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Scrittura Creativa, Tutorial [13]: inventare la domanda drammaturgica principale
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Procedere attraverso le domande con lo scopo di generare sete per le risposte!

A chi non è mai venuta l’idea di scrivere una storia? Magari un aneddoto divertente o un fatto curioso. Storie di vita quotidiana o storie di fantasia.
L’idea di scrivere un libro è affascinante: rinvigorisce gli animi e spinge all’azione. Ma poi, posti davanti al foglio bianco, iniziare senza un progetto è piuttosto difficile.
Quindi che fare?
Innanzitutto devi inventare una domanda drammaturgica principale (DDP) che sia solida, affascinante e innovativa.

Ora, non posso dirti come “inventare” qualcosa, ma posso fornirti dei parametri con cui controllare che la DDP inventata sia efficace. Oltre a questo esistono delle tecniche – come la libera associazione di idee – che ti possono venire in soccorso mentre ti arrovelli alla ricerca di una DDP importante.
La questione centrale, tuttavia, permane.
In altre parole: la DDP sorge dall’idea del romanzo, o è l’idea di romanzo che scaturisce dalla DDP?
Cosa nasce prima? L’uovo o la gallina?

Che cos’è la domanda drammaturgica principale?

La domanda drammaturgica principale deve produrre uno scuotimento morale nel lettore. Se invece di un romanzo, parlassimo di un saggio, la domanda drammaturgica principale sarebbe la dimostrazione dell’ipotesi.
Ecco il punto. Tu, nel tuo romanzo, devi dimostrare un’ipotesi.

Solitamente si tratta di un’ipotesi morale: roba che trae in ballo il bene e il male dell’esistenza. La domanda drammaturgica principale è astratta. Più una domanda drammaturgica principale è astratta, più è efficace.

Gli esistenzialismi profondi, le domande filosofiche, i dogmi umani, la metafisica. Tutto è lecito in una domanda drammaturgica principale. Tutto è lecito purché sia sotteso, evidenziato e dimostrato dalla trama e dal tema sviluppato nella tua storia.
Ma una domanda drammaturgica principale è molto di più che un’astrazione.
Inoltre è difficile raggiungere una definizione, senza conoscerne lo scopo.

Lo scopo della domada drammaturgica principale

Fin qui dovresti aver capito che una domanda drammaturgica principale è astratta e ipotetica.
E ora vediamo a cosa serve.
La domanda drammaturgica principale serve da bussola. Una bussola necessaria allo scrittore per mantenere la coerenza dei temi trattati dal romanzo. Sebbene nella letteratura Mainstream non esistano veri e propri confini invalicabili, leggere un romanzo che tratta una pletora di temi differenti può essere fuorviante per il lettore.

Una volta impostata, la domanda drammaturgica principale guida lo scrittore nello sviluppo del tema. Quindi, la narrazione deve mantenersi il più possibile attinente alla DDP.
La domanda drammaturgica principale è anche il leitmotiv morale capace di scuotere le opinioni o le credenze del lettore. In sostanza, è il messaggio che trasuda da tutti gli elementi del romanzo. Ogni azione, evento e fatto deve essere un tassello della DDP. O rimandare per senso, significato o idea alla DDP.

Riassumendo, la domanda drammaturgica principale deve servire a te per costruire una storia coerente. Deve trasudare dal testo narrativo per stupire, estraniare o avvalorare le opinioni del lettore. E’ astratta, ipotetica e riferimento per ogni elemento del romanzo.

Esempi di domanda drammaturgica principale

La scrittura creativa è una raccolta di metodi, e non di teoremi. Pertanto molti costrutti narrativi non sono sottesi da vere e proprie definizioni. La domanda drammaturgica principale ha così tante definizioni che è impossibile condensarle in una sola.
Quindi, per comprenderne il significato è bene utilizzare degli esempi.

Un buon testo (purtroppo solo in lingua francese o inglese) sulla domanda drammaturgica principale è il testo di Georges Polti: le trentasei situazioni drammatiche. In questo libro, Polti, descrive trentasei temi principali attraverso i quali è possibile definire ogni romanzo mai scritto nella storia.
Non si tratta di vere e proprie domande drammaturgiche principali, ma si tratta di proto-temi, o meglio, di meta-temi da seguire per costruire una domanda drammaturgica principale innovativa.

George Orwell, 1984

Il tema principale di “1984” di George Orwell è l’alienazione.
In una società dove tutto è scandito secondo regole ferree, non c’è spazio per i sentimenti o per le emozioni umane. In altre parole, in una società distopica come quella di “1984”, l’uomo è disumanizzato a vantaggio della sicurezza sociale.
Quindi, se vuoi un mondo senza eccezioni, con regole rigide e universalmente rispettate, devi eliminare ogni possibile componente errabonda propria dell’uomo. E la vera fallacità umana (che è anche l’apogeo dell’umanità) è insita nei sentimenti e nei sentimentalismi.

Quindi: cosa accadrebbe se forzassimo l’uomo a eliminare ogni sentimento dalla propria condotta sociale? O, ancor meglio, è possibile dispensare l’uomo dai sentimenti, senza che l’uomo stesso insorga contro l’oppressore? E nel caso di insorgenza, chi vincerebbe?
Tutte queste domande attengono alla domanda drammaturgica principale dell’opera di Orwell.

I sentimenti umani insorgono contro qualsiasi tentativo di oppressione, ma il vero padrone dell’uomo è la volontà dell’uomo stesso. E la volontà di molti uomini è più forte della volontà di un uomo solo“. Ecco un esempio di DDP per 1984.

Condensando ancora: l’amore non vince sempre. Se hai letto il romanzo di Orwell, sai di cosa parlo.
E se non l’hai letto … cosa aspetti?
Ad ogni modo, è difficile derivare la DDP da un romanzo già scritto. E se la DDP è utile per impostare l’opera, allora deve essere nota antecedentemente alla prima stesura. Nota dallo scrittore, naturalmente. E un bravo scrittore saprà come renderla nota anche al lettore.

Come capire se una DDP è efficace, solida e innovativa?

Abbiamo visto che da una domanda drammaturgica principale deriva il tema trattato dal romanzo. La DDP, quindi, è un’ipotesi. Un’ipotesi che il romanzo andrà a confutare o confermare. In ogni caso, ogni romanzo che si rispetti deve trasmettere una DDP. E deve rispettare la DDP per tutta la durata del testo narrativo.

La risposta alla domanda drammaturgica principale è la dimostrazione della tua ipotesi. E può essere vera, falsa o ambigua. In 1984 di Orwell, è ambigua.
“Ambigua” non significa incomprensibile, ma significa che non è certa o definita. Significa che in alcuni casi è vera e in altri è falsa.

Una domanda drammaturgica principale efficace ammette solo questi tipi di risposte: vero, falso e ambiguo. Sì, No e Nì.
Se per rispondere alla DDP devi argomentare, allora la DDP non è efficace. Quando la DDP non è efficace, significa che è poco precisa o troppo vaga. Una DDP efficace è esaustiva e completa perché ammette una risposta secca e ben definita.
L’amore non vince sempre” attiene alla DDP di 1984, ma non è la DDP di 1984.

Una possibile DDP di 1984 è:
“I sentimenti umani insorgono contro qualsiasi tentativo di oppressione, ma il vero padrone dell’uomo è la volontà dell’uomo stesso. E la volontà di molti uomini è più forte della volontà di un uomo solo.
Ovvero è già argomentazione in seno alla risposta. In questo caso, dopo aver letto il libro, puoi dire se sia vero, falso o ambiguo.
La domanda drammaturgica principale “L’amore non vince sempre” è molto generica e troppo astratta. Potrebbe riferirsi ad almeno il 60% dei testi narrativi.

Mentre una DDP efficace, è una DDP che si riferisce a un solo libro.
Una DDP efficace è precisa, specifica ed esaustiva.

La solidità della Domanda Drammaturgica Principale

Per “solido” intendo che abbia una forma, una dimensione e una consistenza. Ovvero che non si sgretoli come sabbia tra le dita.
La domanda drammaturgica principale è la colonna portante dell’intero romanzo. Deve creare coerenza.
In altre parole, la domanda drammaturgica principale deve essere una sintesi estrema, disegnata sul romanzo di riferimento.

Evita di scegliere DDP vaghe o generiche. Se Orwell avesse scelto “l’amore non vince sempre“, avrebbe trovato una domanda drammaturgica principale poco efficace (Sì, No, Nì?) e nemmeno troppo solida. Dimostrare che l’amore non vince sempre rende la trama ovvia e scontata. Essendo una domanda drammaturgica principale generalizzata non ti aiuta a generare coerenza.
Essendo vaga, può ammettere ogni genere di tema. Ogni genere di azione. Ogni genere di evento.

La domanda drammaturgica principale deve essere precisa. Scolpita nella tessitura del libro, e quindi unica.
L’amore di un uomo e una donna è più forte e profondo dei legami di sangue. Ecco il tema di Romeo e Giulietta. Anche questa DDP è legata all’amore, ma non all’amore in generale. Bensì a un aspetto peculiare dell’amore: il contrasto tra legame emotivo e legame di sangue. Un amore sentimentale che batte l’amore familiare.

Oggi sarebbe una DDP banale e abusata, ma sarebbe anche una DDP solida perché specifica e precisa. Sarebbe efficace perché ammette una risposta definita e semplice.
Ma non sarebbe innovativa.

L’innovazione della domanda drammaturgica principale

Sebbene la domanda drammaturgica principale di Romeo e Giulietta sia usata e abusata, agli albori del 1600 era una DDP innovativa.
Duecento anni dopo, il Manzoni la usa di nuovo ne “I promessi sposi”. Usa la stessa DDP di Romeo e Giulietta, e ne offre una differente rivisitazione tematica. Qui non è più la famiglia in senso stretto, ma la discendenza in senso lato a essere da ostacolo al matrimonio di due giovani amanti. E anche la risposta tra la DDP di Manzoni e la DDP di Shakespeare è differente.

Nel 1600, in pieno partiarcalismo, i figli appartenevano alle famiglie come oggi si potrebbe dire di una casa o un’automobile. I figli, al tempo di Shakespeare, erano investimenti oggettivati più che corone d’amore. Pertanto un romanzo capace di descrivere un uomo e una donna in preda a un triviale sentimento d’amore così forte da scardinare l’onore delle rispettive casate, era a dir poco scandaloso.

E proprio in quanto “scandaloso”, è anche innovativo. Tutto ciò che produce stupore, ribrezzo e oltraggio è sostanzialmente innovativo. Pensa al vero motivo per cui i romanzi della E. L. James o di S. Larsson sono diventati così velocemente famosi. Ne “le cinquanta sfumature di grigio” o in “uomini che odiano le donne” si parla di perversioni sessuali estreme, stupri e violenze. Sebbene il lettore moderno sia allenato alle estremizzazioni, questo neo-sadismo (in omaggio al De Sade) era ormai lontano dai pensieri della letteratura moderna, e alieno alla letteratura di consumo.

Attenzione a non confondere il Tema con la DDP

Così come Orwell ha usato una società distopica per dimostrare la sua DDP, James e Larsson hanno usato una società moderna per dimostrare la loro DDP. Manzoni ha utilizzato un ambiente specifico per trasmettere la propria DDP. E anche Shakespeare è ricorso a un linguaggio dedicato per diffondere il proprio messaggio.

La DDP, quindi, è un’affermazione efficace, solida e innovativa alla ricerca di una dimostrazione. Questa dimostrazione avviene attraverso le scelte dell’autore sullo svolgimento del romanzo. Orwell, infatti, ha utilizzato le scelte di Winston Smith e di Julia all’interno di un paradigma distopico e futuristico – più affine al fantasy che alla cronaca – per dimostrare la propria DDP.

Tutte le scelte di Winston e di Julia fanno parte del Tema. Ma sono vincolate dalla domanda drammaturgica principale.
I protagonisti affrontano situazioni legate al Tema. E scelgono l’opzione più propedeutica alla dimostrazione della DDP. Ecco la differenza principale tra Tema e DDP.
Il Tema è l’aria, lo sfondo e l’idea del romanzo. Quella stessa idea e quella stessa idealizzazione che aleggia nella mente del lettore dopo aver fruito il romanzo. Mentre la DDP è la questione centrale del romanzo. L’origine che incolla i tasselli della narrazione. Il centro di gravità permanente – visto con gli stessi occhi di Franco Battiato.

Nei libri di Larsson e James, il Tema è la perversione. Ma la domanda drammaturgica principale è meno “scandalosa”.
Ad esempio, la DDP di James (cinquanta sfumature di …) è legata alle meccaniche della coppia. Il sadismo e il masochismo, la dominanza e il bondage sono elementi collaterali. Ma, in fondo, fino a che punto si può gestire il desiderio di sopraffare un altro essere umano? La perversione è una dimensione d’amore? Il sentimento estremo produce atti estremi?

Tema e DDP, seppur collegati, sono elementi molto diversi tra loro.

Come inventare una Domanda Drammaturgica Principale

E ora, per meglio definire la DDP, addentriamoci nella genesi. La genesi di una DDP segue un procedimento individuale e profondo. In alcuni parte come idea. In altri nasce da un’osservazione. Molti scrittori ci pensano dopo aver completato la prima stesura. Altri aspettano di aver chiara l’idea del romanzo.
In poche parole, ognuno segue il proprio iter per sviluppare la migliore DDP possibile.

Ma, tra le tante strategie di genesi, ci sono dei punti in comune. Delle trade-union che ci permettono di “allenare” la mente a cercare una DDP efficace, solida e innovativa.
Innanzitutto prendiamo in considerazione l’idea di romanzo. Stai lì, con la testa tra le nuvole. A un certo punto immagini qualcosa. Vieni rapito dalla fantasia. Sei talmente fiero della tua fantasia che intendi farne un romanzo.

Oppure.
Ti svegli di mattina. Hai i residui di un sogno ancora nella mente. E’ un sogno così bello che ti piacerebbe fantasticare ancora un po’. Magari ti fermi nel letto e ci pensi. Ci ripensi. Ed ecco che, rapito dal sogno, vorresti perpetrare quella tiepida sensazione iniziando a scrivere un libro.

Oppure.
Leggi il giornale. Una notizia ti sorprende. Ti arrovella. Ti appassiona. Il tema centrale della notizia è attuale, concreto ed efficace. Decidi di ricavarne l’episodio centrale di un romanzo. Ecco, hai trovato la tua DDP.

Da qualsiasi parte tu voglia partire, una DDP nasce come per incanto. Non puoi decidere: adesso invento una DDP. Di solito una DDP nasce arbitrariamente e occasionalmente mentre sei intento a fare altro. Se sei fortunato, appare prima la DDP dell’idea di romanzo. Se sei meno fortunato, ma egualmente benedetto, ottieni un’idea di romanzo.
E dall’idea di romanzo puoi estrarre una DDP.

Il sistema delle libere associazioni di idee

Siccome gli scrittori son tutti benedetti, ma nessuno davvero fortunato, la prima gnoseologia letteraria appartiene alla Trama. Infatti siamo soliti immaginare alcune scene collegate, eventi attinenti e azioni dirette che andranno a comporre un’idea di storia.
Con la trama bene in mente ci prodighiamo a prendere appunti. Otteniamo aneddoti, vicende e spunti interessanti. Ma poi arriva il momento di condensare il tutto in un progetto di romanzo.

Attraverso gli appunti cerca di definire ciò di cui vuoi parlare. Cerca un messaggio di fondo, ovvero il significato generale che lega insieme le scene immaginate. Poi estrudi questo significato generale verso un concetto astratto.

Un esempio per chiarire.

Ti faccio un esempio personale. Una volta ho immaginato un soggetto immortale in fuga. Nonostante l’evidente supremazia, il soggetto immortale aveva paura di essere rapito e studiato. Mi sembrava un incipit interessante per un romanzo.
Mi son chiesto “perché un tizio immortale deve aver paura di qualcosa?“.
Ma, in effetti, immortale e onnipotente sono due caratteristiche molto diverse tra loro. Va bene l’immortalità, ma puoi sempre essere rapito, torturato o chissà che altro. Dopotutto l’immortalità non immunizza dalla sofferenza.

Una volta trovata la debolezza dell’immortalità, ho iniziato a chiedermi cosa avrei fatto se fossi stato immortale. Poi ho generalizzato il concetto e mi son chiesto cosa succederebbe se al mondo esistesse un essere immortale. E così via.
Di domanda in domanda verso la pulizia del concetto.

Ecco il sistema della libera associazione di idee. Hai un pensiero. Estremizzi il pensiero. Generalizzi l’estremizzazione del pensiero. Associ tutte le idee strampalate che ti vengono in mente. Scegli l’idea più strampalata di tutte. Hai ottenuto una DDP.

L’ho fatta molto facile, ma il succo del discorso è esattamente questo.
Dall’idea di alcune scene, deriva un concetto comune. Trovata la comunanza delle scene arriva il momento di estremizzare. Raggiunto l’estremo, è il momento di generalizzare. L’idea generale si presta a libere associazioni. Tra le migliaia di possibilità ce n’è sicuramente una così bizzarra e originale da essere una potenziale ottima DDP.

La libera associazione di idee freudiana

Freud, nel tentativo di interpretare i sogni, ha messo a punto un sistema al tempo piuttosto efficace. Ha innanzitutto individuato la parte manifesta del sogno. Ovvero quella parte del sogno che rimane dopo il risveglio.
Poi ha postulato che gli elementi manifesti del sogno sono costituiti da simboli. Un simbolo è un elemento dotato di significato profondo.

Così, posto che ogni elemento di un sogno è simbolico, per comprendere il sogno è necessario decodificare i simboli contenuti. E per decodificare i simboli dell’inconscio è necessario utilizzare l’inconscio stesso.
In altre parole, per tradurre i simboli dell’inconscio è bene che il traduttore sia madre lingua. Al contrario sarebbe difficile chiedere a un Cinese di tradurre un testo Andaluso. Meglio prendere uno spagnolo. O no?

Se ti parlo di “scalare le montagne” puoi immaginare la parola “difficoltà”. O egualmente puoi immaginare la “libertà”.
E quindi lo “scalare le montagne per raggiungere la libertà”, può indurre a “fuggire da qualcosa” o “superare una repressione”.
Ma non sarebbe insensato se alla parola “montagna” corrispondesse l’associazione con “cono gelato”.
Secondo l’iter: Montagna. Freddo. Ghiaccio. Gelato. Cono Gelato.

Derivare un’idea di romanzo dalla domanda drammaturgica principale

Quindi – fortuna piacendo – è probabile che la fantasia ti conduca verso una DDP già bella e definita. Qualcosa del tipo: “Se tutti avessimo un modo costruttivo di impiegare il tempo, il mondo sarebbe un posto migliore”. Ecco, se hai immaginato qualcosa attinente a un assunto simile, sei fortunato: hai una DDP bella e pronta.

Ora non ti resta che immaginare una serie di scene collegate a questo assunto.
Crea, inventa e progetta. Di solito io parto da un personaggio che agisce (è più facile) e che fa qualcosa di attinente alla DDP immaginata.
Poi mi chiedo “cosa potrebbe andare storto?”. E immagino una serie di eventi nefasti, capaci di rompere le palle all’attore.
In seguito cerco di capire in che modo l’attore potrebbe uscirne. Ovviamente ho sempre in testa che devo dimostrare come, avere qualcosa di proficuo da fare renda il mondo un posto migliore.

Migliorare, elaborare e sviluppare la DDP

Ma il “rendere il mondo un posto migliore” non è esattamente parte di una DDP efficace. Perché è troppo generico e vago. Così cerco di riportare il concetto verso un conflitto esplicito. Io ho qualcosa di proficuo da fare, ma tu no. E tu che non hai qualcosa di proficuo da fare, sei sempre pronto a rompermi le palle.

Perfetto: ma come puoi rompermi le palle?
E così mi viene in mente che, mentre scrivo un romanzo, il mio vicino di casa – che non ha un cazzo da fare – ascolta musica a tutto volume. La musica mi distrae, io non riesco a concentrarmi e il mondo non vedrà mai nascere un nuovo Dante Alighieri.
Ok, ho esagerato.

Il concetto che collega queste scene, quindi, è la contrapposizione delle volontà. Ovvero il sintomo della convivenza civile.
Così elaboro la proto-DDP che ho avuto la fortuna di ricevere dalla fantasia, in qualcosa di più specifico.
E ottengo: “un uomo si impegna nella scrittura creativa, ma al mondo non interessa. Il mondo lo disturba nei suoi pensieri fino a quando l’uomo non diventa un grande scrittore. E a quel punto sarà rispettato, acclamato e coccolato.
Ma puoi diventare un grande scrittore se il mondo ti disturba in continuazione?

Ed ecco una DDP stupida (indegna di qualsiasi Dante Alighieri), ma precisa, efficace, solida, specifica e – a modo suo – innovativa.
In una DDP siffatta c’è un po’ di tutto. Ci sono elementi del conflitto centrale “l’uomo che lotta per diventare un grande scrittore“. Hai degli elementi per una trama “il mondo che disturba“. E insistono indicazioni sul finale “puoi diventare un grande scrittore?“.

Come estrudere la domanda drammaturgica principale dall’idea del romanzo

Ma la maggior parte delle volte riuscirai a immaginare solo qualche scena interessante. Hemingway suggeriva a ogni aspirante scrittore di girare con un taccuino in tasca. Il taccuino serve per annotare tutte le fantasticherie occasionali che vengono in mente.
E non appena farcito di materiale sufficiente, dal taccuino scaturirà l’idea del romanzo.

Ecco il nodo centrale. Una scena spuria non è un’idea di romanzo. E nemmeno alcune scene arbitrarie sono “idea di romanzo”. L’idea di romanzo sorge quando si immaginano alcune scene collegate. E in particolar modo quelle scene che preludono a un conflitto ipotetico.
Posso immaginare la scena di un tizio che scrive. Posso immaginare la scena di un tizio che sente musica ad alto volume. Ma non avrò mai l’idea di romanzo finché non trovo un legame conflittuale tra le due scene.

La DDP è insita nel conflitto

Quando ho un numero di scene sufficiente a inventare un conflitto, un motivo belligerante e una conseguenza possibile del conflitto ho tutti gli elementi necessari per estrudere la domanda drammaturgica principale dall’idea di romanzo.
Ma tieni sempre a mente che la scrittura creativa non è matematica. Non segue assiomi o postulati.
La scrittura creativa è invenzione, improvvisazione e fantasia. Così non posso darti regole ferree e ricette perfette da seguire per scrivere un potenziale Best Seller.

Ma la teoria secondo la quale una DDP è insita nel motivo e nelle conseguenze del conflitto centrale del romanzo, è pressoché un dato di fatto. Chiediti il motivo per cui i due poli opposti hanno un’occasione di contendere. Cerca di analizzare le conseguenze della contrapposizione. Cosa accadrebbe se vincesse l’uno? E se vincesse l’altro?

Fai riflessioni morali, pragmatiche ed eziologiche. Studia quel conflitto come se fosse il tuo. Come se da ciò dipendesse la tua stessa vita. Guardalo da tutti i lati che puoi. Osservalo come se fossi uno spettatore ignaro. Come se fossi una delle due parti. Come se fossi anche tu una vittima delle conseguenze della Causa Belli.

Hai un’idea di romanzo in testa? Ottimo.
Adesso impegnati per capire qual’è il messaggio di fondo che vuoi trasmettere.

Estrarre l’intreccio dalla DDP

Immagina la domanda drammaturgica principale come un crescendo.
All’inizio è assente. Il romanzo inizia in una situazione di stasi. Poi interviene qualcosa a turbare la quiete, ed ecco che la DDP prende forma.
Qualcuno – solitamente il protagonista – vuole fare qualcosa per risolvere il disturbo. Ovvero fa qualcosa per fornire una risposta alla DDP. In altre parole, agisce sulla base delle possibilità offerte dalla DDP.

In nome di quella DDP, mette in gioco la sua stessa vita. Rischia e sacrifica ciò che ha in nome del concetto morale insito nella DDP che hai scelto. Ma poi si domanda: ne vale la pena? Vale la pena sacrificare la vita in nome di questa morale?
Ecco il nodo più comune a tutte le DDP. L’intreccio – il Plot – è quel nodo dove il protagonista diviene autocosciente del rischio e del premio. Se il premio vale i rischio, allora procede. Ma se il rischio è troppo alto, desiste.

Ora, il rischio può essere ridotto grazie a uno strumento. E allora l’intreccio si sposta dapprima verso la riduzione del rischio e poi verso la risoluzione del conflitto. Quindi, sebbene il Plot sia mobile e fluido sulla base degli eventi, la DDP è ferma e solida.
Il Plot deve essere coerente con la DDP. E la DDP deve essere coerente a sé stessa.

Proprio per questo il conflitto muta ed evolve in prove sempre più difficili. Più il conflitto sarà difficile e più il rischio sarà grande e migliore sarà la dimostrazione della veridicità della DDP.

Mi spiego meglio con un esempio

Un tizio assiste al rapimento di un bambino. Ma qualcosa va storto: l’auto del rapitore non parte più. Così il rapitore scappa a piedi verso il parco. Il rapitore è armato.
Al tizio disarmato non resta che decidere se rincorrere il rapitore, oppure procurarsi un’arma e poi seguirne le tracce.

Una pistola, tuttavia, batte facilmente le “mani nude”. Così, per il tizio disarmato, affrontare il rapitore è un rischio eccessivo. Ma il conflitto morale permane: un bambino è stato rapito. Occorre agire per salvarlo. Ma l’azione implica una strategia preminentemente suicida? Ora, il “tizio” deve scegliere una delle due opzioni sulla base della DDP imposta.

E’ utile premettere che la DDP influisce direttamente anche sulla caratterizzazione dei personaggi.
Quindi il “tizio” avrà caratteristiche psicologiche attinenti alla DDP e farà scelte direttamente proporzionali alla DDP stessa.
Ammettiamo quindi che la DDP è: è giusto tentare di appianare i torti fino anche al sacrificio personale solo quando c’è almeno una probabilità di riuscita. Dopotutto è inutile cercare di salvare un bambino rapito se si è certi di morire senza riuscire nell’impresa.
Ecco che una DDP del genere si sposta verso il concetto di “convenienza dell’azione”.

Ora, in base alla decisione del tizio disarmato, la DDP prenderà una piega diversa. Se rincorre il rapitore nonostante l’essere disarmato, allora il monito morale è: segui l’istinto primario fregandotene delle conseguenze. Se invece decide di procurarsi un’arma, privilegerà la strategia all’azione forsennata.

Quello che voglio sottolineare, quindi, è che una DDP efficace, solida e innovativa è sempre il cuore centrale di un conflitto. Se la DDP non induce a un conflitto, allora non è una DDP. Magari è un tema, o una trama. Ma non una DDP.
Il conflitto, infine, prelude all’intreccio. Le storie di protagonista e antagonista si intrecciano proprio attraverso il conflitto.

Il Plot triangolare

Avere una buona idea di intreccio è la base per scrivere un romanzo interessante. Sebbene ancora non ti abbia detto niente sul concetto di intreccio, sono certo che puoi desumerne il senso.
Di fatto un intreccio è il conflitto che risulta dalla concatenazione degli effetti derivati da talune cause.

L’intreccio e il Plot, sono sostanzialmente la stessa cosa.
In parole più semplici, un intreccio si comporta come una malattia. Inizia a piccoli passi, con sintomi sommessi. Poi evolve nella patologia. La patologia si conclama. E quando gli effetti della patologia sono potenzialmente mortali, interviene una cura per far esplodere il conflitto.

La causa primaria è il motivo contagio. La causa secondaria è il perché non sei ricorso subito a una cura. Infine, la causa terziaria è il perché non esiste una cura o il perché qualcuno osteggia alla cura.
Ed ecco un esempio di Plot triangolare.

La domanda drammaturgica principale deve rispondere a tutte e tre e questioni: il perché del contagio, il perché della mancata cura quando i sintomi erano lievi, e il motivo per cui qualcuno osteggia contro la cura.
Una DDP omnicomprensiva di risposte, in questo caso, potrebbe essere che chi cura il male è spesso la causa del male stesso.
Pensa alle aziende produttrici di antivirus per computer. Da quanto tempo senti narrare la “leggenda” che son proprio loro a incoraggiare la produzione di nuovi virus informatici?

Ecco trovata la risposta. Il grande nemico è anche il detentore della soluzione.
Ma non deve bastare l’abbattimento del nemico per risolvere la questione, perché la storia sarebbe debole e superficiale. La DDP deve fornire un motivo (o un pretesto) al protagonista per affrontare la sfida.

Tre sfide, un solo combattimento.

La prima sfida del protagonista è riconoscere di avere un problema. In questo caso: la malattia.
La seconda sfida è quella di trovare le risorse necessarie per risolvere il problema. E mi riferisco non solo alle risorse oggettive, ma anche a quelle soggettive. Ad esempio: la forza di volontà di combattere. La necessità di affrontare.

In ultima analisi, la DDP deve fornire al protagonista un valido motivo per rischiare la vita.
Ecco come, in un solo “combattimento” relegato allo spannung, coesistono tre livelli di sfida. Tre livelli di sfida che ogni solida DDP deve comprendere, affrontare e risolvere.

Semplificando ancora di più – ma approfondiremo la questione in altri articoli di scrittura creativa – il protagonista deve affrontare una sfida contro sé stesso, una sfida di relazione tra sé stesso e il mondo (o un altro personaggio), e una sfida contro il nemico.
Naturalmente sarà pronto ad affrontare il nemico quando avrà assolto alle altre due questioni.

Perché?
Perché per riconoscere di avere un problema, occorre una profonda introspezione. Dalla profonda introspezione deriva il riconoscimento di creare tensioni o fratture nelle relazioni tra sé e il mondo. E una volta compreso il problema “interiore”, diventa evidente che l’unica cosa giusta da fare è affrontare il problema “esteriore”.
Eventualmente risolverlo. E così dimostrare la veridicità della DDP.

Dalla DDP alla Trama

Spero che tu abbia compreso un concetto fondamentale. Ovvero che la DDP non ha una definizione specifica. Non è possibile inquadrare le caratteristiche fondamentali di una domanda drammaturgica principale. E il motivo è semplice: la DDP è una costellazione di variabili. Può assumere ogni forma e ogni proporzione. Può toccare problemi morali, oggettivi o concettuali. E può riguardare tanto il concetti di bene e male, quanto quelli di giusto e sbagliato.

La DDP è astratta. E’ una visione generale sul romanzo. Ed è anche ciò che resterà nel lettore dopo aver letto il romanzo.
In altre parole, la DDP è il messaggio che vuoi trasmettere. E’ il pilastro di coerenza dell’intera narrazione. Se ogni evento, ogni azione e ogni decisione attiene alla DDP, avrai scritto un romanzo coerente.

Seguendo l’assioma di Sant’Agostino, sappi che l’unico modo di ottenere un buon romanzo è la coerenza. Ovviamente la coerenza, da sola non basta. Ma un romanzo non coerente è certamente un romanzo destinato allo scaffale.
Prenderai familiarità con la DDP solo attraverso l’esperienza. Magari inizia a guardare un film o leggere un libro con occhi diversi. Non limitarti al gusto dell’esperienza, ma cerca di capire come “funziona l’esperienza“.
Da oggi in poi, mentre guardi un film o leggi un libro, chiediti sempre: cosa avrà voluto dimostrare? Qual’è l’insegnamento che dovrei trarne? Quale messaggio avrà voluto trasmettere? Qual’è il nodo centrale di questo conflitto?

Un esercizio veloce di scrittura creativa

Solo in questo modo potrai prendere confidenza col significato di DDP. Solo in questo modo imparerai a costruire DDP solide, efficaci e innovative.
Inizia un piccolo workshop: riprendi gli ultimi 3 libri che hai letto e cerca di desumerne la DDP.
Non fermarti alle prime ipotesi, ma approfondisci oltre. Trai una DDP completa, che non lascia spazio a interpretazioni. Una DDP a cui puoi rispondere con un Sì, un No o un Nì.
Poi, se ti fa piacere, parlamene in un commento. In questo modo possiamo capire insieme se il tuo esercizio è riuscito bene.

Nel prossimo tutorial di scrittura creativa

Nel prossimo tutorial di scrittura creativa ci occuperemo della Trama e di come creare una trama attinente alla DDP. Innanzitutto svilupperemo un percorso per definire che cos’è una Trama. E nel mentre vedremo come si imposta e si scrive una Trama ben congegnata.

Durante lo svolgimento del prossimo tutorial di scrittura creativa inizieremo anche un piccolo workshop per mettere in pratica i concetti espressi nei vari articoli. Dopotutto, non finirò mai di ripeterlo, la scrittura creativa si allena leggendo. Ma si impara, scrivendo.

A presto.

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