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Scrittura Creativa, Tutorial [11]: Come scrivere un libro
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Una nomenclatura per distinguere i formati della scrittura creativa

Hai una buona idea in testa, e vorresti usarla per scrivere un libro? Pensi di avere una trama interessante per un romanzo?
O magari un aneddoto originale per un racconto?
Ottimo, nel corso di questo articolo vediamo come si scrive un libro, un romanzo e un racconto attraverso i dettami della scrittura creativa.

Apriamo quindi un nuovo capitolo sulla scrittura creativa.
Un capitolo più pratico che teorico: ovvero come imparare la scrittura creativa, attraverso esempi ed esercizi.

Cos’è un “libro”?

la parola “libro” è uno di quei termini diffusi e abusati, capaci di indicare sia una storia che un volume di pagine rilegate.
Possiamo quindi generalizzare che la parola “libro” è il contorno di tutto quello che concerne la narrazione.
O, ancor più in generale, al trasferimento di informazioni: ovvero alla comunicazione in senso lato.

Hai ragione nel dire che esistono tanti tipi di libri. Ci sono libri didattici, libri di consultazione come le Enciclopedie, e ci sono libri che contengono storie.
Anche i diari sono “libri”. E i quaderni di appunti, a modo loro, sono anch’essi dei “libri”.

Quindi, ampliando il termine fino ai massimi confini, possiamo dire che un libro è un volume di pagine rilegate dove ogni pagina è portatrice di un contenuto.
Certamente anche un volume di fogli bianchi rilegati, resta sempre un libro.
Ma data la natura particolare dell’oggetto, tendiamo a chiamarlo libro “bianco”, libro vuoto o quaderno.

E se il tomo di fogli bianchi non fosse rilegato, allora sarebbe una risma.

La parola “libro” deve essere contestualizzata

Essendo un termine generico, la parola “libro” prende un significato specifico attraverso il contesto. E quindi se intendi indicare il tomo di fogli rilegati, dirai “passami il libro”.
Ovvero tenderai ad accostare la parola libro a tutto ciò che concerne la traslazione, la manipolazione (sfogliare un libro) o l’uso dell’oggetto (proprio o improprio: aprire un libro, lanciare un libro).

D’altra parte, se vuoi indicare il testo (ovvero il contenuto), parlerai di “scrivere un libro”. O, ampliando i limiti, parlerai di “leggere un libro”.

Ora, ti chiedo: che cos’è un libro?
Pensaci un po’ e poi rispondi con calma.

Cos’è una “storia”?

Anche la parola “Storia” ha delle connotazioni basate sul contesto.
D’altra parte “studiare la storia” è ben diverso dallo “scrivere una storia”. In questo particolare frangente voglio farti notare quanto sia importante l’uso dell’articolo.

“La Storia”, con l’articolo determinativo, indica qualcosa di univoco e ben specifico. Dopotutto – checché ne dicano gli storici – di Storia ce n’è una sola.
E qui ognuno farà le proprie deduzioni.

“Una Storia”, con l’articolo indeterminativo, indica qualcosa di più generico.
Ovvero intende un contenuto arbitrario che può essere tanto una narrazione di fantasia quanto un aneddoto reale.

E infatti, con il sintagma “raccontare storie” puoi intendere tanto una panzana, quanto un menestrello.
D’altra parte quante figure conosci in grado di “inventare delle storie”? Di “fare delle storie”? E di “fare La Storia”?

Cos’è un Romanzo?

Il concetto di Romanzo rientra tanto nel concetto di “libro” quanto nel concetto di “storia”.
Un romanzo, quindi, è di fatto un libro che contiene una storia.
Ma come si scrive un romanzo?

Non tutte le storie e non tutti i libri sono dei romanzi. Ovvero, la parola “romanzo” ha delle connotazioni ben specifiche.
Innanzitutto ha una connotazione funzionale: il Romanzo è la narrazione complessa di un evento.

Fai caso alla parola “complessa”.
Si parla di narrazione complessa quando la trama è tutt’altro che lineare. In un romanzo, infatti, ci sono personaggi che intersecano vicende, ed eventi che piegano il corso della narrazione.
La lettura è tutt’altro che leggera perché richiede una buona capacità di seguire il corso di un solo fatto suddiviso in tante scene, in tanti protagonisti e in tante azioni.

Infatti possiamo parlare di “narrazione pura” quando indichiamo un fatto specifico senza per questo dover sviscerare profili psicologici degli attori, motivazioni e retrospettive.

“Ho rubato una mela” è una narrazione pura.
Ma, nel caso in cui spieghi tutti i retroscena che ti hanno portato a rubare la mela, allora la narrazione diventa “complessa”.
E quindi potrebbe essere che “Ho rubato la mela perché i miei figli hanno fame. Da poco tempo son senza lavoro perché giù alla ditta hanno deciso di tagliare il personale. Così mi chiama il capo e mi dice: …”

Connotazione metrica di Romanzo

Un libro o una storia non diventano un romanzo solo per via della narrazione complessa. Di fatto un “romanzo” non ha una lunghezza specifica, ma la maggior parte degli editori tende a considerare come romanzi tutti i testi maggiori di 30.000 parole.

Poi esistono ulteriori distinzioni, ovvero quelle tra romanzo e romanzo breve.
Ma si tratta di dettagli editoriali.
La scrittura creativa si occupa solo di contenuti, di parole, di frasi e di traslare concetti dallo scrittore ai lettori.

Quindi, per la scrittura creativa, un romanzo deve contenere almeno un “Plot”. Ovvero un intreccio.
Il protagonista ha un desiderio o un bisogno (attenzione, non sono la stessa cosa) e attraverso alcune vicende riesce ad appagare il desiderio o a soddisfare il bisogno.
Oppure non riesce a farlo, e vince il “cattivo”.

Connotazione stilistica di Romanzo

Potremmo passare i prossimi venti articoli a ciarlare di cosa sia e cosa non sia un romanzo, ma per il momento ci faremo bastare quest’ultima distinzione.
Ovvero la connotazione stilistica.

Un romanzo deve avere uno stile. E per “stile” intendo quella genuinità di scrittura che possa permettere a ogni lettore di identificare la penna dello scrittore, di capire il senso della storia e di incuriosirsi per l’incedere della vicenda.

Partiamo dalla fine: se la narrazione non è sottesa da un ritmo adeguato, il lettore non sarà abbastanza incuriosito e, presto o tardi, poserà il libro sullo scaffale.
Quando una trama non ha verve, invece di un “romanzo” si chiama “cronaca”.
O cronistoria dei fatti.

Un romanzo deve contenere un messaggio, e il messaggio contenuto deve essere in grado di scalfire o di cambiare, oppure di rinforzare o di avvalorare, uno dei tanti punti di vista del lettore.
Quando una trama non contiene un messaggio potente, invece di un “romanzo” avrai scritto un “fatto” o un “aneddoto”.

Infine, quando il romanzo manca di firma (abbiamo parlato della firma nel secondo tutorial di scrittura creativa) allora il testo diventa anonimo.
Un testo anonimo è tutto, fuorché un “romanzo”.
Immagina di copiare un romanzo di Stephen King: avrai un testo ritmato e sotteso da un messaggio, ma con la firma di un altro autore.
In questo caso potresti dire di aver “scritto un romanzo”?

Cos’è un racconto?

E ora vediamo come si scrive un racconto.

Il termine racconto, per il mondo editoriale, indica un romanzo di lunghezza insufficiente. Solitamente superiore alle 10.000 e inferiore alle 30.000 parole.
Di fatto, più di ogni altro, è questo il limite che trasforma un romanzo in un racconto: la lunghezza.

Parlando di stile, invece, non c’è alcuna differenza tra un romanzo e un racconto. Entrambi devono contenere una firma, un messaggio e un ritmo.
Ma certo è che il racconto è più breve del romanzo, con meno attori e uno svolgimento più lineare.

Nel racconto svisceri la psicologia del protagonista e dell’antagonista. Difficilmente ci saranno altri attori sviluppati in profondità.
E la storia si svolge in poche scene. Cinque o sei al massimo.

Infine, in un racconto, non è generalmente ammesso più di un Plot. Non sono ammessi flashback o flashforward a meno che non siano lunghi poche frasi, e non è necessaria una suddivisione in capitoli.

Come si scrive un libro

Un libro si scrive con carta e penna. Punto.
A parte il rispetto delle regole ortografiche e grammaticali, non c’è un modo corretto o un modo scorretto di scrivere un libro.

Quindi, tutti gli scritti morfologicamente corretti sono dei potenziali “libri”.
Certo è che un libro consta almeno di una quantità di pagine superiore a “qualche foglio”.

E, infine, le singole pagine che compongono il tuo libro devono essere rilegate.
Per quanto riguarda il contenuto, invece, non occorre che rispetti di dettami della scrittura creativa, della saggistica o della cronaca.
Ogni apparato di regole che vuoi seguire ti permette di scrivere un libro.

Certo è che se il tuo scopo è la diffusione del libro, allora devi stare attento ai dettagli. Ma se il tuo libro è una raccolta personale di appunti, scrivi pure quello che ti pare e nel modo che ritieni più corretto.

In questo tutorial, tuttavia, ci occupiamo di scrittura creativa, e quindi di “libri” che vogliono essere diffusi. Dopotutto so che ti piacerebbe essere uno scrittore famoso.
Ho ragione, vero?

Come si scrive una storia

Abbiamo detto che in questo tutorial ci occupiamo di scrittura creativa e di libri che vogliono essere diffusi.
Ovvero, se stai leggendo queste righe, hai intenzione di imparare (o di migliorare) a scrivere una storia. E sto parlando di qualsiasi tipo di storia: un racconto, un romanzo, un fatto, un evento, una cronistoria o un aneddoto.

E quindi, come si scrive una storia?
Una storia si compone di capoversi, frasi, parole e lettere. Inoltre, ogni lettera deve essere giustapposta in modo adeguato per formare parole di senso compiuto.
Ogni parola deve appartenere a una frase comprensibile e corretta.
E ogni frase deve comporre un capoverso chiaro e intelligibile.

La somma di capoversi chiari e intelligibili deve essere presentata secondo un nesso causale o consequenziale che sappia rendere senso e merito al contenuto.
Infine, per una definizione molto dottrinale, una storia è una concatenazione di fatti atta a modificare una struttura originariariamente imposta.

Storia significa cambiamento

Tieni sempre a mente che: una storia è una sequenza logica di eventi che conduce a una trasformazione o a un cambiamento di stato.
“La bomba sta cadendo nel deserto” non è una storia, ma un dato di fatto.

E quando la bomba esplode nel deserto, cosa può provocare se non un altro “deserto”? Insomma, c’è il deserto, poi la bomba esplode, e tutto resta comunque deserto.
Nessun cambiamento, nessuna trasformazione. Solo un evento.
Quindi: evento.

“La bomba sta cadendo e tutta la popolazione sta lasciando la città” è una storia. O un potenziale di storia. Ovvero ti sto comunicando che mentre la bomba cade, c’è gente che scappa, che si ripara o che si dispera.
Insomma, durante la caduta di una bomba nessuno fa ciò che farebbe normalmente.
C’è quindi un cambiamento di stato.

Poi la bomba esplode nella città, le case crollano, si alza la polvere e resta il deserto.
C’è una città, poi esplode la bomba, e resta il deserto.
Cambiamento di stato. Trasformazione. Evento.
Quindi: storia.

Come si scrive un romanzo

Un romanzo deve contenere i caratteri distintivi del libro e della storia. Deve quindi essere scritto in modo corretto e intelligibile.
Inoltre deve preludere a una serie concatenata di eventi capaci di modificare uno stato “iniziale”.

Questi eventi devono essere organizzati secondo un crescendo artistico.
Dapprima romanzerai lo stato iniziale dove tutti son felici e tranquilli, intenti nelle faccende quotidiane.
Poi passa un aereo che sgancia una bomba.

Nei primi istanti nessuno si accorge dell’accaduto, ma col passare dei secondi qualcuno intravede un puntino nero che scende dal cielo.
Piano piano questo puntino nero diventa più evidente, e ancor prima di esserne certo qualche astante urlerà “è una bomba”, indicando verso l’alto.

Il monito e il panico si diffondono di pari passo, e la gente comincia a scappare o ripararsi. Qualcuno inizia a pregare. Altri abbracciano i loro cari. Altri ancora piangono.

E così via. Fino all’epilogo.

Un romanzo è la cronistoria della trasformazione

Una storia diventa romanzo se l’organizzazione espositiva degli eventi segue i dettami della scrittura creativa.
Innanzitutto lo stile: devi scrivere con cuore e anima, mai col cervello. In altre parole, dallo stile di scrittura deve essere evidente la tua firma.

In secondo luogo fornisci la tua storia di un ritmo ben definito. Non lasciare gli eventi al caso, ma organizzali secondo una scaletta ben precisa.
Scaletta non vuol dire “indice”. Ma vuoi dire che la sequenza dei fatti rispetta un ordine ragionato.
Per “ordine ragionato” intendo dire che devi parametrizzare i fatti secondo un criterio che stabilisci di volta in volta.
E se hai confidenza coi numeri, usali.

Ad esempio, elenca tutti gli eventi che intendi utilizzare nella tua storia.
In questo caso ho:

  1. stato iniziale
  2. aereo che passa
  3. bomba sganciata
  4. bomba individuata
  5. allarme lanciato
  6. panico diffuso

Poi, a ogni evento associa un parametro numerico (0-100) di “tensione”.
Qualcosa del tipo:

  1. stato iniziale – 0
  2. aereo che passa – 5
  3. bomba sganciata – 20
  4. bomba individuata – 40
  5. allarme lanciato – 55
  6. panico diffuso – 70

Ovviamente lascia il valore di 100 per l’esplosione della bomba. Poi decidi il modo più proficuo per ritmare la tua storia.
Puoi usare un andamento lineare a 0 a 100, ovvero dall’evento 1 all’evento 6.

Come si scrive un libro. La scrittura Creativa e il Ritmo narrativo.
l’andamento non lineare della tensione

Oppure puoi mischiare le carte e partire dall’evento 5, per poi passare al 2, 3, 4. Un bel flashback sull’1 e infine il 6 come preludio dell’epilogo.
Il grafico a sinistra ti mostra le oscillazioni di tensione. La migliore tensione ha un’andamento a onda perché la mente si abiuta molto velocemente agli schemi.

L’andamento ondulatorio della tensione fornisce un ritmo inatteso e inaspettato, innalzando i livelli di thrilling nel lettore.

La domanda drammaturgica principale

Insomma, quando hai fornito una firma narrativa e un ritmo ben preciso al testo, hai quasi trasformato la tua storia in un romanzo.
Per completare l’opera devi far sì che il tuo romanzo sia “portatore” di un messaggio.

Il messaggio a cui alludo è la Domanda Drammaturgica Principale (ovvero DDP).
Ogni romanzo deve avere una connotazione introspettiva, ovvero deve far pensare, ragionare oppure deve stupire o meravigliare il lettore.

Tornando all’esempio della bomba che cade dal cielo, potresti diffondere un messaggio di “solidarietà” attraverso il comportamento delle persone in fuga. Oppure potresti decidere di diffondere un messaggio di “egoismo”.

Ciò dipende da come fai agire le persone durante la fuga. Vuoi che ci sia un eroe capace di salvare più persone possibili, oppure preferisci un fuggi fuggi generale al grido di “si salvi chi può”?

In entrambi i casi avrai diffuso un messaggio o un monito.
Più il messaggio è profondo, sottile e originale e migliore sarà la presa sul lettore. Al contrario, una DDP debole lascerà i lettori indifferenti.

Approfondiremo il DDP in un articolo dedicato, ma siccome so che vuoi iniziare a scrivere il prima possibile, ti anticipo che puoi includere la DDP anche nel concetto di bomba, o aereo che passa.

E come si fa?
Beh, il “come farlo” dipende dalla tua arguzia.
Ma quel che mi preme trasmetterti è che il senso del “messaggio” può appartenere a ogni elemento della storia, e deve essere il cuore del romanzo.

Come si scrive un racconto

Un racconto si scrive allo stesso modo di un romanzo.
Ma hai molto meno spazio per utilizzare i tre strumenti fondamentali della scrittura creativa, ovvero:

  1. la firma narrativa
  2. il ritmo
  3. la domanda drammaturgica principale

In un racconto devi essere molto bravo a condensare i concetti e approfondire i soli eventi necessari. Nella fattispecie ti suggerisco di caratterizzare un personaggio solo quando è strettamente indispensabile.

Un racconto è come un romanzo concentrato. E proprio per via di questa caratteristica, è difficile usare un ritmo narrativo ondulatorio.
Vuoi sapere perché, o già lo sai?
Beh, te lo dico lo stesso. Per aumentare la tensione devi aumentare la velocità degli eventi. Per diminuire la tensione, devi rallentare gli eventi.

E per rallentare l’incalzo degli eventi devi usare uno stile narrativo più descrittivo e digressivo.
Uno stile “lento”, quindi, occupa molto più spazio di uno stile “veloce”.
Questo significa che, se ti devi mantenere entro determinate quantità di parole, dovrai dosare attentamente le digressioni e le descrizioni.

In altri termini, in un racconto, la velocità e la tensione crescente sono proficui perché stringono il numero di parole a vantaggio dei fatti.
Avrai invece qualche difficoltà a rispettare i limiti di parole imposti quando si tratterà di dover rallentare la narrazione.

In altri articoli parleremo dei metodi per allentare o rinforzare la tensione. Per ora, se vuoi capire meglio di cosa sto parlando non hai altro modo che provare a scrivere un racconto di 5.000 parole con ritmo ondulatorio.
Usa pure la trama della “bomba che cade“, e poi fammi sapere.

Nel prossimo tutorial di scrittura creativa

In questo tutorial abbiamo approfondito i concetti di come si scrive un libro, una storia, un romanzo e un racconto.

Nel prossimo tutorial di scrittura creativa ci concentreremo sulla stesura del romanzo. Vedremo, passo passo, quali sono le attività preliminari da svolgere per poter stendere l’intera narrazione nel modo più agevole possibile.

Partiremo dalla Domanda Drammaturgica Principale per passare alla Trama. Scriveremo una Sintesi e poi una Sinossi.
Infine ci dedicheremo alla scaletta, al soggetto e al trattamento.

Vuoi proseguire col tutorial?
Benissimo. Leggi subito il prossimo articolo di scrittura creativa: I sette passi per scrivere un buon libro.

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