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Scrittura Creativa, Tutorial [02] – Soggetto, Soggettivo e personaggio
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I personaggi, i soggetti, le scene e le azioni di un testo narrativo nella scrittura creativa

Anche il giornalismo, ultima frontiera dell’oggettività, si è piegato ai punti di vista degli autori.
Nasce, infatti (e aggiungerei: “purtroppo”), una nuova figura nel panorama mediatico e giornal-sensazionalistico di questo secolo: l’opinionista.
L’opinionista è quella figura in grado di fornire la propria opinione alla massa (mass-media), come se la “massa” non avesse facoltà, capacità o possibilità di averne una propria.
La domanda di questo preambolo è: cosa c’entra l’opinione con la Scrittura Creativa?

Gli scrittori, esperti o impuberi che siano, hanno la piena libertà dei loro scritti. Non seguono regole etiche e non sono soggetti a correttezze politiche: gli scrittori sono liberi.
Liberi di scrivere ciò che vogliono, liberi di immaginare e di fantasticare su situazioni e fatti reali o inventati. L’unico paradigma a cui devono attenersi è il superamento della diffidenza del lettore.
Ma di questo ci occuperemo in un altro articolo.

Non ho mai capito quale interesse si possa nutrire nell’ascoltare l’opinione di un sedicente opinionista. Ma conosco molto bene quella curiosità che mi spinge a capire l’intima essenza (fino all’ultima riga) delle scelte effettuate dal personaggio di una storia.
Eppure sempre di opinioni si tratta.

Prima di cominciare a leggere il secondo tutorial:

Se non l’avete già fatto, vi invito a leggere il tutorial parte [01] sulla scrittura creativa: Presentazione.

  

La Scrittura Creativa è soggettiva

Il primo punto da sviscerare (o eviscerare) riguarda la soggettività.
La scrittura creativa è soggettiva al punto di riuscire a identificare un autore semplicemente leggendone brevi porzioni di testo.
La prosa di Hemingway è di certo molto lontana dalla prosa di Bukowski, basterebbe confrontare poche righe di testo per poter capire, se non altro, una sostanziale differenza di “penna”.

Ma uno scrittore non è solo prosa e stile: è anche sostanza. La sostanza di uno scrittore si esplica in ogni momento in cui un personaggio agisce o parla, o un fatto si palesa, o un pensiero si esplica, o una scena si dipinge, o una trama si dipana.
Basterebbe leggere due digressioni di scrittori diversi per comprendere che l’una appartiene a Umberto Eco e l’altra a Kundera.
Uno dei due ammise che avrebbe preferito giocare a carte con Tommaso d’Aquino e vedersi da lui denunciato per terrorismo piuttosto che conversare con Pascal.
L’altro concluse che siccome l’uomo è stato creato a immagine di Dio, allora anche Dio defeca.

Conoscendo i due scrittori vi sarà facile attribuire i relativi pensieri senza che io vi dia altri indizi.
Ma ciò che voglio trasmettervi con queste chiacchiere è che ogni paragrafo, ogni frase e finanche ogni parola, è una lettera chiara della vostra firma impressa dietro le righe di un testo.
Ciò è vero sia per quanto riguarda lo stile di scrittura, sia per quanto riguarda il senso e l’intimo di ciò che volete trasmettere.

Significato e significante

La “firma” di cui parlo sarà data dal (più o meno) piacevole connubio di concetto e stile: ovvero il significato e il significante.
Ogni parola ha un significato e un significante, e non appena vi sarà chiara questa distinzione sarà tutto più semplice da capire.

Il significante è il concetto intrinseco della parola, in qualche modo il significante di una parola è legato alla definizione che potremmo leggere in qualsiasi dizionario.
Il significante, quindi, è asettico e universale. Di fatto è possibile esprimersi per significanti quando si vuol creare un testo “etico” e politicamente corretto, ovvero come dettavano le antiche vestigia del giornalismo.
Il fatti quindi si descrivono per significanti: il fiume è un fiume.
Punto e basta.
E se scrivessi che “nel fiume passa una barca che affonda”, nel fiume è passata una barca che poi è affondata.

Il significato, invece, è ciò che la parola usata rappresenta nell’ambito in cui viene utilizzata. Le figure retoriche, ad esempio, sono proprie del “significato” e quasi mai del significante, basti pensare alle litoti o alle più comuni metafore dove un fiume non è necessariamente solo un fiume, ma anche un fiume di sensazioni.
Nel fiume di sensazioni, infatti, la parola “fiume” si scorpora dal suo significante per diventare emblema di impeto e sovrabbondanza.
Forse di confusione. Forse di violenza.


Verso un “significante” preciso

Il significante di una parola dovrà colpire sensi e sensazioni dei lettori nel modo più preciso possibile. Ma le figure retoriche sono evocazioni appena delineate e non hanno nulla di preciso e definito.
L’autore, per contro, ha il dovere e la responsabilità di trasmettere emozioni oltre che fatti e descrizioni.
La precisione del testo narrativo è quindi fondamentale perché il lettore non vede, non sente e non prova ciò che vede, sente e prova l’autore.

Sarà nel susseguirsi di frasi, immagini e concetti che il significante diventerà sempre più chiaro e preciso:
“Venne invaso da un fiume di sensazioni come un castello assediato da barbari affamati”.
Ecco che con qualche aggiunta stilistica di aggettivi e aggettivanti possiamo inquadrare il senso (o significato) del “fiume di sensazioni”.

La precisione si raggiunge in due modi: o con un numero smisurato di sostantivi, aggettivi e verbi capaci di dettagliare ogni elemento di una scena, o con sostantivi e verbi altamente specifici.
La seconda è preferibile alla prima.
La sintesi, difatti, è la capacità di un bravo scrittore a suscitare emozioni specifiche con un numero di parole prossime allo zero.

Così, unendo sintesi e significanti in sapiente alchimia, è possibile esprimere lo stesso concetto e trasmettere la medesima emozione in milioni (forse miliardi) di modi diversi.
Tuttavia ogni scrittore avrà il proprio e attraverso questo “proprio” modo di esprimere significanti in sintesi imprimerà la sua firma in ogni testo.


Un paio di esempi veloci

Testo narrativo 1:
“Poteva scaldarsi l’anima dai rigori artici di ogni inverno solitario, solo avvampando la fiamma di quell’accendino; dono di una donna amata.
Lo custodiva in perfetto disordine sulla scrivania gelosamente ordinata perché nessun altro oggetto doveva essergli pari in nulla.”

Testo narrativo 2:
“Una persona che amava gli aveva regalato un accendino. Da quando l’aveva perduta era solito tenere il prezioso accendino appoggiato sulla scrivania. Nei momenti di nostalgia lo accendeva solo per ricordare il sentimento che un tempo li legava.
Tutti gli oggetti sulla scrivania erano in ordine perfetto, maniacalmente allineati coi bordi e con le direttrici del mobile. L’accendino invece era poggiato in posizione obliqua perché era un oggetto così prezioso tanto da non dover assomigliare in niente a niente altro, tanto nella sostanza quanto nella posizione.”

Pur dipingendo la stessa scena e volendo trasmettere gli stessi significati (e la medesima emozione di fondo), i due testi narrativi trasmettono risultanti molto diverse.
Il primo è di certo più breve e la brevità permette un incalzo maggiore – si chiama “accelerazione” – ed è un costrutto utile del flusso narrativo.
Il secondo, più prolisso e più generico, rallenta il flusso narrativo – il cosiddetto “rallentamento” – fino quasi a sospendere la descrizione dei fatti per accentrare l’attenzione su un oggetto di scena.

Entrambi i testi narrativi soluzioni possibili, ma l’uso di verbi e sostantivi differenti cambia le emozioni trasmesse.
Verbi peculiari quali “avvampare”, “custodire” e avverbi come “gelosamente” usati nel primo testo narrativo trasmettono più passione di verbi più generici quali “accendere” e “appoggiare” o avverbi come “maniacalmente” usati nel secondo testo narrativo.
Una minore specificità produce un maggiore distacco tra chi parla e il concetto espresso (in questo caso l’accendino).

Per il momento possiamo mantenere l’argomento in sospeso, ma torneremo spesso sui concetti di significati e significanti nel corso del tutorial di scrittura creativa.


Il punto di vista narrativo

Quando parliamo di punto di vista, o PDV, intendiamo il modo con cui viene scritto un testo narrativo. Mi riferisco alla persona verbale utilizzata.
Approfondiremo l’argomento molto presto, ma per ora, visto che parliamo di soggettività, soggetti e personaggi, è bene premettere che la terza persona (come quella usata nei due testi narrativi di sopra) riflette una separazione tra la voce narrante e il soggetto verso cui è rivolta l’azione.

La prima persona invece rende tutto più intimo e personale; amplifica le emozioni trasmesse grazie a una più stretta corrispondenza tra personaggio (voce narrante) e lettore.
Riprendendo il testo narrativo di prima, possiamo osare una trasformazione del punto di vista. Lascio a voi le conclusioni.

Testo Narrativo 3:
“Questo accendino che avvampa, mi arde nell’anima.
E’ l’ultimo regalo del mio amore.
Lo conservo qui, nel disordine del cuore, adagiato obliquo su questa scrivania dove tutto è dritto e ordinato.”

La Scrittura Creativa è Soggetto

L’autore di un testo narrativo, che sia racconto, episodio o romanzo, si avvarrà delle parole per descrivere “qualcosa”.
Questo “qualcosa”, così generico e imprecisato, può esser davvero qualsiasi cosa.
Nell’accezione più comune, un testo narrativo contiene tre oggetti: azioni, scene e soggetti.
In alcune sperimentazioni è possibile sottrarre uno o due dei tre oggetti del testo narrativo.
Sottrarli tutti e tre significherebbe lasciare la pagina in bianco, e sarebbe un esperimento troppo audace.

Poniamo dunque il caso di un testo narrativo classico dove un soggetto agisce in una scena. Descriveremo la scena, descriveremo il soggetto e descriveremo l’azione, seguendo l’ordine che più ci aggrada.

La scena è il contorno: il luogo, o più semplicemente “contesto”, dove avviene la narrazione.
L’azione è il “ciak” del regista, ed è ciò che accade in un arco spazio-temporale.
E il Soggetto?
Il soggetto è il depositario del potere soggettivo.

Alcuni soggetti sono semplicemente l’estensione dell’autore, altri sono l’alter-ego dell’autore. Altri soggetti ancora sono diversi dall’autore, ma hanno comunque delle caratteristiche specifiche che l’autore deve conoscere e deve aver esperito.
Arriveremo a delineare un “soggetto” nel proseguire di questo tutorial di scrittura creativa, ma per adesso accontentiamoci di una definizione spuria di “soggetto”: il depositario del potere soggettivo.

Il soggetto e l’autore

Un soggetto, quindi, mette in moto un’azione in una scena?
Sì, ma non sempre.
A volte l’azione può essere scatenata da un evento esterno come l’eruzione di un vulcano o una pioggia di meteoriti.
La chiave fondamentale di ogni “azione” propriamente detta è che costringa i soggetti ad ulteriori azioni conseguenti.
Pioggia di meteoriti (1) -> Cercare riparo (2) -> Riparo crollato (3) -> Fuga … ecc.

Se un’azione non vincola i soggetti a “fare qualcosa”, fosse anche a cercare una soluzione, allora l’azione è fallace o conclusiva.
Ma analizzeremo questo aspetto nel proseguo del tutorial di scrittura creativa.

Torniamo al soggetto.
Il soggetto ha delle caratteristiche imposte dall’autore, fa delle “cose” imposte dall’autore, vive in una scena imposta dall’autore e subisce un destino deciso dall’autore.
Si interseca con altri soggetti scelti e conformati dall’autore.
Possiamo affermare che il soggetto è l’estensione dell’autore?

Il Personaggio della Scrittura Creativa

Quindi un “soggetto” è a tutti gli effetti un “personaggio”?
Eh no, sarebbe troppo semplice.
Un soggetto è un elemento del testo narrativo che ha la facoltà e la responsabilità di agire. Un soggetto che non agisce, di fatto, entra nel novero degli elementi di scena.
Un personaggio che non agisce invece non esiste.
O non è un personaggio.

Quindi un soggetto che agisce è un personaggio?
Per meglio dire, un personaggio è sempre un soggetto che agisce.
Ma non solo: un personaggio ha delle altre caratteristiche utili a far “immedesimare” il lettore nella storia. Di fatto, un personaggio, deve avere un carisma tale da essere l’amico che tutti vorremmo.
O il nemico che non vorrebbe nessuno.

Come può un personaggio di carta e inchiostro avere un carisma?
Il modo di rappresentare un personaggio, il nome, le caratteristiche imposte e il modo di agire sono le chiavi focali per identificarne la paternità.
La paternità si identifica con la “firma” dell’autore, e l’autore ha un proprio carisma (o un proprio concetto di carisma).
Sarà proprio il carisma (o concetto di carisma) dell’autore a essere trasmesso, infine, nel personaggio.

Creare Soggetti e Personaggi nella Scrittura Creativa

Lo vedremo meglio nel proseguire del tutorial di scrittura creativa, ma per ora provate a creare un personaggio senza che io vi dia ulteriori suggerimenti.
Non vi darò dettagli nemmeno su cosa creare e cosa descrivere o scrivere.
Create un personaggio. Punto.
Son certo che ci riuscirete tutti quanti: un personaggio si crea semplicemente dandogli un nome.

Se poi è un nome descrittivo (musicale, assonante od onomatopeico che dir si voglia) come Gregor Samsa, Humbert Humbert o Ismaele, allora tanto meglio. Dopotutto nomen omen, il nome è già descrizione a sé.

Il nome è manifestazione di presenza. Tutto ciò che esiste ha un nome, e per la proprietà transitiva, tutto ciò che ha un nome, esiste.
Dovremmo quindi stare attenti ai Draghi? Alle Idre? O ai Vampiri?
Sì. Dovremmo stare attenti a tutto ciò che ha un nome perché, seppur sotto ottiche e paradigmi differenti, esiste e agisce nel modo in cui è stato descritto.
Woody Allen era solito paragonare il Vampiri agli Agenti Assicurativi o agli Avvocati: aveva evidentemente scovato delle similitudini.

Il personaggio è sempre soggettivo

Un personaggio, quindi, non può essere mai oggettivo. Nemmeno Nick Carraway de “il grande Gatsby”, seppur dotato di una voce giornalistica, riusciva a essere oggettivo.
Ed era proprio questo potere di filtrare le opinioni di Scott Fitzgerald a rendere Nick la perfetta estensione di Fitzgerald.
Dopotutto Nick vedeva solo ciò che Fitzgerald voleva fargli guardare. Nick esisteva, in altre parole, nell’esatta scena in cui Fitzgerald lo inseriva.
Nonostante il lignaggio giornalistico di Nick all’incipit del romanzo, la soggettività di Fitzgerald era bene espressa e delineata in tutta la lunghezza del “cappello”. L’uso di significanti corrispondenti col significato (ovvero parole dirette e schiette senza rimandi) non dovrebbe permettere la trasmissione di sensazioni potenti.
Ma Fitzgerald (proprio perché Fitzgerald) ci dimostra il contrario. E, credetemi sulla parola, per riuscirci serve tanta abilità ed esperienza.

Nulla, nella scrittura creativa, è regola rigida e indissolubile.
Si diventa scrittori imparando le regole e si diventa Grandi Scrittori, stravolgendole.

Attraverso il dualismo autore-personaggio, un personaggio riflette “quasi” sempre i valori e la soggettività dell’autore.
In ogni caso, dato l’assunto di Voltaire per il quale “il volere non andrà mai al di la del sapere”, ogni personaggio è:

  • L’autore
  • Ciò che l’autore vorrebbe essere
  • La trasposizione di un valore (o credenza) che l’autore conosce
  • Un valore che l’autore ha sperimentato

L’elenco potrebbe continuare, ma quello che voglio capiate bene è che nessun personaggio può dirsi “riuscito” se voi, in qualità di scrittori, non conoscete alla perfezione i valori, le idee e le opinioni che vuol trasmettere.
O che voi stessi volete che il vostro personaggio trasmetta.

In altre parole, se non sai cosa significa essere Superman, non potrai mai scrivere di Superman.
Di fatto, per delineare il personaggio di Superman, ci vollero ben due autori: Jerry Siegel e Joe Shuster.


Estratto da “Il grande Gatsby”

” […] Soltanto Gatsby, l’uomo che presta il proprio nome a questa storia, era escluso da quella mia reazione – proprio Gatsby che rappresentava tutto ciò per cui nutrivo il più puro disprezzo. Se la personalità fosse una serie ininterrotta di scelte di successo, bisogna ammettere che in lui c’era qualcosa di grandioso, una sorta di sensibilità sopraffina per quanto di meglio la vita avesse da offrirti per il futuro, quasi fosse una di quelle macchine in grado di registrare un terremoto a diecimila miglia di distanza. […] “


Scrivere manifestando opinioni

Siamo giunti alla fine di questa seconda parte di tutorial sulla scrittura creativa. Spero di avervi trasmesso almeno un concetto fondamentale dell’essere autori: ovvero quello di non scrivere mai con incertezza.
Le vostre opinioni sono inoppugnabili. Devono essere inoppugnabili.
E non dovete aver mai paura di estrinsecarle.

Sarà solo trasmettendo la vostra personalità attraverso lo scritto che renderete un testo narrativo originale e “firmato”. Dopotutto è il “vostro” testo narrativo, e siete “voi” a parlare. Nessun altro.
In fondo la scrittura creativa serve anche a questo: a creare testi firmati dalla personalità dell’autore.

  

Come estrinsecare opinioni?

Non esiste un metodo assoluto.
Quello di cui abbiamo parlato oggi è la base su cui creare una strategia unica e personale per “firmare” il vostro testo narrativo.

Le variabili su cui lavorare per imprimere in ogni testo narrativo la vostra soggettività di autori sono, quindi, le opinioni, i soggetti e il personaggio.
Potrete manifestare opinioni sotto forma di pensieri formulati dal personaggio o da qualche soggetto chiave. Esprimerete idee e concetti attraverso digressioni e intermezzi nel flusso delle azioni.
Affermerete valori creando scene adatte dove agiranno soggetti e personaggi definiti.

Lo farete attraverso lo stile di scrittura (aulico, semplice, discinto, complesso, barocco, forbito, volgare …). Lo farete attraverso i significati dei significanti, ovvero le similitudini e le metafore (quel bambino era un terremoto).
O attraverso impervie dimostrazioni ontologiche capaci di colpire (o di turbare) animo, credenze e valori propri del lettore.

Nel prossimo tutorial di scrittura creativa ci occuperemo delle emozioni e di come fare per trasmettere le emozioni attraverso un sapiente uso di significati, significanti e figure retoriche.

Se vuoi leggerlo subito, clicca sul link che ti propongo:
Scrittura Creativa, Tutorial [03]: scrivere e trasmettere emozioni.

“o l’uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio e allora Dio ha gli intestini, oppure Dio non ha intestini e l’uomo non gli assomiglia.”

– M. Kundera, “L’insostenibile leggerezza dell’essere”

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