pur operando sotto lo stesso profilo induttivo, sono due costrutti molto diversi.
Schematizzando e banalizzando la questione, nella similitudine c’è la parola magica “come” o un suo sillogistico sinonimo.
Nella metafora, no. La metafora è una trasposizione diretta senza la necessità di palesare entrambi i parametri di riferimento.

La similitudine, invece, è una trasposizione per spostamento, dove i due parametri si palesano nel testo.
Vediamo due esempi per chiarire meglio.

Jack aveva lo sguardo di un falco, è una similitudine. Paleso entrambi i parametri (lo sguardo di Jack e il “falco”) e sposto il concetto da “sguardo acuto” a “sguardo come quello di un falco“.

Jack era un falco, invece è una metafora. Lascio intendere la parola “sguardo” e non paleso l’attributo del primo parametro, ma paleso solo il secondo. Non li accosto nella medesima frase, e il concetto viene sovrapposto.
Jack era un falco. Non “assomigliava a un falco” e nemmeno “guardava come un falco“. Jack era proprio un falco.

Naturalmente sarà il contesto del periodo a disambiguare il concetto.
Ma questo lo approfondiremo in seguito.

Tra le altre figure retoriche della scrittura creativa …

Esistono delle figure retoriche dai significati molto impervi. Una di queste è la catacresi. La Catacresi è quella figura retorica per cui un senso “figurato” diventa un senso “proprio”.

Animali, uomini e bottiglie hanno il “collo”. Posso tirare il collo a una gallina, a una fidanzata irascibile o a una bottiglia, e non creare alcuno stupore per il senso della frase.
All’interno di un romanzo si possono creare molte Catacresi divertenti attribuendo particolari caratteristiche ai personaggi o agli oggetti.

“Aveva comprato una di quelle penne stilografiche strane. Sul tappo aveva un lungo pennacchio iridescente, così un giorno m’era balzato in testa un pensiero che dovevo scrivere subito e le strappai la penna di mano, prendendola per la coda”

La Catacresi è molto usata nel linguaggio dei comici:
– sai perché il taschino della giacca è un luogo molto pericoloso?
– è pericoloso perché molti ci lasciano le penne.

Dopo la Catacresi, ecco la Sinestesia

Che è anche il miglior modo di scrivere. Attraverso i riferimenti sinestetici è possibile attribuire un parametro appartenente a uno specifico sistema rappresentazionale, a un paradigma differente.

Mi spiego meglio:
Fu così rapito da quella musica che iniziò a vederne le note.

E quindi, vedere i suoni, ascoltare i sapori o le aspre parole ruvide, fanno tutte parte di quell’elegante figura retorica che è: la Sinestesia.

Infine, l’Epanadiplosi

E’ facile imbattersi in manualetti spicci capaci di illustrare le figure retoriche più comuni. D’altra parte per essere uno scrittore non occorre saper l’intera nomenclatura delle figure retoriche a disposizione della scrittura creativa.

Ma è bene conoscerne il più possibile per meccanizzarne gli effetti. Ovvero, è bene conoscere gli strumenti del mestiere, e sapere quando servirsene.
Con l’Epanadiplosi, solitamente, si enfatizza un concetto costruendo una frase in prosa come fosse poesia.

L’Epanadiplosi si realizza semplicemente iniziando e terminando una frase con la medesima parola.
“Correva perché non aveva tempo, e quindi correva” è un a specie di Epanadiplosi, ma anche una sgraziata ripetizione.
“Non amar chi ami. Ama chi ti ama” è un proverbio in Epanadiplosi.

“Dentro al pacco c’era un vaso molto bello. Era bello perché a tutti piace un oggetto bello” è un’Epanadiplosi atipica che potremmo utilizzare (al posto della similitudine) per descrivere il meraviglioso vaso che a Jack non piace.

Narrazione sistemica e narrazione organica.

E qui siamo tornati all’inizio.
Lo scopo di questo tutorial è capire se la narrativa ha una sua struttura interna oppure è solo enfasi, estetica ed estrinsecazione.

A proposito “enfasi, estetica ed estrinsecazione” è una figura retorica anch’essa. Si chiama Allitterazione. Si ha un’Allitterazione quando più parole iniziano o finiscono con la medesima lettera.

Da un lato abbiamo le teorie di Campbell, Truby e Forlai. Dall’altro lato abbiamo le teorie di John York e le mie (che non sono nessuno, ma volevo partecipare).
Iniziai questo tutorial di scrittura creativa con le parole:

“Nessuno è in grado di insegnare la Scrittura Creativa.
Capisco che un’introduzione del genere non è il miglior modo di iniziare un tutorial sulla Scrittura Creativa, ma è esattamente quello che penso.”

– cit. Me Stesso

E scusa l’autocitazione.
Per insegnare qualcosa, occorrono delle regole. In altre parole deve esistere una sorta di schema che sia ripetibile e trasmissibile.
Ma gli schemi della scrittura creativa son così pochi che potremmo ridurli a uno soltanto.

Il pensiero sistemico

Truby & company pensano che la scrittura creativa di un romanzo passi attraverso talune fasi specifiche e che queste fasi, se ripetute in sequenza, possano trasformare un aneddoto in un racconto.

Hanno ragione.
C’è una situazione iniziale, qualcosa turba la situazione iniziale, qualcuno cerca di ripristinare le cose, e ci riesce solo dopo aver sostenuto delle prove erculee.

Ma a parte questo schema che si ripete da millenni, finora non ho visto nessun altro schema capace di trasformare una storia in un romanzo.
Ciò che, invece, riesce a trasformare una storia in un romanzo è:

  1. la caratterizzazione dei personaggi
  2. la capacità del narratore di dipingere con le parole
  3. la trasmissione dei concetti sottoforma di emozioni

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Il pensiero organico

Secondo altri narratologi, la scrittura creativa è un insieme organico di parole, frasi e periodi. Ogni singola parola contribuisce all’espressione estetica del racconto o del romanzo.

Senza che, alla base, ci sia uno schema ripetitivo diverso dalla divisione in atti tanto cara agli antichi greci e agli antichi romani.
C’è la retorica di aristotele che prevede un Esordio, una Narrazione, una Dimostrazione e un Epilogo.

Potremmo transitare i concetti aristotelici nella narrativa, semplicemente accostando la situazione iniziale all’esordio, la turbativa alla narrazione, la risoluzione della turbativa alla dimostrazione e il ripristino della situazione iniziale all’epilogo.

Ecco, questo è l’unico schema veramente efficace della scrittura creativa.
E perché è efficace?
Perché si ripete da migliaia di anni. E sempre, in ogni tempo, ha offerto capolavori narrativi immortali.

Quindi, tutti i libri sono uguali?

Giammai.
Non esistono due libri uguali. Anche questo concetto è stato ben espresso e sottolineato nel corso del tutorial di scrittura creativa.

“Così, unendo sintesi e significanti in sapiente alchimia, è possibile esprimere lo stesso concetto e trasmettere la medesima emozione in milioni (forse miliardi) di modi diversi.”

– cit. Me Stesso

Scusa se cito ancora me stesso, ma è solo per invogliarti a riprendere il corso-tutorial di scrittura creativa dall’inizio e rileggerlo.
Un ripasso fa sempre bene. A tutti.

Ora che molti concetti son stati chiariti, son certo che troverai molto più semplice rileggere quegli articoli che, almeno all’inizio (se eri alle prime armi) sono stati ostici.

Ad ogni modo, seppur io sia convinto che esista una sola e unica struttura possibile per i testi narrativi, sono altresì convinto che questa struttura è talmente libera che è possibile usarla per scrivere un altro fantastiliardo di libri senza mai rischiare di ripetersi.

E allora buttiamo via lo strutturalismo?

No. Giammai.
Anche lo strutturalismo narrativo ha un’utilità specifica. Dopotutto se anche la psicologia agli albori del secolo scorso cercava le fondamenta dell’IO nel metodo scientifico (W. Wundt), allora anche la narrativa, e la narratologia in particolare, deve essere ascrivibile in una struttura algoritmica.

La differenza è che le variabili nella narrativa son maggiori delle variabili della psicologia. E se anche fossero le stesse variabili (dopotutto la fantasia è una sovrastruttura cognitiva), significherebbe che la psicologia non è stata ancora spiegata bene.

Gli Archetipi e l’utilità della struttura narrativa

Scrivi col cuore, ma prima di scrivere, progetta la tua storia col cervello.
Ecco a cosa serve la struttura narrativa di Campbell, Truby e Forlai. Dopotutto sono autori blasonati e illuminati professori.

Così, accettiamo le etichette e andiamo avanti. Cerca di capire che l’utilità di una struttura fissa nella narrativa e nella narratologia è utile per ordinare le idee.

Avendo dialogato con un incredibile numero di studenti di scrittura creativa mi son reso conto che essere dispersi nel mare magnum delle infinite possibilità spaventa tutti.
E non solo gli studenti o gli aspiranti tali.

Quello che, di buono, possiamo prendere dallo strutturalismo narrativo sono gli Archetipi. Ossia delle figure idealizzate che agiscono in nome di ideali rigidi.
Archetipi come l’eroe o il fante, come il mentore o il trickster.

Utilizzare delle figure predeterminate aiuta a disporre le pedine nella grande scacchiera della narrativa. Sapere a priori che un determinato “pezzo” è in grado di muoversi in una sola direzione è di grande conforto nella progettazione artistica di un romanzo.

La struttura e la scrittura creativa

Sebbene Aristotele sia stato molto sintetico (come suo costume) nel delineare i passi fondamentali della retorica, Truby ha fatto un lavoro migliore nel suddividere ulteriormente le quattro fasi aristoteliche in 22 passi.

Non è questa la sede in cui andremo ad analizzare i 22 passi di Truby (creati sullo schema di Campbell), ma è bene chiarire sin da subito un concetto fondamentale.
Scrivere seguendo uno schema non è sbagliato.
E, soprattutto, non uccide la creatività. Anzi, secondo me (e Yorke) la esalta.

Grazie agli schemi narrativi sappiamo che la trama deve attraversare talune fasi specifiche per diventare una trama interessante. Il plot (ovvero l’intreccio) ha bisogno di disciplina e rigore per essere comprensibile, così come l’escalation emotiva del libro deve avvenire secondo uno schema preordinato.

Certamente non occorre attenersi pedissequamente a quando imposto, dopotutto se si chiama scrittura creativa c’è un motivo, ma seguendo i passaggi suggeriti da Truby è possibile stendere un lenzuolo chiaro e comprensibile.

La chiave è nell’esposizione dei fatti

Sebbene la struttura fondamentale della narrativa sia una sola e una soltanto, quello che rende un libro diverso da un altro è:

  1. la sequenza espositiva dei fatti (questo lo metto prima, e questo dopo)
  2. la firma dell’autore, ovvero lo stile espressivo
  3. le digressioni, i punti di vista e i narratori
  4. la caratterizzazione dei personaggi secondo archetipi flessibili

Lo schema di base è sempre lo stesso, ma la sostrato narrativo muta a ogni cambiar di penna. E così, se dovessimo scrivere la stessa trama, sono certo che scriveremmo due romanzi molto differenti.
Io col mio stile e tu con il tuo.

Quindi, quello che conta sono le emozioni

Dipanando l’ipotesi iniziale è venuto fuori che uno schema rigido sgombera il cervello da tutti quei fastidiosi calcoli di “quando dire cosa”.
Ed è un vantaggio non da poco. Perché?
Semplice, perché col cervello libero da sovrastrutture ragionanti, la fantasia scorre più fluida.

Ecco che, sebbene una struttura sia necessaria, non è la struttura a fare di un libro qualsiasi un grande romanzo immortale.
Ma è la penna.
Ovvero non è il “cosa” scrivi, ma il “come” lo scrivi a scolpire il tuo nome tra i grandi o relegarlo alla cantina degli sconosciuti inediti.

Pensa con la testa, ma fallo prima di scrivere.
Poi scrivi col cuore.
E il libro si scriverà da se.

Questo ci permette di creare miliardi di narratori differenti

Come, ad esempio, il narratore inattendibile. Immagina una storia scritta attraverso gli occhi di una persona ubriaca. O in preda all’euforia chimica.
Certamente sarebbe un narratore bizzarro e originale, ma come fidarsi del suo punto di vista?

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Oppure fai narrare la tua storia da un integralista. Uno che pensa sempre alle stesse cose. Un novello Charles Bukowsy della narrativa.
Certo, alcol droga e figa son argomenti già presi, ma fai narrare la tua storia da un attivista ambientale o un animalista e vedi come cambia il flusso del racconto.
Ecco il narratore focalizzato: con sole tre o quattro chiavi di lettura sa raccontarti una storia interessante.

E di narratori te ne puoi inventare a bizzeffe.

La TimeLine e lo strutturalismo

Infine, come ultima parentesi, andiamo a ripassare il concetto di TimeLine e accostiamolo allo strutturalismo.

Una TimeLine altro non è che la sequenza degli eventi. Questa TimeLine segue per forza una struttura: se non altro cronologica.
Lo strutturalismo narrativo si occupa proprio di questo, ovvero della struttura temporale degli eventi.

In altre parole, siamo nel campo del “quando dire cosa”.
Inizia con una situazione calma, poi agita le acque, poi calma il mare. Oppure fa il contrario. Agita le acque, racconta la situazione iniziale, poi calma il mare.

Sono i punti della struttura a essere fissi e rigidi, ma la struttura in sé è molto flessibile. Puoi prendere un evento e raccontarlo prima di un altro. E anche se non rispetti l’ordine cronologico, non fa nulla. L’importante è che tu trasmetta emozioni al lettore.

Quindi una TimeLine è di per sé una struttura rigida.
Prima di iniziare a stendere il tuo soggetto, costruisci una TimeLine solida ed efficace, e rispettala durante le sessioni di scrittura.

Nel prossimo tutorial di scrittura creativa

Finalmente siamo arrivati a 10. Abbiamo parlato di molti argomenti e ho la sensazione di non aver ancora parlato di nulla.
Nel prossimo tutorial di scrittura creativa ti parlerò delle fasi narrative, ovvero degli step “strutturali” e pratici da seguire quando progetti un romanzo.

In altre parole raccoglieremo tutto quello di cui abbiamo parlato finora e ne faremo un paradigma pratico e semplice per iniziare a scrivere il tuo primo libro, o la prima pagina del tuo prossimo libro.

Leggi adesso l’articolo del prossimo tutorial di scrittura creativa.

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