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Scrittura Creativa, Tutorial [10]: il punto della situazione
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Eh si, vediamo di cosa parliamo quando parliamo di scrittura creativa

In questo articolo voglio interrompere l’esposizione dei concetti generali sulla scrittura creativa e concentrarmi sul quadro d’insieme.
Un “quadro d’insieme” serve a stimolare la memoria e facilitare l’apprendimento.

Inoltre serve a fare il punto della situazione. Nel corso del tutorial di scrittura creativa abbiamo toccato, lambito e dimostrato numerosi concetti. E ogni concetto della scrittura creativa è una tessera chiave dell’intero mosaico.

Devi immaginare la scrittura creativa come una piramide egizia, se gli togli un paio di tasselli alla base, qualcosa si incrina. Se gliene togli di più, allora la struttura crolla.

Pur essendo un articolo-riepilogo sui concetti della scrittura creativa, voglio premetterti che al termine avrai comunque imparato qualcosa di nuovo.
Sebbene ci serva per altri scopi, questo articolo, alla fine, ti dimostrerà un punto chiave della scrittura creativa.
Quindi, continua a leggere.

Siamo partiti senza un progetto

Ma i veri viaggiatori partono per partire;
cuori leggeri, s’allontanano come palloni,
al loro destino mai cercano di sfuggire,
e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!


C. Baudelaire – Il Viaggio

Perché si fa così. Si parte come i veri viaggiatori e non è dato conoscere la meta.
Il motivo è semplice.
La scrittura creativa non ha una meta, non ha uno scopo. O almeno, non ha mete o scopi predefiniti.

Nella scrittura creativa ognuno vede ciò che vuol vedere. Sarebbe strano il contrario.
Ti basta pensare che ci sono autori mainstream, autori di gialli, autori di rosa e autori di horror.
Ognuno di loro ha successo nel proprio campo e ognuno di loro vede la scrittura creativa a modo suo.

Ecco perché, nella presentazione di questo corso, ti ho sbandierato che la scrittura creativa non si può insegnare e non si può imparare.
Perché?
Perché non ha regole o algoritmi di base. Non segue un filo predefinito e non soggace docile a nessun comando.

La scrittura creativa è la scrittura più libera del mondo.
Capisco che, in rispetto di tanta libertà, sono stati espressi gineprai di concetti (tutti egualmente importanti) che si sono amalgamati insieme.

E ora, come farebbe un’esperta pasticcera, eliminiamo i grumi dall’impasto:

Scrittura Creativa: Presentazione

Nel primo tutorial di scrittura creativa abbiamo solcato le differenze tra scrivere e de-scrivere. Eh no. Non sono la stessa cosa.
Scrivo in preda al flusso creativo e de-scrivo in preda al flusso “visivo”.

Posso descrivere ciò che conosco, ciò che vedo. Posso descrivere un panorama o un aneddoto. Insomma, la descrizione compete al deja-vu. A ciò che hai già visto.

La scrittura è molto diversa. Sebbene si basi sempre su “cose” che conosci, la scrittura serve a trasmettere. E trasmettere non è la stessa cosa di descrivere.
Posso descriverti un albero fino a dipingerlo con le parole. Posso scriverti di un albero e di come mi ha fatto sentire.

La descrizione, quindi, è affine alla fotografia. La scrittura è affine all’epistola, ossia alla trasmissione emotiva di un concetto tangibile.
Quando rileggi ciò che hai scritto, poniti sempre una domanda: questo concetto posso trasmetterlo anche con una fotografia?

Se la risposta è “sì”, allora hai descritto. Cancella e poi inizia a scrivere sul serio.
Ed è questo il concetto base del primo tutorial di scrittura creativa.

Scrittura Creativa: la firma

Abbreviamo un po’, altrimenti per scrollare questa pagina ti serve un mouse con una rotella gigante.
Nel secondo tutorial di scrittura creativa ci siamo occupati della firma dell’autore.

Un autore firma il proprio testo narrativo quando utilizza uno stile uniforme. Inoltre, attraverso la combinazione e l’interazione di scene, personaggi e azioni, imprime un’impronta definitiva e personale allo svolgimento e al ritmo della trama.

Stile e Ritmo sono le due variabili principali da gestire, affinché leggendo solo poche righe del tuo testo narrativo si possa risalire alla firma.
Prova a leggere un testo di Richard Bachman e uno di Stephen King. Poi dimmi se non sono la stessa persona.

Scrittura Creativa: trasmettere emozioni

Mantieni la concentrazione. Poi fa un respiro e immergiti.
Ecco, la trasmissione delle emozioni è un passaggio analogo a quello che ho appena scritto. Il tuo testo deve far “mantenere la concentrazione” e poi “immergere”.

Un lettore si distrae facilmente. Molti leggono con lo stereo o con la TV accesa. O al mare, dove prurulenti sciami di bambini non fanno altro che sollevare sabbia e baccano.

Mantenere la concentrazione richiede uno sforzo. E per quale motivo dovrei sforzarmi se ciò che leggo non mi trasmette nessuna emozione?
A quel punto, tanto vale leggersi un libro di testo universitario: almeno imparo qualcosa.

La trasmissione delle emozioni avviene quando la combinazione e l’interazione tra Sfondo, Personaggi ed Eventi è chiara, comprensibile e lineare. Se capisco, son contento. Se son contento, mi concentro.

Se non comprendo, mi frustro. Se mi frustro, smetto di leggere e vado a prendere i bambini a calci in culo perché voglio dormire sotto al solleone.
E di questo ci siamo occupati nel terzo tutorial di scrittura creativa.

Scrittura Creativa: sincerità, schema e tema

Prima ho detto che descrivere è l’atto relativo al trasmettere un concetto sensoriale che si può, in qualche modo, registrare.
Magari con una foto, o con un video.

Scrivere, invece, è un atto viscerale che avviene mediante l’immaginazione di una scena o di un evento, e la sua trasposizione su carta. Quando scrivi, non limitarti a descrivere ciò che ho visto nella mente, piuttosto impara a trasmettere il “come ti senti” davanti a ciò che hai immaginato.

O meglio, immedesimato nel protagonista del tuo romanzo, descrivi come egli si sente posto davanti alla scena. Credimi, poi non ci sarà alcun bisogno di descrivere minuziosamente la scena. Se hai caratterizzato il personaggio a dovere, ti basteranno quattro parole per inquadrare l’immagine.

E così tu DEVI aver visto, immaginato o vissuto profondamente ciò di cui scrivi. Solo in questo modo puoi trasmettere emozioni tangibili, intelligibili e plausibili.
Ogni scena avrà un tema di base (alludo, ad esempio, al titolo del capitolo) e ogni tema sarà presentato secondo uno schema ben preciso.

Il tuo schema. Ovvero, la Time Line.
E di questo abbiam parlato nel quarto tutorial di scrittura creativa.

Scrittura Creativa: tempo, ritmo e stile

Fai un altro respiro, per cortesia.
Ossia rallenta la lettura. In un articolo di blog posso scrivere qualche istruzione, ma in un testo narrativo sarebbe quantomeno bizzarro o irriverente dire al lettore cosa deve fare, quando deve concentrarsi o se deve o meno respirare.

E, allora, come si fa?
Semplice, si fa calibrando il tempo dell’esposizione. Il susseguirsi dei fatti stimola la concentrazione e rallenta il respiro. Si entra in uno stato di sospensione ipnotica fino all’epilogo dell’evento.

La digressione, invece, rallenta l’esposizione e rilassa il lettore. Ma, se prima di una digressione ho lasciato un evento in sospeso (suspense, sospensione), allora la tensione (thriller) del lettore aumenterà vieppiù la digressione sarà lunga e raggomitolata.

Giocare con questi elementi significa saper gestire sia il tempo che il ritmo di un testo narrativo.
E lo stile?
Beh, semplificando: lo stile rallenta alla presenza di tanti aggettivi e si velocizza di fronte all’uso di verbi potenti e descrittivi.

Se vuoi approfondire, leggi il quinto tutorial di scrittura creativa.
E sappi che io odio gli avverbi.

Scrittura Creativa: Trama, stile e punto di vista

Lo stile è il perno attorno a cui ruota tutto il testo narrativo. Attraverso lo stile si imprime la firma dell’autore. Sempre attraverso lo stile si rende più o meno accessibile il testo (facilità di lettura, comprensione e propriocezione dei concetti).

E ancora, lo stile regge il ritmo e il tempo di una narrazione. Te l’ho appena scritto: più aggettivi, meno veloce. Meno aggettivi, più veloce.
Ma ciò che rende lo stile davvero importante è la Trama.

Ovvero, se lo stile è il “come scrivi”, allora la trama è il “cosa scrivi”. Le due cose son gemelle e confluenti. In un romanzo barocco non puoi scrivere in slang afroamericano. Sarebbe bizzarro.

Anzi. Puoi. Ma il protagonista, quale novello McFly di Harlem, deve esser tornato al passato con qualche curioso congegno. Magari una bella e fiammante DeLorean.

Lo stile e la trama si legano indissolubilmente al punto di vista. Ovvero se scrivi in prima o terza persona, il tempo e il modo di esporre i fatti cambia considerevolmente.
Ed è ciò di cui abbiamo ciarlato nel sesto tutorial di scrittura creativa.

Scrittura Creativa: il punto di vista in prima persona

Qui ci siamo occupati di un solo argomento specifico, ovvero il narratore in prima persona singolare.
Abbiamo visto le tante possibilità e le altrettante impossibilitazioni di questo blasonato punto di vista, e abbiamo approfondito qualcosa sul “come si adopera”.

Il punto di vista in prima persona è una telecamera stretta che guarda attraverso gli occhi del narratore. Pensa come il narratore. Parla come il narratore. E vede, sente, tocca, prova, sperimenta e gusta solo quello che il narratore vede, sente, ecc…

La forza di questo stiloso punto di vista narrativo è l’introspezione e l’immedesimazione. In un romanzo come “la coscienza di Zeno” era l’unica scelta saggia da operare. E Italo Svevo, non essendo un coglione, ha fatto esattamente ciò che doveva fare.

Di questo e di altro abbiamo trattato nel settimo tutorial di scrittura creativa.

Scrittura Creativa: il punto di vista in terza persona

A differenza del tutorial precedente, qui ci siamo occupati della terza persona narrativa. Ovvero di un punto di vista ampio, fresco e libero.
Il modo migliore per operare con questo punto di vista è estremizzarne le doti e quindi accostarlo a un narratore onnisciente.

Naturalmente puoi renderlo personale e particolare, inventando o sperimentando altre caratterizzazioni del narratore. In ognuna, seppur con medesima trama e medesimi fatti, scriverai una storia diversa.

Perché, sai, non esisteranno mai due libri uguali (a parte col copia/incolla). Forse simili sì, ma è già un’impresa molto difficile.
L’argomento è vasto, e quindi ti rimando all’ottavo tutorial di scrittura creativa.

Scrittura Creativa: organicisti contro strutturalisti

Qui ci siamo addentrati in un terreno impervio: ovvero sulle teorie.
Nel corso dei secoli son stati scritti miliardi di libri e migliaia di miliardi di questi libri sono stati letti, comprati e venduti.

Qualcuno (che tanto pochi non sono) ha voluto occuparsi di tanto successo e di tanta diffusione cercando di capire il motivo per cui un libro suscita e susciterà più successo di – ad esempio – un film.

Oggi, grazie alle moderne tecnologie, si stanno sperimentando nuovi modi di trasmettere le storie. Ma l’unico modo che, dal passato più lontano ai giorni più recenti, ha avuto successo è il passaggio dalla forma orale alla forma scritta.

Leggende che son diventati libri.
Da un lato c’è chi pensa (sottoscritto compreso) che un libro nasca dall’anima e fluisca sulla carta in modo trascendentale, quasi fosse una gnoseologia intrinseca dell’autore.

Dall’altro lato, invece, c’è chi pensa che i libri debbano seguire una struttura ben precisa, toccando tempi, ritmi, stili e temi ricorrenti.
Addirittura Georges Polti ha cercato di postulare che al mondo possono essere scritte solo 36 situazioni drammatiche. E che ogni libro, in qualche modo, si rifaccia a una di queste.

Ancor più estremista, Yorke ha ristretto il campo a una sola situazione drammatica. Ad ogni modo, per un’esposizione più approfondita, ti rimando al nono tutorial di scrittura creativa.

Il quadro generale della scrittura creativa

Ecco di cosa abbiamo parlato oggi. Del quadro generale della scrittura creativa.
Smettendo di essere specifici e approfonditi in ogni argomento (ma si poteva fare ancora di meglio con ancora più sintesi) abbiamo ampliato le vedute sul quadro generale.

In altre parole, siamo passati dallo stile in prima persona a uno stile in terza persona. Nonostante il “narratore” sia sempre io.
Contenendo tutti i concetti espressi in un solo quadro d’insieme ti ha convogliato verso una comprensione più generalista.

Forse una conoscenza meno specifica, ma adesso sai qual’è il filo conduttore di tutti gli articoli che ho pubblicato finora.
Conoscere il filo conduttore di una “trama”, allenta la tensione perché risponde a molte domande aperte.

Le domande aperte servono a confondere il lettore. E la confusione serve a creare domande aperte. Un ciclo perfetto.
Grazie a una moderata confusione è possibile deviare l’attenzione del lettore su elementi collaterali del romanzo senza che questi si accorga di avere tutte le risposte scritte fin dalla prima pagina.

Le domande, poi, son incrementali. Ciò significa che una domanda è tanto più pressante vieppiù si tarda la risposta.
Come una slavina che scende il dorso di una montagna. Man mano che frana, raccoglie altra neve e diventa sempre più grande.

Lo spiegone

Sebbene io abbia utilizzato questo articolo per invogliarti ad approfondire e ripassare gli argomenti di scrittura creativa che ho trattato finora, ho anche voluto trasmetterti un nuovo strumento: lo spiegone.

Quando un personaggio spiega a un altro personaggio il perché, il cosa o il come sta agendo in quel modo, in realtà lo sta spiegando al lettore.
Quando un medico dice a un infermiere che la siringa non deve contenere aria, altrimenti potrebbe creare un embolia nel paziente, di certo non serve all’infermiere. L’infermiere deve sapere come fare un’iniezione.

Il dottore sta solo preparando il lettore ai fatti in procinto di accadere. Questo è uno spiegone “preventivo” e a “breve termine”.
Quando invece interviene il narratore (o un personaggio) a fare il punto della situazione, ovvero come ho fatto io in questo articolo, allora sta spiegando al lettore il quadro generale della situazione.

Un momento di stasi per ripartire o per concludere

Questo è ciò che avviene al termine dei vari “atti” narrativi.
Subentra l’oratore e racconta a tutti ciò che hanno appena visto. Certamente è una ripetizione, ma con altre parole e con un altro livello di perizia e conoscenza dei fatti.

Il fine-atto è una fase importante che, spesso, viene dimenticata dagli autori moderni. Viene dimenticata perché ha un sapore antico.
Indipendentemente dall’obsolescenza della pratica, uno spiegone al termine di ogni atto (per narrative lunghe o particolarmente complesse) è quanto di meglio potrai fare per ravvivare l’attenzione.

Dopotutto che cos’è l’arte se non quella vocina nella testa dell’osservatore che, capendo il messaggio, dice “Ah! Ecco”.

Al termine di un romanzo, poi, è necessario che tutti i sospesi vengano dipanati e uno “spiegone” è quanto di meglio potrai proporre ai tuoi lettori.
Mi rendo conto che la parola “spiegone” sembra discinta, volgare e gergale, ma di fatto il testo di uno spiegone non deve esserlo.

Chi domanda, comanda

Almeno così si dice tra i praticanti giornalisti e artritici giornalai.
Qui le domande le faccio io, afferma il poliziotto arcigno mentre interroga il suo testimone. E soprattutto pretendo una risposta, continua il lettore cortese che è giunto alle ultime pagine del tuo romanzo.

E tu, quale testimone della vicenda, hai il dovere di rispondere.
Puoi farlo attraverso una digressione per bocca del narratore, oppure puoi fare come Alfred Hitchcock e apparire alla fine del film per chiarire ciò che è stato appena proiettato.

Oppure puoi lasciare l’incombenza a un personaggio che dialoga con se stesso. O con un altro. Se sei davvero bravo, puoi comandare il compito ai fatti e agli eventi.
Insomma, qualsiasi parte del tuo libro (autore, narratore, voce fuori campo, scena, attori o azioni) è deputata allo spiegone.

L’unica cosa certa è che, in qualsisi modo tu voglia, devi dirimere i dubbi e le domande di ogni lettore.

Ma come faccio a sapere quali sono le domande del lettore?

Beh, davvero non mi aspettavo una domanda del genere.
Ad ogni modo, se fossi stato bravo, avrei dovuto aspettarmela.

Ecco il sunto. Se sei un bravo autore, devi sapere anche quando far porre una domanda al lettore e, soprattutto, quale domanda fargli porre.
Quando crei una scena o un evento, questo ha lo scopo principe di spostare la trama un passo più avanti. E come oramai avrai capito, una trama non si muove attraverso i fatti o i dialoghi, ma si muove attraverso i tranelli da scampare, gli enigmi da risolvere e le domande a cui trovar risposta.

Sarebbe invero banale (e scarsamente realistico) un racconto dove il protagonista non ha questioni da risolvere. non trovi?

Nel prossimo tutorial di scrittura creativa

Finalmente scendiamo in una pratica ancora più esasperata: scriviamo un libro insieme. O meglio, tu scrivi un libro e io ti dico cosa inventare.
Sarà un esercizio molto costruttivo, oltre che pratico. E se vorrai scriverlo nei commenti, sarà un piacere leggerti.

Analizzeremo le singole fasi di stesura, a partire dalla domanda drammaturgica principale (DDP) e passando per la sinossi, la trama, il soggetto e il trattamento.
A te non resterà che buttar giù ogni singola stesura fino al completamento del romanzo.

Intanto, se vuoi commentare con domande od opinioni, lo spazio è qui sotto. Se preferisci un contatto diretto e personale, allora scrivimi tramite l’apposito modulo di contatto.
A presto.

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